I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

L'INVITATO

O. PORI MECOI

Villa Lampe
«Per essere sempre in mezzo ai giovani»

Incontro con don Franz-Ulrich Otto

È stato Vicario dell'Ispettoria tedesca e ora è Direttore della casa salesiana di Berlino, è stato insignito con il distintivo d'onore della città di Heilbad Heiligenstadt a motivo del suo lungo servizio ai giovani attraverso “Villa Lampe”, un magnifico esempio della creatività salesiana a servizio dei giovani.

È orgoglioso del premio che ha ricevuto dalla città di Heilbad Heiligenstadt? “Villa Lampe” può essere considerata una forma attuale dell'Oratorio salesiano?
Certo, sono molto felice che il nostro lavoro con i giovani di Heiligenstadt e della zona circostante abbia risposto alle necessità di tanti giovani e che noi possiamo essere un sostegno affidabile per loro, nell'ambito di attività ricreative come il gioco e lo sport, ma anche a livello di viaggi e progetti. I temi e i contenuti cambiano molto velocemente, ma è importante essere una presenza costante, pronta all'ascolto e a interessarsi della vita dei giovani. I giovani con la loro esperienza concreta, con le gioie, i dolori, i desideri e le domande di cui sono portatori devono essere al centro della nostra attenzione. Penso che oggi possiamo ritenere che questo sia l'aspetto essenziale di un oratorio salesiano.

Perché ha fondato “Villa Lampe”?
Dopo i cambiamenti politici (la Turingia si trova nell'ex Repubblica Democratica Tedesca), come Salesiani di Don Bosco in Germania abbiamo affrontato le sfide che arrivavano dalle aree che avevano fatto parte della Germania dell'Est. Nel 1991, poco dopo la riunificazione, arrivò da Heiligenstadt una richiesta di disponibilità da parte nostra a intraprendere qualche iniziativa per i giovani, che erano particolarmente sconcertati dai cambiamenti in atto. Abbiamo affrontato questa sfida anche nella consapevolezza di non essere qui in qualità di esperti, ma nella disponibilità ad apprendere, ascoltare, vedere, per capire i giovani e la loro situazione di vita. Prima di tutto li abbiamo dunque coinvolti nella progettazione e nella realizzazione, ma abbiamo anche lavorato insieme a organizzazioni religiose e civili. Eravamo presenti con tre Salesiani. Ci siamo posti varie domande, abbiano elaborato idee e poi le abbiamo realizzate insieme a tutti gli interessati.

Quali priorità vi siete proposti?
Abbiamo iniziato il nostro lavoro con i giovani proponendo una realtà che richiama un oratorio salesiano con ampi orari di apertura tutti i giorni della settimana. Dato che, come Salesiani, viviamo nella casa, fin dall'inizio abbiamo potuto offrire ai giovani la possibilità di rivolgersi a noi 24 ore su 24 quando hanno problemi, anche nel bel mezzo della notte, se necessario. Questa nostra disponibilità è unica, non è offerta da altri, ma è molto utile per i giovani che si trovano in situazioni critiche. Questa possibilità è stata utilizzata e lo sarà ancora. Soprattutto per i giovani che non ricevono attenzione dai loro genitori, questo luogo di incontro affidabile è molto importante e offre stabilità e sicurezza. Questa sede di incontro, che permette di intervenire in modo costruttivo a favore dei giovani che affrontano situazioni di vita difficili, è sempre stata ed è tuttora la realtà principale di Villa Lampe. Siamo così sempre vicini alla vita dei giovani e possiamo conoscere in tempi brevi le loro necessità. Abbiamo pensato di conseguenza varie altre priorità per il nostro lavoro. Abbiamo così ideato il lavoro sociale scolastico e attività per i giovani che non frequentano la scuola e oggi operiamo in numerosi istituti scolastici della città e dei dintorni. Lavoriamo inoltre per i giovani che si spostano con frequenza sempre maggiore per motivi di lavoro e in tutta la zona circostante è stato istituito un servizio di protezione per bambini e giovani, con servizi di prevenzione e assistenza concreta per le situazioni di immediata necessità. Nell'ambito del lavoro con i giovani, per diversi anni abbiamo percorso i piccoli paesi di questa zona con un vecchio pullmino e abbiamo elaborato iniziative per i giovani delle zone rurali; ne sono nate circa venti associazioni giovanili di cui ci prendiamo cura. Nel corso degli anni, sono state proposte varie tipologie di ospitalità per giovani, anche per minori non accompagnati. Diversi Salesiani sono anche impegnati in gruppi e progetti che offrono assistenza spirituale ai giovani. I giovani hanno quindi varie opportunità per ogni ambito della loro vita e nello stesso tempo ciò significa che Villa Lampe, con la piccola comunità dei Salesiani di Don Bosco che vive qui, per molti giovani è un punto di riferimento e una casa. Siamo diventati un volto della Chiesa per i giovani, anche per quelli che non hanno ancora sentito parlare di Cristo.

