I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE CASE DI DON BOSCO

LA COMUNITÀ

L'opera Salesiana a Schio

Schio è una fiorente e moderna città in provincia di Vicenza ai piedi del monte Summano che conta circa 40.000 abitanti. Ha un glorioso passato storico, ma il suo nome è legato soprattutto alla produzione della lana e oggi all'industriosità dei suoi abitanti.
Dal 1901, nel centro di Schio c'è un cuore che batte per i giovani: l'Oratorio salesiano “Don Bosco”. La cronaca della Casa ricorda che alcuni cittadini, insieme agli ecclesiastici locali, negli ultimi decenni dell'800 più volte si rivolsero a don Bosco perché mandasse dei Salesiani a prendersi cura della gioventù, in un momento in cui la città stava diventando industriale.
Ora quel sogno, cui don Rua aveva dato consistenza, è diventato punto di riferimento per tanti ragazzi, polmone di energia positiva che da anni offre proposte educative, sportive e formazione per i giovani e per le famiglie scledensi.
L'edificio che lo ospita è situato nel centro della città, di fronte alle ex Scuole Elementari di via G. Marconi, vicinissimo alla piazza Statuto, sede del Municipio. Nel tempo ha subito molte trasformazioni: c'è una cappella, il cinema teatro, tre cortili e un palazzetto dello sport. Il nuovo edificio scolastico di tre piani è stato realizzato in pochi mesi e inaugurato lo scorso anno per rispondere alle esigenze del Centro di Formazione Professionale che richiedeva più spazio per nuovi laboratori, benedetto nel gennaio 2018 dal Segretario di Stato Vaticano Cardinale Pietro Parolin.

Qui è nato “Yankuam” (stella luminosa della sera)
È difficile esaurire in poche righe i benefici e i vantaggi che gli scledensi e gli abitanti dei paesi limitrofi hanno avuto sotto molti aspetti: religioso, sociale, educativo, formativo e sportivo. In questa comunità salesiana sono nate più di 60 magnifiche vocazioni (quest'anno Piero sarà ordinato sacerdote e Marco è in noviziato), molte delle quali missionarie. Proprio qui è nata la vocazione di uno dei più coraggiosi e conosciuti missionari salesiani, don Luigi Bolla, l'apostolo degli indios del Perù Amazzonico di cui è stato introdotto il processo di Beatificazione.
Don Bolla era chiamato dagli indigeni Yankuam, che significa “stella luminosa della sera”, perché lo sentivano realmente come la loro guida “celeste”.
Sull'esempio di don Bosco, don Bolla aveva appreso in questo oratorio che si poteva diventare amici di Gesù e di Maria. La sua prima azione quando entrava in oratorio, era una visita al suo amico Gesù.
Raccontò nei suoi diari: “Avevo 12 anni quando ho sentito con assoluta certezza che il Signore mi stava chiamando ad essere prete. Nell'agosto del 1944, entrando nella cappella dell'oratorio tra molti compagni piuttosto chiassosi, udii la voce di Gesù che mi diceva con chiarezza: “Sarai missionario nella selva tra gli indigeni e porterai loro la mia Parola. Camminerai molto a piedi'”.
E quando partì per la missione, disse a se stesso: “Signore, lascio la mia famiglia, i miei amici, la mia terra, le mie belle montagne, solo per Te, per farti conoscere da molte persone che non hanno ancora avuto la grazia di incontrarti. Ho messo tutto nelle tue mani. Farai tutto Tu, perché ora sono tutto tuo”.
Qui era nata anche la vocazione di don Pio Penzo, sacerdote e artista. Di lui, il professor Vittorio Sgarbi ha scritto: «Pio Penzo incisore dell'anima. Andrà ricordato tra i grandi incisori veneti del '900».

Prima e dopo la campanella
Attualmente i salesiani si qualificano per l'offerta di una scuola superiore a indirizzo professionale che propone tre differenti indirizzi: agro-ambientale per orto-floricoltori, impiantistica civile e industriale per installatori e manutentori d'impianti elettrici, commerciale per addetti e gestori di punti vendita. Si tratta di oltre 250 allievi che provengono da una trentina di comuni della provincia.
Fare attenzione ai bisogni dei ragazzi meno fortunati, o perché trascurati o perché difficili e perciò tenuti ai margini, significa aiutarli nel loro impegno all'istruzione. Scuola, come si è visto, ma anche dell'altro. I bisogni formativi sono tanti (assistenza allo studio, accompagnamento e stage presso aziende di settore, accoglienza e accompagnamento di ragazzi con difficoltà scolastiche, coinvolgimento delle famiglie).
Le iniziative proposte per rispondervi hanno una forte connotazione di supporto, a volte di supplenza, alle istituzioni pubbliche e si indirizzano a tanti ragazzi italiani ma anche agli extra-comunitari, attualmente presenti in oratorio in ben 17 etnie, perciò con differenti tradizioni sia culturali sia religiose. Tutti i sabati, ad esempio, il gruppo “Laboratorio di Mondialità” raduna un bel numero di ragazzi stranieri per aiutarli nell'apprendimento della lingua italiana.
Sono oltre 80 i ragazzi che usufruiscono del doposcuola pomeridiano. Al “Dopo la Campanella” operatori qualificati e giovani volontari carichi di energia guidano i ragazzi ad organizzarsi autonomamente nello svolgimento dei compiti, facendo scoprire loro la bellezza di lavorare insieme, di sostenere i compagni più in difficoltà.
Corsi di recupero affiancano laboratori manuali, pensati in particolare per i più piccoli. A questo si aggiunge l'offerta di attività ludico-ricreative-psicomotorie finalizzate ad alimentare la creatività, a nutrire la fantasia, a potenziare le abilità dei ragazzi.
«Tra gli obiettivi specifici del progetto 'Dopo la campanella' - sottolinea Roberto Polga, assessore alla cultura, servizi educativi e città dei bambini - c'è anche quello di facilitare l'interazione, oltre che essere d'aiuto ai ragazzi e alle loro famiglie, offrendo uno spazio e un tempo organizzato, accogliente e protetto».
Uno dei momenti più attesi dell'anno oratoriano è il Grest, il periodo delle attività estive. Sono quasi settecento i ragazzi che partecipano, con più di duecento animatori.
«Con i numeri che abbiamo raggiunto quest'anno, abbiamo dovuto affittare una tensostruttura, spiega il direttore don Alberto Maschio.
L'attività estiva richiede un lavoro attento e prolungato che inizia ad aprile con l'incontro dei genitori e degli animatori per preparare le attività e scaldare i cuori. Gli animatori vengono formati e affiancati a giovani universitari, che insegnano loro come gestire e animare i ragazzi. L'obiettivo è duplice: offrire agli uni un'opportunità di crescita personale e garantire agli altri (quest'anno a ben cinque giovani universitari) un lavoro stagionale retribuito».

