I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE CASE DI DON BOSCO

PIERO GROSSO

Al Sanca nulla ti manca!

È lo slogan inventato dai ragazzi dell'Oratorio Salesiano San Cassiano di Biella.
È il cuore pulsante di un quartiere storico e pittoresco della città.

La storia della presenza salesiana a Biella, la discreta operosissima città del Piemonte, comincia con uno scambio di lettere nel 1897: «II desiderio che da molti anni era grande e sentito di avere i Salesiani a Biella si fece sempre più vivo e universale, in vista dell'abbandono deplorevole in cui è lasciata la gioventù, specialmente del ceto operaio, onde questa cresce senza civile educazione, senza rispetto alle leggi divine e umane, fatta strumento di scaltri agitatori, a disdoro della Patria e pericolo permanente per i più sacri diritti. Si decise dunque di iniziare pratiche all'uopo presso il Molto Rev. Don Michele Rua, successore di Don Bosco e Superiore Generale della Congregazione Salesiana».
La lettera continuava accennando ad un lotto di terreno «già in parola» e terminava con una richiesta di contributi per poter dare inizio alle opere salesiane in Biella.
Il 17 settembre un rappresentante di commercio, Domenico Abate, scrisse a don Rua per proporgli l'acquisto di un fabbricato attiguo al «giardino» della signora Bodré, acquistato dal cavalier Poma per stabilirvi l'oratorio.
Il 26 settembre la Confraternita di San Cassiano che amministrava la chiesa attigua al terreno acquistato dal signor Poma, preso atto delle dimissioni del cappellano, accolse il suggerimento del canonico Buscaglia e nominò cappellano don Rua conferendogli l'incarico di «provvedere un sacerdote». Nel mese di dicembre giunse a Biella don Rua per rendersi conto di persona delle condizioni dell'oratorio. I giovani che lo frequentavano a quell'epoca erano già più di centocinquanta. L'attuale chiesa, che è il centro della vita spirituale del rione ed è parrocchia affidata ai salesiani dal 1917, nella sua situazione artistica attuale, risale agli inizi del '600, anche se si hanno notizie molto sicure di un edificio preesistente del 1300. Custodisce al suo interno uno dei tesori artistici più notevoli e affascinanti della città: l'altare maggiore, dedicato al Trionfo della Croce.

Un po' come Valdocco
Il quartiere era lo storico Riva di Biella, definito un paese dentro la città, quello che per decenni ha ospitato chi arrivava da fuori, quello della malvivenza e delle bettole poco raccomandabili, quello bohemien in cui si è trasformato. Un quartiere molto simile alla Valdocco di don Bosco.
“Qui sono nato e cresciuto - spiega il consigliere comunale Paolo Robazza, nato e cresciuto nella circoscrizione - e ho assistito in prima persona ai cambiamenti che la circoscrizione ha fatto. Anche dal punto di vista architettonico, come la chiesa parrocchiale, il cui esterno è stato completamente rifatto”.
E l'oratorio salesiano ne divenne subito il cuore pulsante. “Il primo spazio sorto in città - continua Paolo Robazza - con queste caratteristiche. Ma tutta la piazza ha una storia da raccontare. Prima c'erano piccole abitazioni, poi abbattute per lasciare spazio a una zona fruibile da tutti. Ma le particolarità non finiscono qui. Tutto il quartiere è percorso, nei sotterranei, da cantine più o meno collegate, alcune ancora dotate di pozzi”.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, l'oratorio rimase sempre aperto. Una delle preoccupazioni maggiori degli incaricati di dirigerlo durante il periodo bellico fu quella di mettere i ragazzi al sicuro dai rastrellamenti. Il direttore, don Abbate, aveva eletto a nascondigli il sottopalco e la ghiacciaia e non furono pochi quelli che vi trovarono rifugio.
Il 22 dicembre 1943, sulla piazza San Giovanni Bosco, sette uomini furono fucilati dai Tedeschi per rappresaglia: uno di loro, ferito, si finse morto e riuscì a fuggire. Si rifugiò all'oratorio, dove fu medicato, ma se ne allontanò quasi subito per non mettere a repentaglio la vita di tutte le persone che vi si trovavano in quel momento.
Accanto all'oratorio e alla parrocchia, intanto cresceva anche un florido Istituto scolastico. Dal 1951 iniziò la Scuola media che durò fino al 1999.

