I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

REPUBBLICA DEL CONGO

GIAMPIETRO PETTENON

Nel cuore dell'Africa

«Un uomo seduto all'ombra e che vendeva bibite, vedendomi, esclama: “Don Bosco è una benedizione straordinaria per tutti i giovani dell'Africa”».

Siamo arrivati nella Repubblica del Congo. Era l'antica Colonia del Congo francese fino all'indipendenza del 1960. Entriamo nel paese dal fiume Congo che separa i due paesi con il medesimo nome, la medesima popolazione, ma divisi dalla storia coloniale che ha visto sulla sponda orientale del fiume i belgi (Congo belga) e su quella occidentale i francesi. È un piccolo paese dell'Africa centrale con circa 6 milioni di abitanti che abitano soprattutto lungo il fiume e sulla sponda dell'Oceano Atlantico.

Un salesiano in tuta
I salesiani sono presenti con tre belle opere da molti anni. La prima fu a Pointe Noire, la capitale commerciale del paese dotata di un grande porto sull'oceano e ricca di risorse petrolifere. Ma quest'opera non riusciamo a visitarla a causa del breve tempo del nostro soggiorno.
Abbiamo invece potuto conoscere le due opere presenti nella capitale politica, Brazzaville.
È curioso che questa capitale africana prenda il nome da un piccolo paese del nostro Friuli Venezia Giulia. Questo perché il fondatore nella seconda metà dell'Ottocento fu un nobile italiano, naturalizzato francese - Pietro Savorgnan - esperto navigatore ed esploratore la cui famiglia era di Brazzà in provincia di Udine, che decise di chiamare con il nome del proprio paese questo insediamento sulla sponda del fiume Congo.
In Brazzaville abbiamo un bel centro di formazione professionale frequentato da 700 allievi che, in corsi biennali e triennali, si qualificano nei settori: elettrico, meccanica d'auto, saldatura e tornitura, falegnameria e climatizzazione. È stato bello incontrare un salesiano congolese in tuta da meccanico e con i guanti per proteggersi le mani dalle schegge di ferro. Sì, perché padre Marc - di 35 anni - ha conosciuto i salesiani a Lubumbashi frequentando la scuola di specializzazione in meccanica e quindi, dopo essere stato ordinato sacerdote, i superiori lo hanno incaricato del coordinamento dei settori professionali dei centri di formazione presenti in tutto il Congo. Un bravo salesiano, accogliente, sorridente, molto concreto ed innamorato del suo servizio pastorale che svolge con passione e dedizione verso tutti i ragazzi e le ragazze che frequentano il centro professionale e che hanno l'opportunità di inserirsi nel mondo del lavoro con dignità.
La seconda opera salesiana presente a Brazzaville è una grande parrocchia con annessa una scuola primaria (dai 6 ai 12 anni) e secondaria (dai 12 ai 18 anni) frequentata da 900 bambini, ragazzi e giovani. Purtroppo in questa scuola non hanno più aule per accogliere tutti i ragazzi che desiderano frequentarla. Aumentando il numero hanno sdoppiato i corsi. Ci sono quelli che frequentano le lezioni al mattino (dalle 8.00 alle 12.30 i più piccoli) e i più grandicelli hanno scuola dalle 13.00 alle 17.30. Non più tardi, perché siamo vicini all'Equatore e quindi le giornate hanno sempre 12 ore di luce ed altrettante di buio. Alle sei del mattino la luce annuncia il nuovo giorno e alle sei di sera il sole tramonta e subito dopo è buio, buio pesto!
In questa scuola intitolata a san Carlo Lwanda, martire africano, i confratelli salesiani, un po' timidamente, ci hanno chiesto di poter essere aiutati a costruire nuove aule per venire incontro a tutti i bambini che vogliono imparare a leggere e scrivere. Siamo entrati in una classe di alunni di 8 anni. Nello spazio in cui da noi ci stanno 20/25 bambini, erano stipati in 62! Troppo stretti per poter imparare bene... Troppi per una maestra che da sola deve gestirli tutti.... Vedremo se la Provvidenza potrà farsi avanti come solo Lei sa fare per aiutare questa scuola di don Bosco a svolgere al meglio il suo compito educativo.