Gli alleducatori
Ma la stessa offerta estiva è ben più ampia: «Abbiamo fatto otto CAMPI SCUOLA in montagna e al mare: quattro di formazione per gli Amici di Domenico Savio e quattro sportivi (calcio, pallavolo e basket). Nello sport abbiamo un esercito di oltre 900 tesserati. A rendere “eccezionale” l'ambiente, tante équipe di alleducatori volontari, capaci di coinvolgere con il buonumore e un po' di sana disciplina tanti ragazzi dalle esigenze sempre più difficili e complicate.
Le società sportive sono autonome, ma noi siamo dentro ai loro direttivi, entriamo negli spogliatoi, li seguiamo alle partite. Siamo la società più numerosa a livello calcistico, abbiamo preso il premio come società più grossa nel volley femminile a livello provinciale e anche il basket è in grande crescita. Il nostro è un grande cantiere in costruzione, non un semplice contenitore di attività».
Stiamo lavorando molto - continua don Alberto, che è l'anima di tutte queste iniziative - con i direttivi delle varie società per crescere nello spirito di appartenenza. Investiamo sulla formazione degli allenatori e dei genitori promuovendo una cultura dello sport come luogo di amicizia, di inclusione e di sana competizione; proponiamo incontri con campioni di diverse discipline in collaborazione con lo IUSVE (l'università salesiana con sede a Mestre).
L'oratorio di Schio vanta anche altri spazi privilegiati per l'aggregazione dei giovani e una vasta gamma di opportunità formative.
Il nuovo gruppo teatrale che ha coinvolto i ragazzi delle medie, prosegue il suo cammino adesso in autunno, visto il successo dell'anno scorso.
Dopo la pausa estiva ha ripreso il cinema seguito da una trentina di volontari.
Molti ragazzi che hanno frequentato l'istituto ritornano come animatori delle nuove leve e, come in una ruota che gira, una volta che diventano adulti e genitori si impegnano come cooperatori, volontari che assistono i ragazzi in cortile, allenatori, nel Laboratorio Missionario, all'interno dei due cori (uno per i piccoli e uno per gli adulti), nel laboratorio di Mani di fata che raccoglie fondi con i mercatini di Natale sotto al Duomo. E il numero delle persone che frequentano l'Oratorio cresce, tanto che la S. Messa al sabato sera si celebra in Duomo, perché “qui da noi non ci stavamo più”, oltre che per un bel segno di Chiesa.
La struttura aggrega e richiama non solo ragazzi e giovani, ma anche tutti quegli adulti che manifestano la voglia di mettersi in gioco.
È così nato negli anni il Gruppo Adulti In Oratorio (GAIO), attualmente composto da una quarantina di persone che si ritrovano regolarmente, almeno una volta al mese, per crescere nella formazione, nella comunione e nel servizio.
La presenza dei genitori è più che mai indispensabile, e non solo per l'aiuto che possono fornire a livello organizzativo, ma per costruire un'alleanza e dare efficacia ad un progetto educativo comune. I ragazzi d'oggi hanno mille potenzialità ma non di rado sono soli, fragili. È necessario creare relazioni educative significative, con adulti maturi e testimoni autentici che sappiano accompagnarli a diventare grandi.
Nessuna nostra proposta sarà credibile se non troverà consenso e appoggio nei genitori e in tutte le persone chiamate ad un ruolo di responsabilità educativa.
Lo ha sottolineato con fermezza anche il Rettor Maggiore in occasione della sua recente visita a Schio: “Nel futuro dobbiamo imparare che la nostra fortezza è fare un cammino insieme, laici e salesiani. Perché insieme le forze non si sommano ma si moltiplicano”.
È questo l'impegno che darà spessore - ci assicura don Alberto - ai progetti futuri di una Casa che, ricca di una tradizione ultracentenaria, sa sapientemente investire sull'oggi per disegnare con i giovani e per i giovani un futuro carico di speranza e di opportunità di bene.