I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

L'INVITATO

O. PORI MECOI

Traduzione di Marisa Patarino

Incontro con Don Alexandre Damians

Don Bosco in Marocco

A Kenitra, allievi e docenti sono musulmani. «Siamo “insignificanti” in termini numerici, ma siamo “molto significativi” a livello del messaggio».

Puoi auto-presentarti?
Sono un Salesiano e, sebbene possa sembrare strano, divento più Salesiano con il passare degli anni. È come se dentro di me, nonostante i miei limiti, io coltivassi qualcosa che mi “chiama” e sento crescere ogni giorno il desiderio di aprire la porta. Sì, mi sento un Salesiano alla ricerca e cerco di aiutare i giovani a essere sempre disponibili a cercare. Perché la vita è un'instancabile ricerca.

Perché hai deciso di diventare salesiano?
Quando già ero studente universitario a Barcellona, mi ritrovai per caso fra le mani la vecchia copia del libro dei Vangeli del tempo in cui frequentavo il liceo. Iniziai a leggerne alcuni brani ogni sera... e compresi che dovevo seguire quella strada. La decisione non fu facile, dovevo lasciare troppe cose. Ho detto “caso”, oggi so che non è stato un avvenimento fortuito. Dio è buono, ci chiama e ci accompagna.

Che cosa ne pensa la tua famiglia?
La risposta è duplice: all'inizio i miei genitori furono sorpresi e addolorati, ma non si sono mai opposti, anzi. Da allora e fino a oggi, si sono sempre sentiti scelti tra tante famiglie. Avverto ancora la gioia delle mie sorelle e degli altri famigliari e, naturalmente, sento che mi accompagnano.

“Assalam alei kum!”,
“La pace di Dio sia con voi!”

Quali sono le esperienze più belle che hai fatto?
Sono tante! All'inizio, come seminarista e giovane sacerdote, tenevo le mie lezioni con passione ed ero molto felice di stare con i giovani, di partecipare alle numerose gite, di animare gruppi. Quante amicizie nate a quell'epoca durano ancora oggi!
Negli ultimi anni in cui lavorai come docente universitario sperimentai la vicinanza dei giovani, di età compresa tra i diciannove e i ventiquattro anni, con i quali condividevo dialoghi che toccavano nel profondo. Sì, sono stati loro a evangelizzare me e mi hanno fatto sentire padre e fratello... e grazie a Internet le distanze si accorciano e si mantengono i contatti.

Perché il Marocco?
Quando mia madre mancò, compresi che era arrivato il momento di rendermi disponibile senza riserve, senza alcuna condizione e così ne parlai al Rettor Maggiore, il quale, dopo avermi invitato al discernimento, mi suggerì il Marocco. Qualunque altro centro del mondo salesiano il Rettor Maggiore mi avesse indicato, la mia risposta sarebbe stata la stessa: «Sia fatta la tua volontà».

Quale il significato di questa presenza salesiana?
Si tratta di una scuola, intitolata a don Bosco, in cui studiano 1350 allievi, e di una parrocchia dedicata a Cristo Re. A scuola tutti, allievi e docenti, sono musulmani; la parrocchia, l'unica di Kenitra (la città conta un milione di abitanti), è frequentata per l'80% da studenti universitari dell'Africa sub-sahariana.
Mi si chiede quale sia il significato della nostra presenza: siamo “insignificanti” in termini numerici, ma siamo “molto significativi” a livello del messaggio che possiamo trasmettere con la nostra presenza, manifestando con il nostro modo di essere e di agire i valori cristiani più importanti della pedagogia di don Bosco: Bontà, Vicinanza, Pazienza, Dialogo, Ascolto, Parolina all'orecchio, Gioia, Accompagnamento...

Com'è l'incontro con gli islamici?
Nella nostra casa salesiana regna la piena armonia. I nostri insegnanti sono molto interessati al mondo salesiano. Un anno fa un piccolo gruppo è stato a Torino per conoscere meglio don Bosco e, com'è noto, conoscere è amare. I nostri insegnanti amano la scuola perché amano la pedagogia salesiana.
La scuola è apprezzata da parte dell'intera popolazione, grazie ai genitori che presentano il nostro volto all'esterno.
E gli allievi sono bambini e giovani uguali a tutti i bambini e i giovani del mondo, cioè senza i pregiudizi sociali che noi adulti accumuliamo molto spesso.

Come sono i giovani?
Qui, in Marocco, le famiglie vivono insieme e nella grande maggioranza dei casi sono ben strutturate, con legami forti. Questo significa che i bambini vivono in un clima di notevole sicurezza familiare, che si traduce in un buon equilibrio tra l'autorità dei genitori e la fiducia di tutti. E poiché le esperienze familiari influenzano la scuola, possiamo vivere la necessaria autorità in un buon clima di fiducia, entrambe necessarie per ogni opera educativa.

Come sono visti i salesiani?
Nella popolazione musulmana nel suo insieme, è necessario distinguere alcuni fondamentalisti, che esistono, in mezzo a una maggioranza serena, e dunque, poiché nel complesso della società marocchina è sempre più evidente la difficile questione della libertà di coscienza da un lato e del pluralismo religioso dall'altro, oggi noi Salesiani di Kenitra siamo visti come persone molto impegnate nell'ambito più importante: quello dell'educazione. Questo è il nostro campo e qui siamo riconosciuti. Oggi la nostra scuola salesiana gode di grande prestigio. Le nostre aule sono piene. Peccato che non abbiamo alcun aiuto economico pubblico!

Qual è il futuro di questa esperienza?
Dove ci sono giovani, l'esperienza salesiana ha un grande futuro. Se negli ottant'anni di storia della nostra scuola è stato compiuto un lungo percorso di crescita, fratellanza, amicizia con giovani e adulti, a maggior ragione i prossimi ottant'anni saranno ancora più importanti. Posso affermare che, grazie a Dio, in Marocco ci si prospetta un futuro molto incoraggiante.

Salesiani e Islam: come può funzionare?
Innanzitutto con il “rispetto”, che apre la strada all'avvicinamento; in secondo luogo con la “conoscenza”, che conduce all'amore; infine con il “dialogo”, che determina la trasformazione interiore.
Tutti, musulmani e cristiani, siamo “credenti”, sappiamo che invochiamo lo stesso Dio misericordioso, sebbene lo facciamo usando nomi diversi. Dunque... Sì, può funzionare: il nostro punto di incontro si situa nella strada della bontà, della verità e della bellezza, che sono le caratteristiche di Dio. Che lo sappiamo o no, viviamo su linee convergenti: eccoci!