I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

CESARE BISSOLI

Don Michele Giulio

Morto a Torino il 3 marzo 2019, a 90 anni
Parroco di Maria Ausiliatrice dal 1975 al 1983

Era nato il 9 agosto 1928 a Torino in una famiglia operaia piena di fede. Anche il fratello Cesare scelse la strada della vita religiosa e missionaria. Michele si immerse nel mondo del lavoro, ma il Signore lo cercava. Anche se era sempre il saggio “nonno” del noviziato e del gruppo di studenti, fu ordinato sacerdote il 29 marzo 1969. Aveva 41 anni.
La sua esperienza di vita gli donò uno stupendo cuore pastorale. Suor Anna Maria Peluffo che collaborò con lui per anni testimonia: «Don Michele è stato un Parroco dolce e amabile, sempre sorridente. Se doveva dire un “no”, prima ti guardava con un bel sorriso, poi ti spiegava le ragioni del “no”, accompagnando le motivazioni con ampi gesti delle mani e movimento degli occhi».
Dopo sei anni, la sfida: gli viene affidata la parrocchia di Maria Ausiliatrice a Valdocco.
Ricorda lui stesso: «Non credo di aver detto il mio “sì” al Superiore Salesiano, quel mattino dell'11 luglio 1975, e poi al Vescovo in stato di incoscienza. Ma l'essere trapiantato da una scuola ad una parrocchia mi sconcertava, facendomi sentire inadeguato e quindi con sufficienti argomenti da sottoporre al dialogo decisionale. Invece non ebbi scelta.
Questo non perché abbia trovato in Valdocco persone destinate ad amareggiarmi la vita, ma perché altro è vedere responsabilità e pesi a distanza, altro è portarli sulle proprie spalle.
Ai primi di settembre a Valdocco trovai l'eredità di don Gigi Ricchiardi, nel fervore del dopo Concilio, e la sua impronta di uomo scomodo, ma amato da molti, ed ora in procinto di partire per l'Ecuador.
Anni “caldi”, in cui gli influssi dell'onda di contestazione internazionale del '68 si facevano via via più presenti. All'oratorio di via Salerno era nato un Movimento Giovanile che stava maturando la coscienza dell'impegno politico nel mondo cattolico, dedicandosi alla militanza. Questa tendeva ad un sano ridimensionamento e con una presenza critica nella struttura dell'ambiente storicamente valido: ripensare le caratteristiche dell'oratorio di don Bosco, ma con la novità di voler diventare “ponte” tra la chiesa locale (parrocchia) ed il territorio (quartiere). Col fervore battagliero di intenti e le conseguenti iniziative, quel settore poteva dirsi ben presidiato... anche per la presenza della “vecchia guardia”.
Certamente sentivo il bisogno di capire quella nuova realtà nel suo naturale evolversi... in quegli “anni di piombo”, “quando i fatti di Vangelo sembravano più difficili del solito vivere”. Fu così che la mia attenzione si rivolse a “Giobbe”. La parabola della sofferenza e sotto l'aspetto operativo all'area caritativa.
In altre parole: in un mondo in cui la competizione continua ad essere il modo dominante di relazione tra le persone, nella politica, nello sport e nell'economia, un certo stile di Dio suggerisce la compassione: un modo diverso di darci soddisfazione, offrendoci la possibilità di essere con gli altri quando e là dove soffrono.
L'attività dei gruppi delle “san Vincenzo” da parte dei confratelli e consorelle prediligeva la visita delle famiglie bisognose nell'ambito del territorio parrocchiale. Un servizio strategicamente sempre valido, per un mondo tendenzialmente stabile, che desidera un rapporto amicale. Ma si ritenne di privilegiare il “Centro di Ascolto” in parrocchia, dove un assistente sociale, in rete con l'analoga attività assistenziale civica del quartiere, è in grado di discernere con un'indagine conoscitiva personalizzata le numerose richieste di aiuto nei campi più svariati del disagio: immigrazione, malattia, disoccupazione, anzianità, disabilità, disagi familiari, locazione... e di cercare soluzioni idonee e sostenibili».
Erano anni di fuoco, il quartiere di Valdocco era scosso da polemiche pretestuose, la voglia di cambiamento sconfinava talvolta in polemica poco rispettosa ma don Michele conquistò tutti con la serenità e la pazienza.
Continua suor Anna Maria: «Don Michele è stato un parroco colto, leggeva molto. Dicono che il pavimento della sua camera fosse cosparso di libri, divisi per argomento, a cui attingeva citazioni e pensieri per le omelie e gli incontri con i genitori.
Trasferito nel settembre 1983 come Parroco a Ulzio, località turistica di montagna, alcune persone attestano di aver frequentato volentieri le Messe prefestive per ascoltare le sue omelie, ricche di esempi e confronto con la realtà.
Da Ulzio ogni anno saliva il 15 agosto sera, alla Colonia di Fenil di Salbertrand (TO) per presiedere alla processione in onore della Madonna Assunta, che dalla Colonia Maria Ausiliatrice saliva alla borgata Fenil. Qui don Michele sottolineava l'importanza della devozione a Maria con profili di devoti della Madonna o con la narrazione della storia di un santuario mariano d'Italia.
La festa di S. Rocco il 15 agosto era celebrata con solennità da lui parroco “ad personam” di Salbertrand, dove fu parroco dopo l'abbazia di Ulzio».
Vita di una salesiano di cui si potrebbe veramente dire: si è fatto amare da tutti quelli che lo hanno incontrato.