La rinascita
Nella seconda metà degli anni settanta erano molto sentiti l'impegno sociale e una certa attenzione alla politica, intesa in senso lato. Era nato il Comitato di Quartiere e alcuni animatori di San Cassiano entrarono a farne parte. Da allora l'oratorio ha continuato a mantenere rapporti di collaborazione con le varie realtà della pubblica amministrazione: Consiglio di Circoscrizione, Comune e, dal 1995, anche con la nuova Provincia di Biella. Per il rione Riva erano gli anni difficili dell'immigrazione di massa. Occorreva grande attenzione e capacità di accoglienza nei confronti di ragazzi molto spesso provenienti da famiglie in difficoltà. Bisognava impegnarsi nell'integrazione e nella condivisione.
Nel 1996 fu inaugurata una moderna e magnifica palestra, costruita con l'aiuto concreto di san Giuseppe, “il Santo dell'impossibile” tante volte invocato e l'aiuto di molti benefattori.
Dopo qualche difficoltà dovuta anche al progressivo invecchiamento del quartiere, negli ultimi anni c'è stata una forte ripresa della vita e delle attività oratoriane, in collaborazione con il coordinamento del rione Riva con il quale si era e si è in ottimi rapporti: i membri che lo compongono sono quasi tutti impegnati anche in parrocchia.
Il calendario di tutte le attività è cadenzato dall'anno liturgico, che da solo è già più che un catechismo. La formazione spirituale è al di sopra di tutte le attività che ad essa si adattano: in modo particolare, l'oratorio mette in rilievo i momenti più “salesiani”: il mese di don Bosco, san Domenico Savio, don Rua (il vero fondatore di Sanca!). Alla fine dell'estate, tutto l'oratorio parte sempre per un pellegrinaggio a uno dei tanti luoghi salesiani: Colle, Valdocco, Chieri, Mondonio, San Giovanni di Riva. Tutto si regge sui soliti pilastri: l'Eucaristia, la Confessione, la devozione alla Madonna, che qui è soprattutto la Madonna Nera di Oropa che dall'alto veglia sulla città di Biella.
Il Carnevale e l'Estate Ragazzi sono momenti aspettati da tutti con una crescita esponenziale di bambini, ragazzi e giovani animatori. Settimane da vivere in intensità dal mattino alla sera, con gite, piscina, attività giochi.
La svolta si ha durante l'autunno, quando si comincia il doposcuola, con possibilità di accompagnamento dei bambini, dalla scuola elementare all'oratorio: pranzo, gioco, attività varie e compiti, lezioni. L'idea di fondo è data dal “Guardati attorno!” del Cafasso; ci siamo accorti del bisogno delle famiglie del sostegno per il pomeriggio, quando i ragazzi si ritrovano ad essere lasciati soli con se stessi, senza possibilità di assistenza per compiti e tempo libero, a volte affidata alla buona volontà di nonni e nonne che fanno quel che possono. La risposta è stata oltremodo positiva: le iscrizioni al doposcuola sono aumentate di anno in anno, riempiendo così un oratorio che rischiava di essere letteralmente spopolato.
Così si può ben dire che “Riva è storia”, con le sue antiche mura; “Riva è torrente”, con la confluenza delle gioiose acque del Cervo e dell'Oropa, sino alle rogge che raggiungevano le fabbriche portandovi energia; “Riva è giovane” con i ragazzi cresciuti nell'oratorio all'ombra di don Bosco.