I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

CHE COSA PENSANO I GIOVANI

CLAUDIA GUALTIERI

Io mi confesso (ancora)

Che rapporto hanno i giovani con il Sacramento della Confessione e che valore ha per loro?

Maria Giovanna, 29 anni
“Se le scuse sono sincere, tutto torna come prima, ovviamente cercando di non ripetere più l'errore commesso”.

Sono cresciuta e continuo a stare in un ambiente salesiano, dove mi hanno sempre insegnato che la confessione è un momento di confidenza con il Signore, ed io lo credo. Penso che nel momento in cui ci si confessa, ci sia un senso di “libertà”, non solo da ciò che consideriamo peccato, ma anche libertà nel modo di parlare sinceramente, sapendo che il Signore non ci giudica mai. Proprio per questo credo che sia indispensabile.
Dopo essermi confessata, mi sento meglio, più serena, ovviamente diversa rispetto a prima. È come quando chiedi scusa a tuo padre o a tua madre, ad un amico, senti di aver fatto qualcosa di sbagliato e vai da lui/lei per chiedere scusa. E se le scuse sono sincere, tutto torna come prima, ovviamente cercando di non ripetere più l'errore commesso. Tutto qui. Riguardo i miei coetanei, non credo di dire qualcosa che già non si sappia. Purtroppo mi ritrovo sempre più circondata da ragazzi che non credono, sia nel mondo del lavoro sia al di fuori. Forse perché non hanno mai avuto la fortuna, come me, di crescere in un ambiente in cui ti insegnano ad amare il Signore e i sacramenti, tra cui la confessione. Perciò, credo che se dovessi parlare di questo sacramento con loro, riceverei solo risposte negative.
“A che cosa serve confessare un peccato per poi commetterlo di nuovo?”: bella domanda! Sinceramente mi sono posta anche io questo interrogativo, ma credo che non siamo perfetti e questo include ricadere di nuovo nello stesso peccato. Non è una giustificazione, però credo che la gravità invece stia nel commettere lo stesso peccato e dire “tanto poi lo confesso”. Ma nel momento in cui lo ricommettiamo, se la confessione era sincera, sentiremo la vocina della coscienza dire “lo stai facendo di nuovo, pensaci due volte!”.

Noelle, 17 anni
“Ciò che ci deve fare forza è sapere che Dio ci ama ed è sempre pronto a perdonarci”.

Ricordo ancora il giorno in cui, attraverso la parabola del Padre Misericordioso, iniziavo a comprendere realmente che cosa il sacramento della Confessione volesse davvero significare: sapere di avere un “Padre” sempre pronto ad accogliermi, comprendermi e accettarmi con i miei difetti, perdonando i miei errori. Adesso, a distanza di nove anni, ho preso ancor più consapevolezza del valore di questo sacramento, che considero fondamentale nella mia vita da cristiana, e della presenza di Lui, sempre pronto lì per me. Provo addirittura difficoltà a parlarne o a descriverlo poiché lo vivo come un momento estremamente intimo e personale tra me e Dio. Subito dopo essermi confessata mi sento l'anima molto più leggera e libera, oserei dire FELICE. È come se un peso che prima gravava sul mio cuore, scomparisse improvvisamente, lasciandomi più tranquilla e serena. È doveroso ammettere che i giovani di oggi, purtroppo, vivono un momento di grande sfiducia e lontananza da quella che è la Chiesa. Si precludono perciò la bellezza di vivere l'essenza di tutti i sacramenti in generale; giudicano, forse perché non conoscono, la Confessione, in particolar modo, come inutile e superflua.
Si dice: “Sbagliare è umano”. Siamo uomini, ognuno con il proprio carattere, le proprie convinzioni e abitudini. È normale che le diverse situazioni che affrontiamo ogni giorno ci inducano a reagire sempre allo stesso modo, anche se si deve specificare che ogni caso è diverso dagli altri. Ciò che ci deve fare forza è sapere che Dio ci ama ed è sempre pronto a perdonarci.

Barbara, 29 anni
“Se partiamo dal presupposto che i Sacramenti sono segni tangibili dell'Amore e della Misericordia di Dio, la confessione è sicuramente quello che incarna perfettamente questi doni”.

La prima volta che mi approcciai al sacramento della confessione, facevo la quarta elementare, avevo quindi nove anni. Ricordo chiaramente l'esempio pratico ma molto efficace che la catechista ci fece: attraverso la Confessione si eliminano i pesi che non consentono alla mongolfiera di volare liberamente. Credo che il sacramento della Confessione sia tutto questo, e molto altro. Se partiamo dal presupposto che i Sacramenti sono segni tangibili dell'Amore e della Misericordia di Dio, la confessione è sicuramente quello che incarna perfettamente questi doni.
Oggigiorno, se litighiamo con un amico non è così scontato venire perdonati per gli errori commessi, anche involontariamente. Lui, invece, da sempre, ci dona la possibilità di riconoscere, innanzitutto a noi stessi, le mancanze e poi di chiedere perdono. Per-Dono, un dono per qualcuno di speciale, che è amato da sempre, voluto e pertanto creato, un dono per i figli di Dio, fratelli di Cristo, che testimonia l'Amore vero, che prescinde da quello che facciamo, dagli errori che commettiamo, ma riparte da chi siamo: potenziali santi.
Come potremmo, dunque, da giovani cristiani, non trovare la carica e l'energia necessaria, quando tutto va male, nella riconciliazione con il Signore, per poter tornare a sorridere colmi di gioia?
Da bambina non percepivo alcuna differenza tra prima e dopo essermi confessata, ma tutto è relativo all'intensità con cui si vive il Sacramento. Mi rendo conto invece che ora avverto la necessità di confessarmi e che per me è un po' come ritingere la veste bianca indossata durante il Battesimo, o quantomeno sbiancarla un po'! Quindi, è avere la certezza che, nonostante gli errori, il rapporto è più saldo e fortificato.
Il mondo dei giovani, oggi, è abbastanza controverso. Ognuno di noi fa esperienze diverse, e della stessa cosa ne fa esperienza diversa. Nella mia parrocchia i miei coetanei sono quasi totalmente assenti, e quei pochi superstiti che ci sono, noto che non si accostano molto frequentemente al Sacramento. Se mi si chiedesse a che cosa serve confessarsi nonostante si ricada sempre nello stesso errore risponderei che uno dei propositi della Confessione è proprio la promessa di non ripetere il peccato e pregando l'“Atto di dolore” chiedo al Signore la forza di “fuggire occasioni prossime di peccato”, quindi mi confesso con l'intenzione di non ricadere nello stesso peccato.
A chi si chiede invece, come ho fatto anche io, perché non confessarsi direttamente con Dio invece di parlare con un prete, risponderei con un'altra domanda: se siamo malati ce la vediamo direttamente con Dio o passiamo prima dal medico?