I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI NEL MONDO

KIRSTEN PRESTIN - FOTO: FLORIAN KOPP / DON BOSCO MISSION BONN

Perù

A Lima, capitale del Perù, molti bambini vivono per strada. Anche il quindicenne Angel viveva in questo modo. Sua madre morì quando aveva tre anni. La nonna allevò lui e i suoi fratelli, ma, a causa della sua età, a un certo punto non riuscì più a occuparsi di loro al meglio.

Angel smise di andare a scuola varie volte. Quando arrivò nella Casa Don Bosco, però, cambiò atteggiamento: adesso studia con entusiasmo e ha scoperto di avere una passione per la cucina.

Un futuro con meno problemi economici grazie alla cucina
Angel conosce la strada come il palmo della sua mano. Ogni fine settimana va a trovare la sua famiglia. Più si allontana dal centro della città di Lima, più i dintorni diventano grigi.
Il quartiere popolare Rosa Luz si trova in un sobborgo della capitale peruviana. È stato costruito in una zona deserta, piena di rocce e macerie. Non ci sono né verde, né vegetazione: solo detriti e macerie. La polvere grigio-marrone copre le strade e le povere baracche. Per raggiungere la baracca di legno della sua famiglia, Angel deve inerpicarsi lungo un ripido viottolo. Deve percorrere gli ultimi metri su una sgangherata scala di legno, poi arriva a casa. L'abitazione è composta dalla cucina, da un piccolo soggiorno e due piccole camere da letto.
Nove persone vivono qui sotto lo stesso tetto. Condividono un lavabo e un gabinetto, che si trovano di fronte alla casa. Alcuni teli di plastica, non puliti, servono a circoscrivere i servizi igienici.
Anche la nonna di Angel vive qui. Da quando la madre di Angel è mancata, la nonna si prende cura dei tre nipoti. È una grande responsabilità per questa donna di una certa età, che deve ancora lavorare. Durante il giorno vende uova di quaglia bollite al mercato. La sopravvivenza di tutta la famiglia si basa su questo piccolo introito.
La nonna di Angel vorrebbe un futuro migliore per i suoi nipoti, ma sa anche che le probabilità che questo suo desiderio si realizzi non sono alte. Molti bambini e adolescenti di Lima vivono per le strade, si drogano e sopravvivono con piccoli furti. Per fortuna, Angel ha lasciato la strada.
I suoi famigliari vivono ancora nella baracca. Nelle due camere sono stati sistemati letti a castello, in modo che ognuno abbia un posto in cui dormire. Angel però è felice, quando nel fine settimana può andare a casa. Si prende cura dei suoi nipotini: un bambino di un anno e uno di quattro, con il quale gioca a palla.

Violenza, indifferenza, droghe
Angel non ama parlare della sua infanzia. Quando aveva tre anni perse sua madre. L'aspetto peggiore è che non ha alcun ricordo di lei. Quando era un po' più grande, visse per un po' con suo padre. Fu un periodo segnato da violenza e percosse, nel corso del quale fu spesso abbandonato a se stesso. Angel vorrebbe dimenticarsene. Con sua nonna, in seguito, si trovò meglio. Angel e i suoi due fratelli trascorrevano però molto tempo da soli. Angel stava dunque spesso per strada. Sedeva per ore negli Internet café, impegnandosi in videogiochi che esaltavano la violenza. Dato che non aveva denaro, cominciò a compiere piccoli furti. Influenzato dal suo fratello maggiore, cominciò anche a consumare droghe.
Sua nonna era esausta. Non sapeva più che cosa fare. Infine prese una decisione: mandare in collegio il ragazzo, permettergli di frequentare la scuola e poi di seguire un percorso di formazione. Così Angel arrivò dai Salesiani di Don Bosco.
«Da quando Angel è con i Salesiani, posso di nuovo dormire tranquilla. So che adesso ha opportunità che io non potrei offrirgli. E sono sicura che mio nipote ne saprà fare buon uso», ha detto la signora con tono sereno. Angel, che ha quindici anni, vive da un anno nella Casa Don Bosco nella periferia di Lima. Del ragazzo ribelle e inquieto che era non è rimasto quasi nulla: ora Angel si mostra tranquillo, diligente e gentile. È molto apprezzato dai suoi compagni. È imbattibile al tavolo da biliardo e questa sua capacità suscita grande rispetto nei suoi confronti da parte degli altri ragazzi. Apprezza molto anche gli sport proposti. In particolare, ama trascorrere il tempo libero sul campo da calcio e giocare a basket. Anche a scuola ha compiuto grandi passi avanti. Quando frequentava la scuola elementare, per tre volte non era stato promosso perché non aveva raggiunto i risultati necessari. Adesso studia con molta motivazione e vorrebbe seguire un percorso di formazione che gli permetta di diventare cuoco.

