I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

L'INVITATO

A. BARATTINI, M. BERGER, A. BORSELLO, M. COCIGLIO, S. DE VITA, R. GALLI, M. VIADANA

Tracce sulla terra rossa

Che cosa succede se decidi di passare un mese di missione in Ghana.

Un mese in missione non ti cambia la vita, ma cambia il modo in cui tu guardi la tua vita: è ciò che siamo andati a fare, o meglio a vivere in questo mese in Ghana, “corso di esercizi spirituali predicati dai poveri”.
Questa è l'esperienza di un gruppo di giovani del Piemonte a Sunyani, una missione salesiana in Ghana.

“And when you go, remember us” (e quando andrete via, ricordatevi di noi). È passato ormai più di un anno dal nostro ritorno da Sunyani, in Ghana, dove abbiamo vissuto un mese di esperienza missionaria, ma le parole e la melodia di questo ritornello riecheggiano ancora in noi come un invito a non dimenticare. «La vostra vera missione comincia tornando a casa: raccontate a tutti ciò che avete visto e vivete ogni giorno con la stessa energia che avete sperimentato qui in Africa. Se cambiamo noi, cambia anche il mondo». Così ci ha salutato Ricky Racca, il salesiano italiano missionario in Africa da 20 anni che ci ha accolti e accompagnati.
È così che è nata l'idea di raccogliere insieme le pagine di questo diario, come testimonianza di quanto abbiamo visto con i nostri occhi, toccato con le nostre mani e vissuto sulla nostra pelle. Nessuno di noi ha scelto di andare in Ghana, siamo stati mandati. Nell'ottobre del 2016 abbiamo iniziato a Valdocco il Corso Partenti, una serie di incontri di formazione organizzati dall'équipe di Animazione Missionaria dell'ispettoria ICP; nel gennaio 2017 abbiamo ricevuto la nostra destinazione: Sunyani, in Ghana.
Queste pagine sono l'estratto di un diario a più voci, raccolta degli appunti scritti alla luce di una torcia prima di addormentarci, testimonianza dei pensieri e dei sentimenti che ogni giorno hanno riempito cuore e mente. Che possano essere spunto e ispirazione per voi a cui lo consegniamo con la consapevolezza di quanto sia bello condividere per moltiplicare.

27 luglio, giorno 1
Sogno un'esperienza che sia ispirazione per la mia vita, che riempia la mia anima, la mia mente, il mio cuore lasciando un'impronta per sempre. Sogno di farmi voler bene dalle persone con cui incrocerò il cammino, di incontrare un Dio che mi parli nella concretezza di ciò che vivrò e mi ami nonostante la mia piccolezza. Sogno di prendere in braccio quei bimbi e di stringerli fino a mescolare i nostri odori. Sogno prospettive nuove, sentieri con le mie impronte, incontri preziosi, parole che rimangano vibranti nel cuore. Sogno.
Consegno ogni paura a Dio, a Lui chiedo di aiutarmi a trasformare i miei spigoli in carezze, le mie ferite in crepe attraverso cui passa la luce, i miei sorrisi in segni di speranza per chiunque incroci il proprio cammino con il mio. Mi fido.
Farò tesoro di tutto, anche di ciò che non saprò spiegarmi, di ciò di fronte a cui mi sentirò impotente. Mi impegno.
Attraverso i miei occhi possano i miei cari vedere un mondo nuovo, attraverso il mio cuore sentire le emozioni che proverò e ciò che lascerò nelle persone che incontrerò. Prego.
L'ora della partenza si avvicina. Le parole che un amico mi ha donato salutandomi mi riecheggiano nel cuore... «L'Africa non ha bisogno di te, tu hai bisogno dell'Africa; devi saper ascoltare: Lui ti sussurrerà le cose all'orecchio perché tu possa gridarle dai tetti».

28 luglio, giorno 2
Africa, terra tanto sentita nominare nelle ore di storia a scuola, nei racconti e nelle testimonianze, ma mai vissuta dal vero. Ecco sono qui, la sto toccando con i miei piedi quella terra rossa che contraddistingue questo continente. Sento il suo vento umido che mi avvolge, una macchina ci attende, ora inizia il tutto.
Matthew e Wisdom, salesiani della capitale ghanese Accra, ci accompagnano al quartiere di Ashaiman. Cerchiamo di scrutare fuori dal finestrino ma, come dice la canzone di Nicolò Fabi: «La notte qui è notte davvero, è la madre del buio».
Ci corichiamo e, a luci spente, comincia la guerra sotto le zanzariere che tolgono un po' il respiro.
Sonno 1 - zanzare 0.

3 agosto, giorno 8
Eccoci sopravvissuti alla prima giornata di Holiday Camp. Il primo di una serie di giorni circondati da così tante novità, da così tanti volti.
Si inizia all'oratorio della Old “Boys Home”, un capannone destinato all'estate ragazzi da quando la nuova Boys Home è stata costruita nel compound salesiano, vicino alla nostra casetta.
Sentiamo Dio accompagnarci in ogni nuova sfida, in ogni incontro, in ogni difficoltà. Ci buttiamo a insegnare nelle tante classi del mattino, ci immergiamo nei giochi del pomeriggio, coccoliamo i più piccoli fino a quando si addormentano, inventiamo laboratori, cantiamo e balliamo jingle (ritornelli) in Twi, partecipiamo alla riunione degli animatori. Moltiplichiamo pani e pesci... ehm volevo dire “scoubidou”, per permettere a tutti di tentare il lavoretto più amato dell'estate 2017. Troviamo il coraggio di buttarci in questo mondo nuovo perché ci sentiamo presi per mano. A noi spetta fidarci.

