I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

JOSÉ J. GÓMEZ PALACIOS

Ladri di piviali

Sono un piviale, cioè uno dei più nobili paramenti sacri. Sono quel mantello che copre il sacerdote dalle spalle ai piedi, molto colorato e ornato di preziosi ricami. Ero naturalmente tenuto con ogni riguardo e protetto in un armadio di profumato legno di cedro. Quello era la mia casa in una sacrestia di una bella chiesa torinese.
Ma ecco che un giorno, mentre me ne stavo beato in mezzo ai fumi d'incenso, arrivarono in sacrestia due ragazzotti, piuttosto male in arnese, che si rivolsero rispettosamente al sacrestano e chiesero in prestito, indovinate un po', me! Naturalmente il sacrestano rispose un no categorico. Figurarsi, un nobilissimo piviale come me, in mano a quegli scavezzacolli! Ma quelli avevano un'arma segreta e dissero: «Sa, è per don Bosco». A quel nome, il sacrestano si intenerì e mi consegnò ai ragazzi, che appena fuori si misero a correre ridendo felici. Cominciai a intuire che c'era sotto un bel po' di imbroglio.
Dopo una gran corsa per le vie della città, mi ritrovai in un angusto stanzino e lì se non altro incontrai degli amici. Arrivarono trafelati altri ragazzi, tutti con un fagottino da cui saltarono fuori altri tre piviali, tutti luccicanti e ricamati, uno verde, uno viola e uno rosso. Uno più bello dell'altro. Tutti rapiti da quella banda di furfantelli e tutti grazie alla magia di quel nome: don Bosco.
Lacrime di raso e di seta scorrevano dai nostri occhi (se li avessimo avuti) ma eravamo giustamente preoccupati. Che sarà di noi? Immaginavamo orrende forbici che staccavano crudelmente i nostri ornamenti dorati.
I nostri carcerieri confabularono un po' e poi ci nascosero in un armadio sotto un vecchio tappeto polveroso. Non avevo mai subito tanta umiliazione! Rapito da una banda di minorenni sequestratori di piviali.
Una sera, tante piccole mani impazienti ci tirarono fuori dall'armadio. Erano tornati i ladruncoli. Si erano pure mimetizzati: avevano barbe finte di lana dei materassi, berretti di foggia assurda, una corona di legno, certamente rubata a qualche statua di santo. Ci indossarono e facemmo una entrata solenne in uno stanzone pieno zeppo di ragazzi grandi e piccoli. Strisciavamo sul pavimento e i ragazzi inciampavano, ma i piccoli spettatori scoppiarono in applausi e strilli di meraviglia. Devo confessare che quando ci inginocchiammo davanti a Gesù Bambino mi commossi. Dopotutto era la prima volta che facevo l'attore.
Alla fine, conobbi il famoso don Bosco. Un vero attore anche lui. Faceva la voce burbera: «Ragazzi, non si deve scherzare con le cose sacre!», ma i suoi occhi ridevano felici.

La storia
Musica e teatro facevano parte della gioia dei ragazzi di don Bosco. Il 6 gennaio del 1850, alcuni ragazzi scrissero e recitarono un dramma intitolato I tre Re Magi, tennero fra di loro una piccola segreta congiura, e col pretesto di vespri solenni che dicevano doversi cantare all'Oratorio, si presentarono al Rifugio e in alcune parrocchie chiedendo in prestito quattro piviali. Ci voleva anche un manto per Erode. Li nascosero con gelosa cura, e al momento di entrare in scena, eccoli trionfanti coi piviali sulle spalle. Una valanga di applausi e un po' di imbarazzo per don Bosco quando dovette restituire tutti i piviali. (Memorie Biografiche IV, 24)