I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI NEL MONDO

GIAMPIETRO PETTENON

Eritrea

Che bella soddisfazione vedere un progetto realizzato!
In questo caso noi abbiamo potuto raccogliere il frutto del nostro e vostro contributo. Poter vedere con i propri occhi la gioia sul volto dei bimbi che possono bere acqua pura e fresca è il gran regalo che oggi mi viene fatto.

Siamo arrivati ad Asmara in Eritrea. Non è stato semplice poter entrare in questo paese che dopo l'indipendenza dall'Etiopia ottenuta nel 1991, a causa di un governo autoritario, è progressivamente precipitato in un isolamento quasi totale.

Profumo di Italia
Asmara, la capitale, si trova a oltre 2300 metri di quota su un vasto altipiano. Il clima è ottimo, non ci sono zanzare, e la sera fa fresco. Un luogo ideale per vivere. Così devono aver pensato anche i nostri nonni, quando ad inizio Novecento hanno avviato un'impressionante opera di urbanizzazione di questa città, continuata in tutto il periodo del fascismo, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale. Asmara somiglia poco alle capitali africane, cresciute a dismisura con ampie periferie in cui si ammassano migliaia - a volte milioni - di poveri in cerca di fortuna. Sembra invece di trovarsi in una signorile città di provincia della nostra bella Italia.

Acqua per la vita
Nel nostro viaggio in Eritrea siamo stati a Degra Mereto, un villaggio sull'altipiano, un'ora di auto a sud di Asmara. In questo posto sperduto, di giorno con un sole che spacca le pietre e di notte freddo, perché siamo a 2000 metri di quota, abbiamo contribuito a portare l'acqua potabile al centro del villaggio abitato da circa 900 persone.
Il progetto è nato dall'associazione piemontese “Acqua per la vita”. Noi abbiamo volentieri collaborato, su sollecitazione di Abba Petros, il direttore dei salesiani di Decamerè, che si trova nella stessa zona. È stato scavato un pozzo profondo 40 metri in una zona distante 2 chilometri dal villaggio e più a valle. L'opera più complessa è stata realizzare l'impianto fotovoltaico di potenza adeguata ad alimentare la pompa che succhia l'acqua dalle profondità della terra e poi la spinge in alto, superando il dislivello di circa 150 metri e più su ancora, sulla sommità del villaggio, in tre grandi serbatoi da cui poi, per caduta naturale, si alimentano due fontane pubbliche.
Dalla collaborazione di tutti è nato un progetto pilota davvero innovativo per l'Eritrea. Gli amici volontari di “Acqua per la vita” hanno coordinato il progetto, tessuto le delicate relazioni con le autorità governative, seguito passo passo ogni fase di realizzazione dell'opera.
Per la gestione di questo impianto il villaggio ha costituito un comitato in cui i compiti sono ben distribuiti e controllati. Chi sta vicino al pozzo controlla che l'impianto fotovoltaico funzioni correttamente.
Quando arriviamo al villaggio per verificare il funzionamento delle fontane lo troviamo praticamente deserto perché tutti sono ad un funerale. Mentre aspettiamo che qualcuno recuperi le chiavi del recinto, una bambina ci guarda da lontano. È curiosa e al nostro invito ad avvicinarsi non fugge, anzi, pian pianino arriva da noi. Avrà circa tre o quattro anni. Abba Petros le parla in tigrino e lei risponde un po' timida. Le offro una caramella, che succhia con gusto. La lingua le si scioglie e la timidezza è vinta. Si chiama Stella ed ha tre sorelle più grandi che vanno a scuola. Mentre lei parla con noi, altri bambini più grandicelli che ritornano da scuola cominciano ad avvicinarsi. Una caramella ciascuno crea il clima giusto per i sorrisi e le foto. Sono semplici e aperti. Rispondono volentieri alle domande e sorridono con naturalezza. Quando finalmente arrivano le chiavi ed apriamo la fontana vediamo che tirano fuori dallo zainetto la loro bottiglietta di plastica da mezzo litro che si erano portati a scuola, ma che era ormai vuota. In fila, uno dopo l'altro, la riempiono di nuovo. Qualcuno che ha più sete ne beve subito una metà e si rimette in fila... oggi è festa, pensano, acqua gratis per tutti!
Poter vedere con i propri occhi la gioia sul volto dei bimbi che possono bere acqua pura e fresca è il gran regalo che oggi mi viene fatto.

