I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

Una scoperta continua

Sono centinaia le lettere di don Bosco recentemente scoperte

Di don Bosco si potrebbe pensare di sapere già tutto, tante sono le migliaia di pagine scritte da lui e su di lui. E invece no; ci sono ancora tante sue pagine sconosciute in cui si manifesta come uomo di Dio, educatore, direttore di spirito, ricercatore di offerte, difensore dei propri diritti, viaggiatore instancabile.

Anche le sole lettere inedite del volume ottavo delle lettere appena uscito (Roma, LAS 2019), ricco di quasi 400 testi per il biennio 1882-1883, offrono interessante materiale per tracciare un rinnovato profilo di don Bosco. Verrà il momento per farlo; per ora limitiamoci ad alcune interessanti informazioni, in dialogo con l'infaticabile don Francesco Motto, curatore della ricerca.

Lontano da casa
D. Per scrivere tante lettere, quanto è stato lontano da Torino nel biennio considerato?
R. Più o meno un intero anno: sei mesi, di cui quattro continuativi, nel 1882 e altri sei mesi nel 1883, di cui quattro continuativi nella sola Francia.
D. Perché tanto tempo in Francia?
R. Per visitare le case salesiane del sud, per cercare sostegno economico presso l'Opera della Propagazione della Fede a Lione, per fondare una nuova casa salesiana a Parigi e a Lilla e infine per trovare nuovi benefattori nelle città per cui passava.
D. Ha realizzato gli obiettivi del suo viaggio?
R. Direi di sì, anche se gli è costato moltissimo.
D. In che senso?
R. Don Bosco non ha mai viaggiato per turismo. I suoi lunghi trasferimenti furono sempre in seconda o terza classe di scomodissimi treni; appena arrivato a destinazione era travolto dalla gente che voleva vederlo, toccarlo, essere da lui ricevuto e magari guarito. Una conferenza di qua, una visita privata ad una famiglia di là, un ricevimento dal vescovo, una celebrazione in seminario, un discorsetto ad una comunità religiosa e così via... insomma non aveva un minuto di riposo.
D. E la salute?
R. Ne ha risentito certamente. Ancora mesi dopo il ritorno ne portava le conseguenze, eppure dovette far un altro lungo ed estenuante viaggio fino in Austria per dare una benedizione ad un conte seriamente ammalato.

I corrispondenti
D. Ma con chi don Bosco intratteneva corrispondenze epistolari?
R. I destinatari delle sue lettere erano diversissimi per estrazione sociale, ruoli esercitati nella società e nella chiesa, età, interessi, nazionalità, luoghi di residenza ecc. Un 40% di loro erano benefattori laici, altrettanto gli esponenti del clero; gli altri erano giovani, suore, autorità civili, famiglie, singole persone.
D. E gli argomenti che trattava?
R. Di tutto ciò che interessava a lui - e sappiamo bene quali erano le sue preoccupazioni di ogni giorno! - ma anche ciò che interessava i destinatari: preoccupazioni materiali e spirituali, condizioni di salute, successi e insuccessi di varia natura, lutti e disgrazie, onomastici e viaggi, esami scolastici e carriere dei figli ecc.
D. E come trattava questi argomenti?
R. Si felicitava, augurava ogni bene, condivideva sofferenze, invitava alla fiducia in Dio, sollecitava alla fedeltà alla propria vocazione, ad una vita virtuosa, alla speranza nella vita eterna. Con semplici parole rasserenava i cuori, asciugava le lacrime, esortava alla preghiera. Oltre al sincero grazie per l'eventuale obolo inviatogli, assicurava preghiere da parte sua e dei suoi giovani.
D. Nelle lettere entrava in problemi di coscienza?
R. Ne accennava appena. Anche per le delicate scelte vocazionali normalmente preferiva un colloquio personale, anziché esprimersi per iscritto, visto anche che la posta non garantiva la necessaria riservatezza.
D. Don Bosco è famoso per le previsioni di futuro e per i sogni missionari. Ce ne sono nelle lettere del volume ottavo?
R. Non mancano, e invero sollevano più di una perplessità.
D. A chi ha mandato più lettere don Bosco in questo biennio?
R. Sembrerà strano, ma per la prima volta si tratta di un laico, anzi, di una donna, francese, con la quale intreccia un fitto carteggio di indole spirituale continuato praticamente fino alla morte.
D. Ma don Bosco scriveva in francese?
R. Sì, ma un po' a suo modo; un francese molto italianizzato e più parlato che scritto correttamente.

Leggere l'epistolario
D. Ma come si fa a leggere un simile tomo di lettere?
R. In due modi. Il primo è quello di chi è interessato a conoscere la vita di don Bosco giorno dopo giorno e allora può leggere l'epistolario come qualsiasi altro libro. Il filo rosso che collega fra loro le singole lettere è infatti la quotidianità della vita di don Bosco, intessuta di grandi eventi ma anche di una mole di impegni quotidiani. Poi c'è una lettura di studio e allora non si può che partire dai numerosi indici che sono stati approntati apposta a questo scopo.