I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

FMA

MONICA FALCINI

Ferrante Aporti e Mazzarello
Insieme è più bello!

Un pomeriggio di primavera del 2014 Mario Tagliani, “Il maestro dentro” del carcere minorile di Torino Ferrante Aporti, varca la soglia del liceo Mazzarello per incontrare i ragazzi, che hanno letto il suo libro nell'ambito del programma di italiano e sono ben contenti di conoscerne l'autore.

Entra e stringe la prima mano della professoressa che lo attende all'ingresso, passando velocemente dalla destra alla sinistra un oggetto non meglio identificato. Poi, con un bel sorriso per nulla imbarazzato, si scusa: “Mi tocca sempre ritirare i temperamatite dei miei ragazzi... Non ne fanno un uso molto appropriato!”.
Già... I suoi ragazzi sono quel ciuffetto di minori che non hanno avuto il dono della normalità, come lo chiama il maestro: una famiglia normale, un'educazione normale, una scuola normale, una routine normale, fatta di anni in cui si mangia con la stessa famiglia e si rientra sotto lo stesso tetto.
Ai liceali del Mazzarello regala la sua testimonianza. Segue un fuoco di fila di domande, qualche foto, firme sul libro fino a che tutti hanno la loro copia autografata. Poi, quasi inavvertitamente, salutando gli insegnanti soddisfatti, risuona un “Organizziamo qualcosa insieme...”.

Torneo serio, ma poco regolare
Detto fatto. Dal maggio 2015 parte il torneo calcistico È più bello insieme, giocato una o due volte all'anno da un gruppo dei ragazzi del liceo, in orario rigorosamente extrascolastico, e i minori (poi anche i giovani adulti) del Ferrante Aporti. Il torneo prevede partite in campo e abbondante merenda in una sala apposita, offerta dai “mazzarellini” ai loro sfidanti. E, prima delle partite, un incontro in aula, con personaggi del calibro di Roberto Rosetti, ex arbitro internazionale di calcio ed oggi responsabile del progetto VAR, o Giancarlo Camolese e Silvano Benedetti, ex calciatori granata di serie A ed oggi sempre impegnati nel variegato mondo del calcio.
Arbitrano gli incontri giovanissimi professionisti, puntuali, seri, capaci e... molto affezionati. Vengono una volta, tornano e ritornano ancora. Gratuitamente. Offrono la loro competenza e riempiono occhi e cuore di cose buone, se non sempre belle. Sugli spalti, ad applaudire, sorvegliare ed incoraggiare, insegnanti “dentro” e “fuori”, educatori ed anche, impegni permettendo, il direttore dell'Istituto penale, la dottoressa Gabriella Picco.
Il torneo è serio ma poco regolare. E va bene così. Si gioca a 5, a 8, a 11, dipende da quanti sono i ragazzi del Ferrante a disposizione. Con tempi di venti, trenta, anche solo quindici minuti, nel rispetto degli orari imposti dai regolamenti. A squadre miste, se necessario, con divise improvvisate e palloni sgangherati, perché quelli nuovi finiscono presto “in terra di nessuno” si corre all'aperto o al coperto, ma solo se fuori diluvia. Ma si gioca davvero, se il senso del gioco è sfidarsi, segnare, difendere e soprattutto divertirsi. Sempre nel rispetto delle regole e all'insegna di un vero fair play.
Di edizioni ne sono passate già cinque, perché i ragazzi del Mazzarello aspettano il torneo almeno quanto i detenuti del Ferrante, che pur cambiano perché... escono.
“Prof., ma perché noi di quinta a maggio non possiamo più venire?”, chiedono con dispiacere i maturandi... Ma intanto subentrano freschi freschi i ragazzi delle seconde, pronti ad entrare in squadra almeno per una manciata di minuti. E i primini attendono con pazienza il permesso di partecipare...
Un giorno, al liceo, il maestro Tagliani ha detto, in forma quasi provocatoria: “Sta scritto che una delle opere di misericordia è visitare i carcerati. Ma i carcerati non si visitano. Si fa qualcosa con loro e per loro, qualcosa che li faccia sentire come gli altri almeno per breve tempo, che regali speranza di riscatto e lasci buoni esempi”.
Entrare in un carcere minorile non è cosa facile. E non solo per il cumulo di pratiche da espletare, secondo la miglior tradizione burocratica. È l'incontro con il controllo, il divieto, la perquisizione, la limitazione della libertà e la fame di normalità che sconquassa il cuore, non solo dei ragazzi del liceo, ma anche dei professori, degli arbitri, degli ospiti. Zaini all'ingresso, via chiavi, cellulari, orologi. Un passaggio sotto gli occhi della polizia penitenziaria e un altro al metal detector. E poi corridoi, sbarramenti, porte chiuse, lunghe attese. Ma anche muri colorati, banchi di scuola, laboratori e una piccola cappella, perché don Bosco è arrivato da tempo anche al Ferrante Aporti.

“Gambe molli, correte!”
Quando finalmente arrivano gli sfidanti, i ragazzi della Mazzarello sono già in campo a scaldarsi... Privilegio della loro libertà, seppur vigilata dagli attenti professori. È al fischio di inizio che comincia non solo la partita, ma anche la commozione. I ragazzi, posti nelle medesime condizioni, sono molto simili, se non tutti uguali. Gambe e teste al servizio di crimini efferati o ribalderie di periferia si mescolano a gambe e teste preoccupate per l'interrogazione del giorno dopo, annoiate dall'ultima ora di lezione che sembrava non finire più, magari un po' assonnate perché la sera prima s'era fatto tardi, prima una pizza e poi sui libri di letteratura o filosofia. Per tre ore... tutti uguali. Tutti insieme. Perché è più bello così.
Non si fa in tempo a diventare amici. Ma l'esperienza del torneo al Ferrante rimane uno dei progetti più belli e grandi del liceo Mazzarello. Grazie ai professori Duranti, Musso, Rissone che, insieme a chi scrive, hanno avuto l'onore di esserci, di conoscere e di imparare da una bella e mista gioventù, diventando per poche ore “costruttori di pena”, come li definisce il maestro Tagliani, chiamati a ricordare che la pena non è per sempre e che nei tempi supplementari della vita fuori dal carcere ci sono ancora buone azioni di gioco possibili. Il maestro Tagliani sarà in pensione nella prossima edizione del torneo. Ma c'è da scommettere che ci sarà accanto sugli spalti, a tifare per i suoi ragazzi e urlare ai nostri: “gambe molli, correte!”.