I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

CREATIVITÀ SALESIANA

WALLY PERISSINOTTO

Giostre gemelle

per una straordinaria esportazione di gioia

Come un segno di attenzione delle mamme sandonatesi verso i loro bambini diventa un forte richiamo per i bambini dell'altra parte del mondo.

È sorprendente notare come una semplice giostra possa accendere il desiderio ed i sogni di tanti bambini, ammaliando gli adulti con emozioni nuove o solo dimenticate. Su questo scenario, fatto di risate, di gioia condivisa, di ricerca a volte inconsapevole di un percorso più impegnativo e profondo, si innestano due storie che sembrano percorrere binari paralleli. Solo la collocazione temporale, il profilo del paesaggio, i tratti somatici dei protagonisti ne segnalano le inevitabili differenze.
Partiamo dalla più lontana.

A San Donà la prima giostra
L'oratorio Don Bosco di San Donà di Piave, sul finire degli anni Trenta, ha aperto da qualche anno i battenti. Il suo cortile sguarnito e polveroso è preso d'assalto da tanti ragazzi che sfogano la loro voglia di gioco tirando quattro calci al pallone (ma per lo più ad una palla di pezza) e si lanciano in voli spericolati sull'altalena, una struttura semplice e traballante alla portata delle tasche vuote dei primi salesiani. “Ma i piccoli non hanno veri divertimenti, per cui sono spesso tentati di rimanere per le strade”.
È una preoccupazione che spinge l'allora direttore, don Luigi Benvenuti, ad ordinare “alle Scuole Professionali Salesiane di Torino una piccola giostra in ferro, di forma ottagonale, solidissima, che sostiene un sedile girevole in legno, sul quale possono prender posto senza pericolo di sorta più di 50 ragazzi per volta”. In mancanza di soldi ci si affida alla Provvidenza per recuperare le 3300 lire necessarie. Il giorno dell'inaugurazione, la giostrina, benedetta dalla presenza invisibile dell'Ausiliatrice, diventa la vera attrazione del cortile: una nuvola di bambini vestiti di stracci abbandona gli zoccoli lungo il perimetro del campo e comincia a farla girare, quasi all'infinito. Non pochi si avventurano fin sopra la struttura metallica con un entusiasmo incontenibile.
Da allora, “un solo giro di giostra sembra separare le esperienze appassionate di tante generazioni” che in quel cortile si sono incontrate riconoscendosi parte di una stessa comunità.

Desiderio di esportare la gioia
Forse è proprio questa consapevolezza a spingere un gruppo di mamme a finanziare con un mercatino un progetto concreto a favore delle missioni: una bellissima giostra gemella da donare ai bimbi del Madagascar! L'associazione oratoriana “Dim.mi. ONLUS” si rende disponibile a realizzare progettazione, costruzione, spedizione e montaggio in loco della giostra, assorbendo le spese residue. Al momento di iniziare i lavori si pone però il problema di decidere a quale oratorio destinarla. Per non deludere nessuno, si opta per la soluzione più complessa ma senz'altro più generosa: donarne una per ciascuno degli otto oratori del Madagascar.
È a questo punto che la storia sembra riprendere i contorni sfumati di un tempo.
Avviata la progettazione (siamo nel 2015), ecco che sono le Scuole Professionali Salesiane, ancora una volta, a realizzare parte della struttura nei laboratori di meccanica e saldatura dove operano i volontari con il contributo prezioso di alcuni alunni del CFP Don Bosco. Nella primavera del 2017 tutto il materiale viene spedito con container, permettendo a tre soci volontari del Dim.mi. di avviare, a distanza di qualche mese, il montaggio delle giostre nelle missioni del centro-nord dell'isola cioè Ivato, Ijely, Mahajanga e Bemaneviky.
Don Enrico Gaetan, in rappresentanza dell'oratorio sandonatese, le inaugura e le benedice affinché l'Ausiliatrice vegli su quei piccoli, donando loro occasioni di amicizia e di incontri significativi.
Saranno poi Francesco, Antonio, Alberto e Ivano a novembre di quest'anno a completare il lavoro nelle missioni a nord est dell'isola: Fianarantsoa, Tolear, Ankililoaka e Tamatave.

