I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

DON FRANCESCO CEREDA

DON ARNALDO SCAGLIONI

Morto a Torino, il 17 dicembre 2018, a 79 anni

Era nato a Sabbioneta, dove c'è la bellissima reggia dei Gonzaga, in provincia di Mantova e diocesi di Cremona nel 1939. Era cresciuto in una bella famiglia insieme ai genitori e ai fratelli. Venuto a contatto con la vocazione salesiana, nel 1955, a sedici anni entrò nel noviziato di Montodine; dopo il postnoviziato a Nave e il tirocinio a Treviglio, la teologia a Torino Crocetta e poi all'Università Pontificia Salesiana, fu ordinato presbitero nel 1966. Conseguì la licenza in teologia e la laurea in lettere e così poté dedicarsi nei primi anni di sacerdozio all'insegnamento e all'educazione dei giovani.
Nel 1966 sarà direttore per sei anni a Fiesco, per altri sei anni a Parma, quindi per sei anni Ispettore dell'Ispettoria Lombardo Emiliana e per dodici anni Ispettore dell'Ispettoria Adriatica. Terminato il servizio di Ispettore, sarà ancora direttore a Roma San Tarcisio, a Forlì e a Loreto. Il servizio di autorità, svolto con generosa dedizione, nelle comunità locali per 17 anni e nelle comunità ispettoriali per 18 anni segnerà tutta la sua vita. Gli ultimi suoi anni, dal 2014 sarà cappellano delle Figlie di Maria Ausiliatrice nella casa di Roppolo in provincia e diocesi di Biella.
La morte talvolta giunge quando siamo in forze e in piena attività altre volte arriva nella vecchiaia dopo una vita carica di giorni e opere; oppure si presenta nella giovinezza all'inizio dei sogni di futuro. In ogni caso, particolarmente quando una persona cara viene a mancare, è spontaneo interrogarci sul senso della vita. Don Arnaldo era ed è una persona cara, per i suoi familiari, per i numerosi giovani che hanno beneficiato della sua azione educativa e pastorale, per noi salesiani, per le Figlie di Maria Ausiliatrice, per la Famiglia salesiana.
Don Arnaldo ha servito la Congregazione e i giovani, non con mentalità da padrone ma di servo, con umiltà e semplicità, con la consapevolezza che i doni che Dio ci dà sono da amministrare con generosità e responsabilità. L'intraprendenza e l'iniziativa di don Arnaldo erano a servizio dei giovani e delle opere della Congregazione con una vita povera, essenziale e sobria. Come don Bosco, egli “visse la povertà come distacco del cuore e generoso servizio ai fratelli, con stile austero, industrioso e ricco di iniziative” (Cost. 73).
Don Arnaldo ci offre alcuni tratti del suo profilo che sono testimonianza per noi di autentica vita salesiana. Sua caratteristica fondamentale era la semplicità nelle relazioni e nello stile di vita, per cui era facile avvicinarsi a lui e sentirlo vicino. Aveva un'attenzione particolare per la persona, per ogni persona, al punto che talvolta sembrava distratto da ciò che avveniva attorno a lui; non era preoccupato tanto dell'organizzazione; amava piuttosto mantenere i contatti, interessarsi di ciascuno, avere cura soprattutto di chi aveva bisogno; si intratteneva volentieri nel raccontare e nel conversare. Una fede luminosa e una profonda vita spirituale si esprimevano in lui nella capacità di leggere con fiducia e serenità le situazioni della vita in cui si imbatteva. Nella predicazione, nelle omelie e negli scritti era immediato e sapeva toccare le corde degli affetti; nutriva la mente e scaldava il cuore; era bello sentirlo parlare, conversare con lui e leggerlo nei suoi scritti.
Gli sono succeduto come direttore a Parma e come ispettore a Milano; ho potuto quindi constatare direttamente i frutti del suo lavoro. La sua azione di animazione e governo delle comunità e delle ispettorie era incentrata soprattutto sulla crescita della vita spirituale dei confratelli e dei giovani. Era inoltre importante per lui favorire la fraternità e lo spirito di famiglia anche nelle comunità educative pastorali e con la Famiglia salesiana. La sua azione educativa aveva una chiara impronta e finalità evangelizzatrice, per aiutare tutti, specialmente i giovani, a far posto a Dio nella loro vita e a incontrare il Signore Gesù per questo curava la catechesi. Ha avuto un'attenzione speciale per i giovani in ricerca vocazionale e per le vocazioni alla vita consacrata. Era consapevole poi che lo spirito missionario, i gruppi missionari, l'invio di missionari, i suoi viaggi missionari, l'attenzione ai più poveri, l'aiuto alle missioni, specialmente di Etiopia, davano vitalità ed esprimevano la freschezza del carisma di don Bosco. Guardando a don Arnaldo, per quanto mi è stato possibile, anch'io ho cercato di seguire queste strade.
Don Arnaldo ha vissuto la sua vita in intimità con Dio e per Dio; ha amato e seguito il Signore Gesù sui passi di don Bosco, spendendo le sue energie e le sue capacità per i giovani fino all'ultimo respiro; si è reso disponibile nello Spirito a ogni necessità della Congregazione; ora vive per sempre vedendo Dio faccia a faccia e godendo la beatitudine eterna. Alla sera della vita ciò che conta è avere amato. Anche noi, come ci ricorda don Bosco, “al termine della vita raccoglieremo ciò che avremo seminato”.