I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

Gli invisibili altri don Bosco

Ho incontrato una straordinaria galleria di un centinaio di uomini e donne del XX secolo, tutti diversi fra loro, che hanno saputo farsi “altri don Bosco” nella loro terra.

I lettori del Bollettino Salesiano sanno già del viaggio intercontinentale che ha fatto l'urna di don Bosco alcuni anni fa. I resti mortali del santo hanno raggiunto decine e decine di nazioni in tutto il mondo e si sono soffermati in un migliaio di città e paesi, accolti ovunque con ammirazione e simpatia. Non so quale salma di santo abbia viaggiato tanto e quale salma di italiano sia stata accolta con tanto entusiasmo oltre i confini del proprio paese. Forse nessuna.
Se questo “viaggio” è storia conosciuta, non lo è certamente il viaggio intercontinentale fatto da chi scrive come presidente dell'ACSSA (Associazione dei Cultori di Storia Salesiana) dal novembre 2018 al marzo di quest'anno per coordinare una serie di quattro Seminari di studio promossi dalla stessa Associazione nelle città di Bratislava (Slovacchia), Bangkok (Thailandia), Nairobi (Kenia), Buenos Aires (Argentina). Il quinto era stato celebrato a Hyderabad (India) nel giugno 2018.
Ebbene: in questi viaggi non ho visto le case, i collegi, le scuole, le parrocchie, le missioni salesiane, come ho fatto altre volte e come può fare chiunque viaggi un po' ovunque dal nord al sud, dall'est all'ovest del mondo; ho invece incontrato una storia di don Bosco, tutta da scrivere.

Gli altri don Bosco
Il tema dei Seminari di studio era infatti quello di presentare figure di Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice, defunti, che, in un periodo breve o lungo della loro vita, si fossero segnalate come particolarmente significative e rilevanti e soprattutto abbiano lasciato traccia dopo la loro morte. Alcuni di loro poi sono stati degli autentici “innovatori” del carisma salesiano, capaci di inculturarlo nelle modalità più varie, ovviamente nella più assoluta fedeltà a don Bosco e al suo spirito.
Ne è sorta una galleria di un centinaio di uomini e donne del XX secolo, tutti diversi fra loro, che hanno saputo farsi “altri don Bosco”: aprire cioè gli occhi sulla loro terra di nascita o di missione, rendersi conto dei bisogni materiali, culturali, spirituali dei giovani colà residenti, soprattutto dei più poveri, ed “inventarsi” il modo di soddisfarli il meglio possibile.
Vescovi, preti, suore, salesiani laici, membri della Famiglia salesiana: tutti personaggi, uomini e donne, che senza essere santi - nelle nostre ricerche abbiamo escluso per principio i santi e quelli già avviati agli altari - hanno realizzato in pienezza la missione educativa di don Bosco in ambiti e ruoli diversi: come educatori e sacerdoti, come professori e maestri, animatori di oratori e centri giovanili, fondatori e direttori di opere educative, formatori di vocazioni e di nuovi istituti religiosi, come scrittori e musici, architetti e costruttori di chiese e collegi, artisti del legno e della pittura, missionari ad gentes, testimoni della fede in carcere, semplici salesiani e semplici Figlie di Maria Ausiliatrice. Fra loro non pochi hanno vissuto spesso una vita di duri sacrifici, superando ostacoli di ogni genere, imparando lingue difficilissime, rischiando sovente la morte per mancanza di condizioni igienico-sanitarie accettabili, per condizioni climatiche impossibili, per regimi politici ostili e persecutori, anche per attentati veri e propri. L'ultimo di questi è avvenuto proprio mentre ero in partenza per Nairobi: il salesiano spagnolo, don Cesare Fernández, assassinato a sangue freddo il 15 febbraio u.s. alla frontiera fra Togo e Burkina Faso. Il più recente “martire” salesiano, potremmo definirlo con cognizione di causa, conoscendone la persona.

Una storia da conoscere
Che dire allora? Che anche questa è storia sconosciuta di don Bosco, o, se vogliamo, dei Figli e delle Figlie del santo. Se l'urna del santo è stata accolta, come dicevamo, con tanto rispetto e stima da autorità pubbliche e dalla popolazione semplice anche in paesi non cristiani, significa che i suoi Figli e Figlie non ne hanno solo cantate le lodi - anche questo è stato fatto di sicuro, visto che l'immagine di don Bosco si ritrova un po' ovunque - ma ne hanno realizzato i sogni: far conoscere l'amore di Dio per i giovani, portare la buona novella del Vangelo dovunque, fino alla fine del mondo (nella Terra del Fuoco!).
Chi, come me ed i miei colleghi dell'ACSSA, ha potuto in febbraio e marzo scorso ascoltare esperienze di vita salesiana vissuta nel XX secolo in una cinquantina di paesi di quattro continenti, non può che affermare, come fece sovente don Bosco guardando lo sviluppo impressionante della congregazione sotto i suoi occhi: “Qui c'è il dito di Dio”. Se il dito di Dio c'è stato nelle opere e fondazioni salesiane, c'è stato anche negli uomini e donne che all'ideale evangelico realizzato alla maniera di don Bosco hanno consacrato l'intera loro esistenza. E ciò nonostante le prevedibili difficoltà della vita religiosa, della vita comunitaria, dell'ubbidienza al superiore, della povertà alle volte estrema, della tradizionale mancanza di mezzi economici rispetto ai bisogni dei propri destinatari ecc.
“Santi della porta accanto” questi personaggi presentati? Qualcuno certamente, pur considerando i loro limiti personali, i loro caratteri, i loro capricci, e, perché no, i loro peccati (ma che solo Dio conosce). Tutti però erano muniti di immensa fede, di tanta speranza, di forte carità e generosità, di tanto amore a don Bosco e alle anime. Alcuni poi - si pensi ai missionari e missionarie pionieri in Patagonia - si è tentati di definirli veri “pazzi”, pazzi per Dio e per le anime ovviamente.
Gli esiti concreti di questa storia sono sotto gli occhi di tutti, ma i nomi di molti protagonisti sono rimasti finora pressoché “invisibili”. Prepariamoci a conoscerli, quando avremo i testi definiti delle relazioni, in occasione del Convegno internazionale ACSSA previsto per la fine dell'anno prossimo. (Quelli provvisori per ora solo online nel sito ISS/ACSSA). Se il male trascina, il bene fa altrettanto. “Bonum est diffusivum sui” scriveva san Tommaso d'Aquino secoli fa. I salesiani e le salesiane presentate nel corso dei nostri Seminari ne sono la prova; accanto a loro o al loro seguito altri hanno poi fatto altrettanto, fino ad oggi.