Portatori di speranza
Siamo arrivati a Kinshasa, la capitale della Repubblica Democratica del Congo. In questa enorme città di circa dieci milioni di abitanti, è d'obbligo, quando si parla di numeri in questo paese, premettere sempre un “circa” perché sono decenni che non viene fatto un censimento della popolazione e dunque non si sa esattamente quanti abitanti ci siano. Certo è che si vede gente ovunque lungo le strade, sia durante il giorno sia la notte. Il traffico è caotico e impressionante in particolare in prossimità degli incroci stradali. I semafori sono una rarità e le precedenze un optional... chiunque si permette di andare dove gli pare, persino imboccando i viali a più corsie in senso contrario, quando qualcuna di queste corsie è libera. Un'autentica “maledizione” sono i taxi privati - micro bus e city car - di colore giallo che, per accaparrarsi i viaggiatori, accostano continuamente al ciglio della strada creando “tappi” spaventosi di auto che stanno ferme anche mezz'ora sullo stesso posto. Per fare circa dieci chilometri ci abbiamo impiegato due ore: estenuante!
I salesiani sono presenti in questa città da trent'anni ed ora hanno cinque grandi opere sparse in diversi quartieri della città. Lukunga - nel 1988 - è stata la prima presenza ed ora ci sono: la parrocchia, la scuola primaria e quella secondaria, il centro di formazione professionale ed una comunità per ragazzi della strada che i servizi sociali ci inviano e che gradualmente riusciamo a reintrodurre in famiglia oppure a dar loro istruzione e professionalità per inserirsi nella vita da adulti responsabili. La seconda opera è stata Kingabwa - nel 1999 - nella quale abbiamo la parrocchia, la scuola primaria e secondaria. Nel 2002 abbiamo aperto la terza opera - Masina - con la parrocchia, la scuola materna, la primaria e la secondaria, il centro di formazione professionale. Visto il successo del sistema educativo delle scuole di don Bosco nel 2013 il Ministro dell'Educazione ci ha chiesto di prendere in gestione una parte di un complesso scolastico molto grande presente a La Gombe, anch'esso un quartiere centrale di Kinshasa. Ci troviamo quindi a coordinare una scuola tecnica superiore che si trova dentro un enorme campus educativo. Infine nel 2017 c'è stata l'ultima fondazione che, sempre a Masina vicino all'opera già presente, ha visto l'apertura di una nuova sede di coordinamento delle presenze salesiane in questa parte del Congo e del vicino Congo Brazzaville, coordinamento che noi salesiani chiamiamo “sede ispettoriale” con annessa la casa di formazione per i giovani aspiranti alla vita salesiana. Una bella presenza di 15 giovani che vivono insieme ai salesiani per verificare se l'intuizione che hanno sentito nel cuore può tradursi in una vocazione per tutta la vita abbracciando la vita religiosa nella congregazione dei figli di don Bosco.
Le nostre scuole sono molto richieste dai genitori che desiderano una seria educazione per i loro figli. Ovunque siamo stati, abbiamo trovato migliaia di allievi in classi che mediamente sono composte da una cinquantina di allievi ciascuna. Purtroppo il sistema scolastico statale lascia molto a desiderare perché i docenti a volte devono aspettare anche dei mesi per ricevere lo stipendio. Evidentemente se hanno una famiglia da mantenere non possono attendere tempi così lunghi per ricevere il proprio compenso. Questo li stimola a cercare altri lavori e lavoretti che li impegnano a scapito della dedizione all'insegnamento. A patirne le conseguenze sono la qualità dell'educazione e l'apprendimento degli allievi. Da noi, invece, i professori sono pagati dignitosamente e soprattutto con regolarità e questo favorisce un inizio, il proseguimento e la conclusione regolare dell'anno scolastico.
Un giorno del nostro soggiorno l'abbiamo passato visitando le opere salesiane che sono nello stato adiacente, al di là del fiume Congo, a Brazzaville. Al nostro rientro a Kinshasa, nel tardo pomeriggio sbarchiamo sulla stazione fluviale. Indosso la maglietta con il logo di Missioni Don Bosco ben stampato sul davanti. Un uomo seduto all'ombra e che vendeva bibite, vedendomi, esclama: “Don Bosco è una benedizione straordinaria per tutti i giovani dell'Africa”.
Migliore definizione per quello che fanno i nostri confratelli in questo povero paese non poteva esserci. Anch'io, che pure congolese non sono, ho gonfiato il petto carico di sano orgoglio!