I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

Suor Marie Desverney
Devota amica benefattrice

Una corrispondenza singolare, che rivela la simpatia comunicativa di don Bosco e il suo coraggio un po'... sfacciato.

I vincoli di affetto, amicizia e stima fra don Bosco e il mondo della vita religiosa femminile sono noti. Il santo piemontese non solo chiese ed ottenne diretta collaborazione con varie comunità religiose, ma anche non mancò di far loro visita in occasione dei suoi viaggi. Egli per lo più assicurava loro preghiere sue e dei suoi giovani e in contraccambio riceveva sovente preghiere e anche sovvenzioni economiche per le sue opere. Con molte superiore intrattenne corrispondenze epistolari, solo in parte recuperate; sono però giunte fino a noi anche lettere a singole suore.
Una di esse, totalmente sconosciuta alla storia salesiana, è la francese Marie Desvernay, religiosa appartenente all'Istituto delle Dame del Sacro Cuore, risiedente nella comunità religioso-scolastica di Point du Jour a Lione. Ci limitiamo a presentare il primo biennio di tale carteggio, che complessivamente contempla 18 lettere di don Bosco, tutte inedite.

Il primo incontro
Non sappiamo come don Bosco abbia conosciuto suor Maria. Resta il fatto che ella risiedeva a Lione, sede d'esilio, fino alla morte nel 1862 dell'arcivescovo di Torino monsignor Fransoni, e culla dell'Opera della Propagazione della Fede, alla cui direzione don Bosco si rivolse spesso (quasi sempre inutilmente) per avere sussidi per la Patagonia. Ma Lione era anche la sede di un'Opera Apostolica costituita di zelanti signore, che raccoglievano e spedivano soccorsi in natura ai missionari poveri. Non si può allora escludere che grazie a queste presenze l'Istituto scolastico delle Suore del S. Cuore, e suor Maria in particolare, sia entrata in relazione epistolare con don Bosco sul finire degli anni settanta.
Comunque il 15 gennaio 1882, in risposta ad una sua lettera andata smarrita che lo invitava a farle visita, don Bosco la informò che il giorno seguente sarebbe partito per Lione e che avrebbe alloggiato presso monsignor Louis Guiol, Rettore dell'Università cattolica. Pur restando colà pochi giorni, sperava di poterla incontrare.

Un anno e mezzo dopo
Stranamente dobbiamo attendere fino all'autunno del 1883 per rintracciare altra corrispondenza con la suora. Sembra però certo che don Bosco ebbe modo di visitarne il convento nella sosta che fece nel suo viaggio in Francia dal 6 al 17 aprile 1883. Colà entrò in contatto personale con tutta la comunità ed in particolare con la madre superiora, l'economa e suor Maria appunto, che ai primi di ottobre gli chiese quando sarebbe ritornato in Francia.
A stretto giro di posta don Bosco le rispose che non poteva lasciare Torino perché impegnatissimo a preparare la spedizione di trenta missionari in America Latina. Approfittava per invitarla a collaborare con loro [con la preghiera e qualche offerta] a “guadagnare anime al paradiso”. Ovviamente invocava la benedizione del Signore sulla destinataria, su sua Mamma ammalata e su tutta la comunità i suoi ragazzi di Valdocco da parte loro avrebbero fatto preghiere e comunioni secondo queste intenzioni.
Suor Maria non perse tempo e, sempre per via postale, gli comunicò che teneva pronta per lui una somma di denaro da offrirgli al suo arrivo in febbraio per i suffragi della mamma defunta. Non l'avesse mai fatto. In men che non si dica (4 novembre), don Bosco le rispose che a Torino si continuava a pregare per le sue intenzioni e che, siccome lui aveva grandi spese, la somma a disposizione era meglio impiegarla subito, ovviamente se fosse stato possibile e d'accordo con la superiora.
In realtà v'era dell'altro. Allegato alla lettera la suora gli aveva spedito un foglio con sei precise richieste. Don Bosco rispose a tutte: avrebbe pregato per la suora epilettica e per gli esami di un fratello della madre economa, accoglieva la proposta di ritornare a Lione in febbraio ma non poteva assicurare per via dei disturbi di salute, aveva ricevuto le 150 lire speditegli e continuava a pregare per lei, sicuro che una volta giunta in paradiso, avrebbe contraccambiato.
Suor Maria, generosissima, accolse l'invito ed immediatamente fece pervenire a Torino i 4000 franchi francesi, mentre ne teneva en réserve altri 5000. Il 14 novembre don Bosco confermava l'avvenuta consegna del denaro e a sua volta prometteva un suo dono: la celebrazione comunitaria della solennità dell'Immacolata a Valdocco sarebbe stata applicata secondo le sue intenzioni. Nella stessa missiva don Bosco avvertiva la suora che quella mattinata stessa partivano i missionari per la Patagonia e che le prime dieci bambine indie battezzate avrebbero ricevuto il nome di Maria. Esse poi avrebbero pregato per lei, per la salute e la santità della superiora, delle suore e delle allieve del loro istituto.

Ma che coraggio!
Pochi giorni dopo però don Bosco tornava alla carica. Con la “scusa” di comunicare che i 4000 franchi erano già nelle mani dei missionari, partiti da Marsiglia il 14 novembre, impartiva alla suora una piccola lezione di teologia: il denaro impiegato “pour la terre et pour le paradise”, cioè in favore delle missioni, avrebbe fruttato un maggiore interesse che non quello bancario. Dunque la riserva dei 5000 franchi era meglio investirla subito. Don Bosco osava l'inosabile, a costo di sembrare indiscreto, tale era la confidenza con la suora e tanti i bisogni delle sue opere! Ma il bello è che i benefattori non se lo hanno a male, anzi...
Informava comunque che il prevedibile suo prossimo viaggio in Francia dipendeva dalla salute. E per tornare agli interessi spirituali della suora, che aveva chiesto di essere assistita da lui sul letto di morte, ribadiva che le buone opere compiute l'avrebbero assistita in quel momento e che lui stesso dal Paradiso, qualora vi fosse giunto per misericordia di Dio, avrebbe chiesto di poterle fare una visita al momento del suo trapasso. Ma meglio ancora: la Madonna Ausiliatrice si sarebbe presa cura della sua anima per guidarla al cielo.
Altre lettere sarebbero seguite nel quinquennio seguente, e tutte improntate a spirito di fede e preghiera, ma non escluse le richieste e ringraziamenti per gli aiuti economici per le opere salesiane, ivi compresa una convenzione pluriennale firmata da don Bosco nel settembre 1886 e rinnovata dal suo successore don Rua nel 1888.