I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

I NOSTRI SANTI

MARTÍN LASARTE

Li ha amati fino alla fine

Padre Antonio César Fernández Salesiano martire

È un venerdì ed è la nona ora (ore 15,00). È il suo venerdì santo. Come il Salvatore, invece di 3 chiodi, ci sono stati 3 colpi.

Una giornata calda, il 15 febbraio 2019, a Nohao, nella provincia di Boulgou, in Burkina Faso. Tre salesiani arrivano alla dogana, provenienti da Lomé, Togo, per la missione di Ouagadougou. Un gruppo armato di guerriglieri arriva sul sito, uccidendo cinque funzionari governativi. Gli aggressori controllano l'auto dei salesiani. C'è un religioso, già anziano; l'hanno messo da parte. I terroristi parlano tra loro a bassa voce. Conducono l'onorato sacerdote nella foresta. Si sentono tre colpi. Tornano soltanto i guerriglieri; mettono le loro motociclette in rumoroso movimento e lasciano dietro di loro una nuvola di polvere.
E sulla terra del Burkina Faso giace il corpo del salesiano Antonio César Fernández. È un venerdì ed è la nona ora (ore 15,00). È il suo venerdì santo. Come il Salvatore, invece di 3 chiodi, ci sono stati 3 colpi; non sulle mani e sui piedi, ma 2 sullo stomaco e uno sulla testa. Come per Cristo, il Calvario era il culmine del suo itinerario, del suo sì al Padre e della sua dedizione per l'umanità, così padre César ha trovato la fine del suo pellegrinaggio nelle terre africane, dopo 72 anni di vita, 55 come salesiano di don Bosco, 46 come sacerdote e 37 come missionario. È la fine di un viaggio d'amore per il Signore e per i giovani africani. Don Bosco ha detto che quando un salesiano soccombe nel lavoro è un giorno di gloria per la Congregazione; dunque quanto più, se soccombe dando la sua vita nel martirio.
Il 25 febbraio la Chiesa celebra i Santi protomartiri salesiani Versiglia e Caravario, che hanno amato il loro popolo adottivo, dando la vita per esso; anche loro sono stati portati in una foresta e lì fucilati. Padre César è il proto-martire sacerdote del 2019.
Nel 2018, la violenza ha preso la vita di 39 altri sacerdoti della Chiesa.
A don César piaceva essere il primo. Fu nel primo gruppo di salesiani a fondare la fiorente presenza di don Bosco in Togo. Voleva essere il primo; ma con gli occhi di Gesù: primo nel servire, primo nel fare il passo iniziale, primo nell'essere l'ultimo. “Chiunque vuole essere il primo diventi servo di tutti. Perché il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita come riscatto per una moltitudine” (Mc 10, 44-45).
La morte di padre César è stata molto sentita dalla sua famiglia e dai suoi compatrioti di Pozoblanco in Spagna. Egli è rimpianto dai suoi fratelli salesiani che sentono la perdita di un caro confratello di riferimento nella provincia, che ha saputo inculturare il carisma di don Bosco in quelle terre, essendo stato maestro dei novizi per 10 anni. Lo piange la gente semplice e i giovani del Burkina, del Togo, del Benin, del Senegal, del Mali, della Guinea, della Costa d'Avorio e di altri luoghi dove è andato facendo del bene.
Come ha detto padre Faustino: “È stato il punto di arrivo di una vita offerta per amore e con amore... Ha dato tanto frutto nella vita che continuerà dopo la sua morte”. Ci ricorda le parole di Gesù: “Se il chicco di grano che cade sulla terra non muore, rimane solo; ma se muore, porta molto frutto” (Gv 12,24). In questo modo la sua testimonianza sarà un vangelo permanente annunciato. La sua gioiosa vita salesiana sarà una chiamata ai giovani a vivere una vita piena e felice amando con tutto il cuore.
È emozionante la sua testimonianza di consacrato che ci lascia in quel piccolo video che circola sulla rete. Parole spontanee, semplici e profonde che riassumono una vita di donazione:
Ho 50 anni di salesiano, sono professo perpetuo. Quello che posso dirti è che vivere la vita salesiana, la vocazione salesiana, è una grazia del Signore, una serie di ringraziamenti concatenati. L'unica cosa che posso dire è che ho ricevuto molti benefici dal Signore, in contatto con i giovani. Sono i giovani nei diversi luoghi in cui sono stato quelli che mi hanno insegnato a essere salesiano e a essere quello che sono adesso. È un'azione di ringraziamento perché non merito questa vocazione, una vocazione che mi supera. Quindi, grazie mille al Signore.
Incoraggio coloro che sentono questa vocazione a realizzarla veramente. Sebbene non sia facile, è una gioia essere in grado di servire la Congregazione e i giovani. Grazie mille
”.

«In Europa non ci torno!»
Don Eusebio Muñoz, Delegato del Rettor Maggiore per la Famiglia Salesiana, è stato tra i più intimi amici e collaboratori di don Fernández. Nati nello stesso paese, a Pozoblanco, hanno frequentato lo stesso liceo e hanno compiuto il noviziato ad un anno di distanza. Don Muñoz fu il primo a verificare il discernimento missionario di don Fernández, quando questi, nei primi anni ྌ, manifestò il suo desiderio di andare a servire i giovani africani. Qualche anno più tardi, in qualità di Ispettore, fu sempre don Muñoz ad assegnare a don Fernández l'incarico di Maestro dei Novizi in quella regione d'Africa.
“Era un uomo di eccezionale bontà e di grande intelligenza, convinto della sua vocazione - ricorda don Muñoz -. Quando studiavamo nella comunità di Ronda i compagni di corso dicevano che a lui bastava una settimana per fare quello per cui a loro serviva un anno”.
“Era consapevole dei rischi che correva - continua don Muñoz -. Una volta mentre ero andato in visita alle comunità africane venimmo fermati insieme da alcuni miliziani, che ci minacciarono e aggredirono. Ma lui voleva restare lì e mi ripeteva: 'In Europa non ci torno'. Condivideva tutto con i giovani africani: dormiva per terra, beveva l'acqua dai ruscelli... Non c'era verso di farlo cambiare, voleva testimoniare ai giovani la sua donazione completa”.
Ha trasmesso il carisma salesiano agli africani, in qualità di Maestro dei Novizi per 10 anni ha formato generazioni di Salesiani africani. E oggi non è un caso se l'Ispettore di AFO è autoctono.
Era felice, la sua era una vita realizzata nel servizio ai giovani. Il servizio e la disponibilità erano i suoi tratti distintivi.