I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

L'INVITATO

KIRSTEN PRESTIN; Foto: ALBERTO LOPÉZ/MISIONES SALESIANAS MADRID

Traduzione di Marisa Patarino

Un don Bosco del 21° secolo
Padre Jorge Crisafulli

Le ragazze corrono felici lungo le strade di Freetown, la capitale della Sierra Leone.
A prima vista sembrano adolescenti che vivono serene la loro gioventù. La loro situazione però è tragica: molte sono prostitute e ogni giorno combattono per sopravvivere.
La loro speranza si chiama Don Bosco Fambul.

La Sierra Leone è uno dei paesi più poveri del mondo. Il 52,3% della popolazione vive con meno di 1,90 dollari al giorno. Si trova nella parte occidentale dell'Africa, ha una popolazione di oltre 7 milioni di abitanti, con un'aspettativa di vita che raggiunge appena i 50 anni e in cui la popolazione sotto i 15 anni rappresenta il 41,2%.
Le conseguenze degli 11 anni di guerra civile del paese, durata fino al 2002 e che ha lasciato più di 120.000 morti, insieme all'epidemia di Ebola che ha ucciso più di 4000 persone tra il 2014 e il 2016, pongono la Sierra Leone alla base di tutti gli indicatori economici, sociali, educativi e sanitari del mondo.

Rifugio Don Bosco Fambul-Girls Shelter
Ed è qui che i salesiani sono arrivati nel 1986 per lavorare a favore dei bambini e dei giovani più vulnerabili, fondando nel 1998 la ONG Don Bosco Fambul (che nella lingua locale significa “famiglia”). Quest'opera di Don Bosco, che oggi conta 5 salesiani e 126 operai, è altamente riconosciuta da tutte le istituzioni locali e internazionali. Dal 2017, il direttore di Don Bosco Fambul è il sacerdote argentino Jorge Mario Crisafulli, dove svolge 8 programmi a favore dei bambini e dei giovani a rischio. Don Bosco è conosciuto in tutto il paese per le sue azioni con i bambini, soprattutto i bambini di strada, che vengono presi in autobus di notte e ricevono cibo, alloggio, vestiti e cercano di riunirli con le loro famiglie.
Il loro lavoro durante l'Ebola è stato riconosciuto in tutto il mondo, poiché i salesiani hanno accettato la richiesta del governo della Sierra Leone di prendersi cura dei bambini orfani a causa dell'epidemia, in molti casi anche superando la malattia. Hanno deciso di rimanere mentre altre organizzazioni e ONG hanno lasciato il paese.
Don Jorge Crisafulli è uno dei don Bosco di questo secolo che cammina per il mondo donando il suo amore per i minori più vulnerabili e la sua dedizione a loro. Don Jorge Crisafulli è nato in Argentina e dal 2016 gestisce il Centro di accoglienza per giovani dei Salesiani di don Bosco a Freetown. I salesiani lavorano a Freetown con i bambini più vulnerabili: hanno iniziato il loro intervento con bambini soldato e ora pensano a bambini di strada, ragazze abusate, orfani dell'Ebola, bambini e giovani imprigionati e, dalla fine del 2016, anche per salvare dalla strada le giovanissime prostitute.
«Mi prostituisco per poter mangiare», dice Aminata, 17 anni, di Freetown, nel film “Love-Venderse para Comer (Love-Vendersi per mangiare)” di Raúl de la Fuente, commissionato da “Misiones Salesianas Madrid”. Il film denuncia la prostituzione minorile in tutto il mondo e mostra in particolare la situazione delle giovani di Freetown. I genitori di Aminata sono stati uccisi. La ragazza viveva per strada e vendeva il suo corpo da quando aveva tredici anni. È un destino comune a migliaia di altre ragazze della capitale di questo Stato dell'Africa Occidentale.
«Pensano e agiscono come bambine e si sentono tali. Non hanno nessuna fiducia nell'umanità, né in loro stesse», ha detto il sacerdote salesiano don Jorge Crisafulli parlando delle ragazze che sono costrette a prostituirsi in Sierra Leone. La maggior parte di loro vive per strada. «In Sierra Leone le ragazze e le giovani donne non sono rispettate. L'amara verità è che spesso un cane è trattato con più rispetto di quanto ne sia riservato a loro», ha sottolineato don Jorge, che lavora in Africa occidentale da 22 anni. A Freetown le ragazze si prostituiscono per strada, in case di appuntamenti, locali notturni o anche su pescherecci internazionali. Le ragioni principali alla base della prostituzione sono la povertà e la fame.