Un rifugio sicuro e protetto
In questo momento circa settanta giovani vivono nella Casa-famiglia Don Bosco a Lima. Erano in maggioranza ragazzi di strada. Qui hanno la possibilità di abitare, ricevere pasti caldi, assistenza psicologica e cure mediche. L'assistente sociale Susana Durand, che ha quarantasette anni, lavora presso il centro Don Bosco da nove anni. È madre single di tre figli e comprende molto bene la vita e i problemi dei bambini e delle altre madri i cui partner si sono allontanati.
«Lavorare con i ragazzi mi dà molta energia e forza. Vorrei aiutare i ragazzi ad avere prospettive migliori per il futuro. Dovrebbero avere soprattutto la possibilità di portare il loro contributo attivo nella società». Susana Durand ritiene che sia molto importante lavorare insieme alle famiglie dei ragazzi di cui si occupa.
«La famiglia è fondamentale per avviare un cambiamento sociale», ha dichiarato.
Molti bambini e ragazzi che vivono nella Casa Don Bosco provengono dalla regione andina. La vita della popolazione indigena è caratterizzata da estrema povertà. Molte famiglie si dirigono verso la capitale peruviana alla ricerca di un futuro migliore.
Le loro speranze però non si realizzano. I genitori non riescono a trovare lavoro e sopravvivono grazie a occupazioni saltuarie. Di fronte a questa situazione, molte famiglie si distruggono: i genitori diventano dipendenti dall'alcool e non sono più in grado di occuparsi dei figli.
Il ventinovenne Diego Andres Pinto Vascez lavora da sei anni nella Casa Don Bosco. Ha cominciato a impegnarsi qui prima come volontario, poi come educatore. In precedenza svolgeva la professione di stilista e guadagnava molto denaro, che spendeva soprattutto acquistando auto, telefoni cellulari e altri status symbol. Visse poi contemporaneamente diverse situazioni difficili nella sua vita privata e subì un grave incidente stradale, al quale sopravvisse per miracolo. Tutto questo lo indusse a cambiare vita.
«Quando cominciai a lavorare nella Casa Don Bosco provai una sorta di amore a prima vista. Rimasi impressionato dal modo in cui i ragazzi erano trattati e avvertii subito il bisogno di impegnarmi di più. Ai bambini vengono insegnati i valori veramente importanti nella vita, tra cui il senso della collettività, la solidarietà e anche l'umiltà. Qui i ragazzi possono dunque liberarsi della loro storia spesso difficile».

La Casa Don Bosco dispone di una panetteria e una pasticceria.
Molti lavorano nella pasticceria e aiutano a vendere prodotti da forno. I Salesiani collaborano anche con l'industria tessile locale. I ragazzi possono compiere in questa sede un percorso di formazione e gli abiti confezionati sono in parte messi a disposizione dei ragazzi della Casa Don Bosco. Chi desidera seguire studi tecnici dopo la scuola secondaria, ad esempio, può studiare l'elettrotecnica presso il Centro di formazione Don Bosco.
Inoltre, agli allievi viene insegnato a coltivare verdure biologiche. I ragazzi ricevono anche un aiuto quando entrano nel mondo del lavoro.
Angel si trova molto bene nella Casa Don Bosco e ha già programmi per il futuro: «Oltre alla scuola, mi piace molto il lavoro in cucina. Sono regolarmente impegnato a preparare il pranzo per un collegio vicino. Vorrei ampliare le mie competenze nell'ambito della cucina e poi lavorare come cuoco». La minestra di verdure che ha preparato oggi è stata molto apprezzata. Vuole provare presto altre ricette, anche a casa. Sua nonna è felice delle sue capacità in cucina e soprattutto delle opportunità per un futuro migliore che gli si prospettano.

COME TUTTO È COMINCIATO
La casa di Don Bosco a Lima
Decine di migliaia di bambini vivono per le strade della capitale peruviana.
Una notte d'estate del 1993, il salesiano padre Pedro Dabrowski vide la polizia fermare i bambini di strada di Lima. Volevano arrestarli e chiuderli in prigione.
Il Padre non esitò, portò di nascosto i bambini e i giovani nel cortile dell'edificio. Da allora, i Salesiani hanno offerto una casa ai bambini di strada.