La cittadella di don Bosco
Che bella soddisfazione vedere un progetto realizzato! In questo caso noi abbiamo potuto raccogliere il frutto del nostro e vostro contributo. Tante altre volte invece non vediamo il risultato del nostro impegno perché non sempre è stagione di raccolto. Spesso ci si trova nella fase della semina o della coltivazione... quando si è fortunati, come questa volta, in quella del raccolto.
Il giorno in cui è stato inaugurato questo impianto di acqua potabile un anziano del villaggio ha esclamato: “grazie a Dio ora sono finiti i mal di pancia dovuti all'acqua sporca che finora abbiamo dovuto bere”.
Il grazie grande va dato ai volontari di “Acqua per la vita”, ad Abba Petros che ha saputo cogliere questa necessità ed orientarla all'aiuto di Missioni Don Bosco e a voi, cari benefattori, che avete dato da bere agli assetati.
La presenza dei salesiani in Eritrea risale al 1996 quando dall'Etiopia don Angelo Regazzo ed altri missionari andarono a Decamarè, una bella cittadina a sud di Asmara, e lì aprirono la prima opera di don Bosco: una scuola tecnica con annesso convitto per i ragazzi e le ragazze provenienti da tutto il paese.
Negli anni la scuola è cresciuta fino ad accogliere oggi 400 allievi dai sedici ai diciotto anni, sono i due anni di scuola superiore che prepara all'università o all'inserimento nel mondo del lavoro.
I settori professionali nei quali i giovani imparano un mestiere in ottimi laboratori sono la meccanica d'auto, la carpenteria metallica, la meccanica di precisione, la falegnameria, l'informatica, i geometri, il settore elettrico ed elettronico.
La scuola ha nel tempo accresciuto così tanto il proprio prestigio, che ora personalità importanti del paese fanno i loro giochi pur di inserire nella lista governativa degli allievi i loro beniamini. Ho detto “la lista governativa degli allievi” perché in questo strano paese - strano dal punto di vista politico (non ha una Costituzione, né un parlamento e dall'indipendenza del 1991 non si sono mai tenute libere elezioni) - è il Ministero dell'Educazione che decide dove un giovane potrà frequentare la scuola superiore. Le scuole quindi sono dotate di convitto per poter accogliere tutti gli allievi. Pensate che cosa significhi avere 400 allievi a scuola, ma non solo! Questi vivono in casa salesiana per nove mesi all'anno, sabati e domeniche comprese. Rientrano in famiglia solo a Natale, a Pasqua e alla fine dell'anno scolastico.
Gli spazi del collegio sono davvero grandi per poter avere tutti i laboratori, le aule, i servizi complementari alla didattica, le cucine, sale da pranzo, camere e bagni per i maschi e per le femmine. Una vera cittadella di don Bosco animata e coordinata da una comunità di cinque confratelli salesiani, tutti eritrei. Non potrebbe essere diversamente visto che il fondatore - don Angelo Regazzo - in quanto straniero, è stato espulso dal paese nel 2008. Pensate quanta fatica e quanta fede in quest'uomo che dopo dodici anni di fatiche, dopo aver fatto nascere e crescere una simile opera, da un giorno all'altro si vede arrivare un foglio di via... e deve fare le valigie e tornare in Etiopia, da dove era partito anni prima.
Dalla prima e più grande opera salesiana di Eritrea sono gemmate altre due presenze nel paese. A Barentu, una città capoluogo di distretto che si trova nella parte bassa e più interna vicino al confine con il Sudan e l'Etiopia, dove la popolazione non è di etnia tigrina come negli altipiani ma somiglia più ai sudanesi, il vescovo ci ha invitato ad aprire un nuovo centro di formazione professionale. E noi ci siamo andati e in due anni abbiamo già attivato corsi in informatica, falegnameria e carpenteria metallica. Gli allievi che frequentano questa nuova scuola salesiana sono oggi 150. Questi non sono convittori, ma tutti abitanti nella zona, perché la scuola non ha ancora avuto il riconoscimento statale e dunque non appartiene ancora al sistema di scuole nazionali. Ma la sua attivazione e il consenso di giovani che vi si sono iscritti da subito ha suscitato la meraviglia di autorità locali e governative. Chi ben comincia è a metà dell'opera, recita il proverbio. Ma qui di opere da compiere ce ne sono tantissime e appena rispondi ad una richiesta se ne presentano molte altre più urgenti e più necessarie.
I giovani in Eritrea hanno davvero poco dall'amministrazione pubblica del loro paese, eppure sono persone intelligenti e volenterose che, se messe in condizione di lavorare o imparare, sono abilissime e precise!

Il nostro futuro
La seconda gemmazione, e terza opera salesiana presente nel paese, si trova ad Asmara, la capitale. Qui noi salesiani abbiamo collocato la casa di formazione per i giovani che vogliono diventare salesiani e preti. Non abbiamo alternative.
Nessun eritreo fino a cinquanta anni può chiedere il passaporto, quindi non possiamo spostare i giovani in formazione salesiana in un altro paese, come ad esempio l'Etiopia che le è vicina.
Questi giovani in formazione nei fine settimana si disperdono nelle parrocchie della zona circostante e fanno l'oratorio festivo, geniale intuizione di don Bosco che funziona in tutti i paesi del mondo.
C'è futuro per l'opera di don Bosco in Eritrea se, a 23 anni dalla prima presenza, ci sono già nove salesiani adulti impegnati nel campo educativo ed altri sette che si stanno preparando con coraggio e vera passione per i giovani, loro fratelli più piccoli, a cui dedicare tutte le forze.