Promesse ingannevoli
In genere le ragazze guadagnano così da uno a due Euro al giorno. Anche Aminata ha bisogno di soldi per poter frequentare la scuola. Paga le tasse scolastiche, i quaderni e le penne. Vorrebbe dare una svolta alla sua vita. «Penso che noi ragazze non dovremmo vivere così. Si corrono gravi rischi di ammalarsi e morire», ha detto. Molte ragazze sono attirate da trafficanti con false promesse. La maggior parte di loro proviene dalla campagna e tante sperano in un nuovo futuro in città. Viene promesso loro un buon lavoro, ma poi sono sfruttate e sottoposte ad abusi.
Le ragazze sono poco o nulla informate delle malattie e dei rischi che corrono. Non hanno la possibilità di pagare una visita medica. Anche se conoscono i rischi a cui vanno incontro, spesso sono invischiate nell'ingranaggio in cui sono entrate. La vita della popolazione di Freetown è scandita principalmente dalla povertà, dalla droga e dalla mancanza di prospettive.
La Sierra Leone da oltre dieci anni è funestata dalla guerra civile e dalle conseguenze dell'epidemia di Ebola. Molti bambini e adolescenti hanno perso i genitori e sono completamente soli. Vivere per strada significa sperimentare violenza e illegalità.
«Ma non rinuncio a combattere», ha dichiarato don Jorge con decisione. Le strutture mafiose presenti su questo scenario sono particolarmente preoccupanti. Don Jorge si propone l'obiettivo di dare voce alle ragazze senza nome e creare una prospettiva per il futuro lontano dalla povertà e dalla violenza.
Nel mese di luglio del 2017 è finalmente iniziato un programma di recupero rivolto a prostitute minorenni di età compresa tra nove e diciassette anni. Finora vi hanno preso parte cento giovani provenienti dal Centro per ragazze Don Bosco, aperto a settembre 2016.
Le ragazze ricevono trattamenti psicologici e medici e hanno l'opportunità di frequentare la scuola e di seguire un percorso di formazione professionale.
Inoltre, il Centro Don Bosco si impegna affinché clienti e sfruttatori siano sanzionati. Il 43 per cento delle ragazze che vivono per le strade di Freetown ha un'età compresa tra quindici e diciassette anni. Quasi tutte le ragazze vogliono tornare insieme alle loro famiglie, soprattutto con le madri. Il 40% vorrebbe tornare a scuola e il 53% seguirebbe un percorso di formazione professionale. Questi sono i risultati di un sondaggio condotto dal Centro Don Bosco a Freetown.
È importante offrire alle ragazze una prospettiva. «Le ragazze imparano a conoscere una casa e strutture familiari. Il nostro obiettivo è aiutare le ragazze a integrarsi di nuovo nella società e a tornare a vivere con le loro famiglie», ha spiegato don Jorge. Aminata è una di queste ragazze. A don Jorge sono occorsi sei mesi per riuscire a farle accettare la proposta di partecipare al programma del Centro Don Bosco. È ancora più importante aver conquistato la sua fiducia. Le esperienze dolorose lasciano cicatrici profonde alle ragazze.
La storia di Aminata ha avuto un esito positivo. Grazie ai salesiani, ha cominciato a realizzarsi dopo il ritorno al villaggio dove vive la nonna ed è stata accolta come eroina perché tutti l'avevano data per morta. Oggi fa la parrucchiera, ha sposato un ragazzo elettricista e ha un figlio, che si chiama Principe.

LA STORIA DI AUGUSTA
“Allora, cucina bene questa ragazza?” ha chiesto papa Francesco a don Jorge Crisafulli, indicando Augusta, la giovane ragazza della Sierra Leone che era con lui. Quando sorride illumina tutto ciò che la circonda. Ha un volto angelico, trasparente, e parlarle dà il desiderio di abbracciarla, per quello che ha vissuto, ma soprattutto per la sua forza interiore, guerriera. La sua storia lacera l'anima di quelli che l'ascoltano. Dovunque è andata a parlare, dopo un po' le persone avevano le lacrime agli occhi. La prima riunione a Bruxelles, al Parlamento europeo, ha scosso il cuore di tutti i presenti: “Buongiorno...” e nessuno rispose... “Buongiorno”, e quando tutti risposero, secondo l'educazione africana, lei, commossa, cominciò a parlare e a raccontare le atrocità subite fino a poco tempo prima. Alla fine, lacrime del pubblico, applausi e congratulazioni del presidente Antonio Tajani, dei deputati presenti.
Augusta Ngombu era orfana, viveva per strada ed era destinata ad una vita terribile di botte, schiavitù e umiliazioni. Grazie al Centro Don Bosco Fambul (che significa “famiglia”) la sua vita è completamente cambiata. Le Missioni Salesiane e Don Bosco International hanno saputo portarla in Europa per offrire la sua testimonianza. Ha parlato al Parlamento Europeo, incontrato il Papa, il Rettor Maggiore dei Salesiani, la Presidente di Malta e molti altri.
Augusta si è iscritta al programma “Hope+” dove ha imparato un mestiere e ha svolto 18 mesi di stage in un ristorante. Ha mostrato molto talento e si è laureata al top della sua classe. Non ha mai voluto che i salesiani pagassero i suoi studi o il costoso esame di laurea, e lo ha fatto con il suo lavoro nel settore alberghiero. Ora ha una propria società di catering, dove prepara i pasti su richiesta, e vive con la sorella. Dice: «Ora vivo davvero del mio lavoro e il mio obiettivo è quello di aiutare tutte le ragazze del Girls Shelter perché possano realizzare i loro sogni».