Otto giostre funzionanti
Caliamoci in questa realtà: l'avvio dei lavori innesca la curiosità della gente. Per i tanti bambini il cui unico gioco è una palla di stracci legata con lo spago, è sorpresa e gioia condivisa. Richiamati dal passaparola, eccoli arrivare a piedi nudi e, a forza di spintoni, farsi largo tra la folla per raggiungere la giostra e provare l'ebbrezza di un primo, fantastico giro. Una delle otto giostre si inginocchia subito sotto il peso eccessivo dei piccoli ospiti e deve essere prontamente riparata.
A Bemaneviky si inventa un espediente per dare un po' di ordine al formicaio vivente che circonda la giostra ed evitare di sollecitarne la struttura: ogni bambino riceve una rondella di ferro (in tutto 50) che viene ritirata prima di salire.
Volontari e salesiani sentono crescere in cuore la soddisfazione per aver centrato l'obiettivo: la giostra, importante segno di attenzione delle mamme sandonatesi verso i bambini, è un forte richiamo e consente a molti un primo contatto con la missione.

Strada, scuola e acqua: elementi chiave dell'isola rossa
Povertà e mancanza di stimoli culturali e spirituali sono ingredienti comuni della narrazione iniziale delle nostre due storie. Ma nel secondo scenario vi sono degli elementi distintivi di cui don Enrico coglie il valore.
Nelle strade del Madagascar, fortemente dissestate, si condensano e convivono una forte collettività (un popolo anche metaforicamente in cammino) e una serie di percorsi singolari con gli inevitabili imprevisti (un'auto che si impantana e va tirata fuori dal fango). Una strada che diventa punto di commercio di carbone e di mattoni realizzati a poca distanza dal margine, dove fumo e odore anticipano la vista del fuoco.
E, lungo la strada, frotte di bambini che sfilano con il loro grembiule acceso a tutte le ore del giorno per raggiungere la scuola pubblica a volte molto lontana. Ma ancor più sorprendente è vedere giungere nella scuola salesiana, che ha ereditato dal nostro coadiutore Domenico Venier strutture e competenze che i malgasci faticosamente portano avanti, tanti ragazzi con un pacchetto di legna sotto il braccio: è la “retta” del convitto che serve ad alimentare il forno della cucina che prepara i pasti per tutti.
Soggetto ad un clima variabile, il territorio dell'isola aspetta l'acqua per esplodere in un mare di verde e riappropriarsi delle condizioni necessarie per coltivare po' di riso. I paesaggi che si disegnano nel corso delle stagioni sono mutevoli, soggetti a volte alla forza distruttrice del monsone che obbliga ogni anno a rifare i tetti delle povere abitazioni. Ma la gente malgascia vive stabilmente intorno al fiume, in felice sinergia con la natura. Qui ci si lava, si va a lavare i panni, le bestie, a prendere l'acqua per bere ... a fare i propri bisogni. Questo fa dell'acqua un importante punto d'incontro.

Le giostre come i cavoli di don Bosco
Oggi lo è anche la giostra. Una giostra che in entrambe le storie è opera della Provvidenza, un dono da accogliere grati, da custodire con cura e soprattutto da trasmettere. Riprendendo un aneddoto della vita di don Bosco, don Massimo Zagato, il direttore della casa paragona l'esportazione delle giostre alla piantumazione dei cavoli: i cavoli trapiantati diventano più grossi!
Ed è questo l'augurio che accompagna il nostro abbraccio ai tanti bambini che con i loro giri di giostra avvicinano le due storie e le due realtà.