10 agosto, giorno 15
Adentia è uno dei quartieri situati alla periferia di Sunyani. Ci si arriva dopo 10 minuti buoni di viaggio in pick-up. Qui la povertà si mette in mostra prepotentemente: le baracche ancor più baracche, il pozzo così duro che servono quattro braccia per far uscire un piccolo rigagnolo d'acqua, un campo da calcio ricavato in un'area piena di rifiuti. Frequentare Adentia significa sentirsi impotenti di fronte alla realtà che ti circonda, alle circostanze che ti trovi a vivere e che non puoi cambiare. Ti insegna a “stare” nelle difficoltà, una delle fatiche più grandi che stiamo vivendo da quando siamo arrivati qui. Ad esempio accettare che un piccolino di 3 anni con la febbre alta non può essere portato in ospedale, perché ad occuparsi di lui è la sorellina di neanche 10 anni mentre i genitori sono lontani da casa a lavorare nelle piantagioni di cacao guadagnando quasi nulla. Non abbiamo potuto fare niente per lui.

13 agosto, giorno 18
Prima di partire mi spaventava particolarmente l'idea di non saper fare, di non essere all'altezza, poi però quando finalmente ho smesso di pensarci, tutto è arrivato da sé, con gioia e semplicità, spontaneità. Con i bimbi mi diverto moltissimo, fanno fiorire il cuore. Poi ci sono uomini e donne per strada che sulla testa portano qualunque cosa percorrendo chilometri. Loro ti insegnano ad accettare il peso della vita. Gli anziani, quelli seduti in un angolo, hanno occhi profondissimi che hanno visto tanto, forse troppo. Poi c'è la terra: rossa, calda, avvolgente, che dà colore e calore anche alle case. Gli alberi sono altissimi, la vegetazione selvaggia, le piantagioni, tutto è di un verde così carico che sembra colmo d'acqua. Le strade lunghe, dritte, un saliscendi meraviglioso che, con le buche e i vari ostacoli, scandisce il senso del tempo e rallentando ti dà anche l'occasione per osservare ciò che c'è intorno, la quotidianità.

17 agosto, giorno 22
Oggi ho scritto una poesia.
Per salutare tutti i bambini e gli animatori che abbiamo incontrato nei tre oratori in cui abbiamo passato le giornate questo mese, abbiamo deciso di fare un giro alla Old “Boys Home”: questi posti e le persone con cui abbiamo potuto vivere l'esperienza dell'animazione ci sono rimasti nel cuore, qui ci siamo sentiti accolti e voluti ed è qui che vogliamo restituire la nostra gratitudine con un saluto speciale.
Abbiamo portato con noi dei palloncini da regalare ai bambini, ne avevamo tanti e tutti colorati. Ovviamente appena ne ho tirato uno fuori dal pacchetto e ho iniziato a gonfiarlo sono stata assalita dalle manine desiderose dei bambini: tutti ne volevano uno tutto per loro, non potevano attendere un solo attimo privi di questo nuovo gioco, mi chiedevano di dargliene uno e si spintonavano per riceverlo per primi. Mi sono dovuta fermare, non sono riuscita a gonfiarne neanche uno a causa di quella immensa voglia che li spingeva a lottare per averli.
In quel momento ho capito che non sarebbero mai bastati quei palloncini, sono uscita dal salone e ho iniziato ad osservare intorno a me quell'infinito bisogno di amore che ognuno di loro esprimeva.
Ci vorrebbero infiniti palloncini per donare speranza a ciascuno di loro.
Ci vorrebbero infinite mani per stringere tutte le loro.
Ci vorrebbero infiniti sorrisi per donare felicità ai loro sguardi.
Ci vorrebbero infiniti passi per raggiungere tutte le loro case.
Ci vorrebbero infiniti abbracci per consolare tutte le loro lacrime.
Ma basta un solo cuore per amarli tutti infinitamente.

26 agosto, giorno 31
“Ma che cosa siete andati a fare per un mese in Ghana?”
È quello che mi ha chiesto l'hostess appena atterrati a Milano.
Siamo andati a vedere un mondo diverso dal nostro. Un mondo fatto di paesaggi, di natura, di città, di villaggi che finché non vedi non riesci ad immaginare. Un mondo vissuto tutto sulla strada: rossa, polverosa e piena di buche; abitata da bambini che corrono e giocano con poco e niente, da caprette e galline che attraversano senza chiedere il permesso.
Siamo andati ad imparare il senso dell'accoglienza e della condivisione. Non si riescono a contare le volte in cui qualche bambino ci è venuto incontro offrendoci un biscotto, un po' di riso o una nocciolina (magari già anche mangiucchiata), pur sapendo che quello era per lui buona parte del pasto della giornata.
Siamo andati a guardare il nostro mondo con gli occhi di un altro mondo. “Perché un giovane europeo ha la possibilità di vivere un mese o un anno di volontariato in Ghana o all'estero, mentre non è così per un giovane ghanese?” - mi ha chiesto un giorno un animatore. Sebbene non avessi parole, in qualche modo me la sono cavata e qualcosa gli ho detto... Ma so che la vera risposta tanto non c'è. E resta vero ciò che ci diceva quella sera Big Jo, missionario francescano da più di 40 anni in Africa: “Vi siete mai chiesti perché voi siete nati in Italia e loro qui?”.
Siamo andati a leggere la storia dalla parte di chi non ha fatto storia. Ancora mi vengono i brividi pensando alla visita al Forte di Elmina di Cape Coast.
Un mese in missione non ti cambia la vita, ma cambia il modo in cui tu guardi la tua vita: è ciò che siamo andati a fare, o meglio a vivere in questo mese in Ghana, “corso di esercizi spirituali predicati dai poveri”.