Come valuta la collaborazione con il personale laico?
Pur essendo la colonna portante di Villa Lampe, la comunità dei Salesiani di Don Bosco è affiancata da un ampio gruppo di collaboratori laici, senza i quali l'espansione e lo sviluppo dell'istituzione non sarebbero stati possibili. Oggi lavorano dunque insieme professionisti nell'ambito della pedagogia, terapeuti e personale amministrativo e tecnico. Grazie a un'attenta selezione, a seminari e a corsi di formazione e di aggiornamento che proponiamo a cadenze regolari e con cui affrontiamo le problematiche attuali alla luce dello spirito di don Bosco, costruiamo le basi per dare una risposta alle molteplici necessità dei giovani. Abbiamo anche compiuto diversi viaggi al Colle Don Bosco e a Torino, che sono molto utili per formare un'identità improntata al pensiero di don Bosco. Possiamo dunque dire quanto oggi i nostri collaboratori laici, insieme ai Salesiani di Don Bosco, non solo sostengano, ma condividano i nostri obiettivi.

Come vede il futuro della Congregazione Salesiana in Germania?
Dato che sono stato vicario ispettoriale alla guida dell'Ispettoria tedesca per dodici anni, dal 2005 al 2017, e nell'arco di questo periodo le mie priorità di lavoro sono state il sostegno e lo sviluppo delle nostre varie strutture educative e l'attenzione per i nostri collaboratori, ho una panoramica piuttosto ampia delle nostre opere in Germania. Nel vasto ambito delle nostre attività rientrano il sostegno all'istruzione, con modalità costanti o specifiche, varie tipologie di scuole (di istruzione secondaria, corsi professionali e scuole speciali), la realizzazione di progetti di sostegno nell'ambito del lavoro per i giovani, centri di formazione professionale, centri di formazione per giovani, strutture per dare assistenza ad allievi di varie età, ostelli per la gioventù, opere a favore dei giovani rifugiati, forme di assistenza spirituale specifiche per giovani e vari ulteriori progetti. Ci impegniamo anche all'interno di numerose parrocchie, nella nostra procura missionaria e in quella di Benediktbeuern, in Baviera, con varie istituzioni educative. La sede di Istanbul, in Turchia, poco tempo fa è entrata a far parte della nostra Ispettoria: questa è una sfida e un'opportunità. Le nostre varie attività sono per la maggior parte materialmente svolte da collaboratori che condividono le nostre finalità. L'impegno costante per proporre seminari introduttivi in tutta l'Ispettoria e varie iniziative di formazione e approfondimento, unitamente al sostegno sul campo, ha contribuito a creare un senso di appartenenza. Naturalmente, in questo ambito sono necessari momenti di formazione e di riflessione costanti per fare in modo che questa adesione sia sempre più sentita, in particolare quando nuovi collaboratori entrano a far parte delle nostre realtà. Le idee di don Bosco sono accolte e riconosciute ben al di là dell'ambito della Chiesa e suscitano notevole interesse anche nelle zone che in passato facevano parte della Repubblica Democratica Tedesca, in cui non erano diffuse esperienze di socializzazione improntate allo spirito cristiano. Sebbene il numero dei Salesiani di Don Bosco in Germania continui a diminuire, vedo ancora un futuro incoraggiante per le nostre attività, grazie al sostegno dei nostri collaboratori qualificati e motivati.

Com'è nata la sua vocazione salesiana?
Mi sembra che i semi della mia vocazione salesiana risalgano alla mia famiglia, che condivideva la fede cristiana, ma anche alla spiritualità diffusa nel movimento scout tedesco di cui facevo parte e che per me costituiva una seconda casa in aggiunta a quella dei miei genitori. L'autentica esperienza di fede che vivevo e l'incoraggiamento a riflettere sulle mie capacità e sul mio posto nel mondo e nella Chiesa mi portarono a interrogarmi su che cosa potessi fare della mia vita. Crebbe così in me l'idea di diventare sacerdote e di lavorare con i giovani. Conobbi don Bosco e i suoi figli spirituali quando incontrai un mio lontano parente Salesiano di Don Bosco. Compresi subito che cercavo proprio un'integrazione tra il sacerdozio e il lavoro con i giovani, anche se in realtà non volevo diventare religioso. Il pensiero di mettere la mia vita al servizio dei giovani però non mi abbandonava e capii presto che avevo sempre voluto questo. E ancora oggi non ho alcun dubbio.

Perché è così difficile per i giovani oggi vivere secondo la fede?
Vedo due serie motivazioni. In primo luogo, la nostra società oggi suggerisce che l'azione, il divertimento e il successo siano gli elementi essenziali da perseguire, ma senza valori e ideali alla base, bensì per una pura e semplice soddisfazione individuale. D'altra parte, i giovani nella nostra Chiesa trovano un mondo completamente diverso, in cui non hanno un ruolo, e una lingua a loro sconosciuta. E non c'è quasi nessuno che costruisca ponti, in particolare perché il pensiero dominante vuol fare credere che la Chiesa e la fede facciano parte del passato. Purtroppo, gli esempi costruttivi autentici e convincenti sono troppo pochi per contrastare questo pensiero. Il papa regnante, Francesco, è un nuovo segno di speranza. In generale, mi sembra importante ascoltare ciò che i giovani dicono, pensano e sentono. E dobbiamo credere in loro, pensare che siano importanti, che ognuno di loro sia necessario, perché ognuno ha capacità diverse di cui non possiamo fare a meno. Abbandonare qualcuno significa opporre un rifiuto a Dio, perché ognuno è creato e voluto da Dio, il nostro Creatore, ed è dotato di talenti necessari in questo mondo. Credere in ogni giovane, in particolare in coloro che risultano svantaggiati, è essenziale per la nostra credibilità. Poiché visse proprio questo, don Bosco oggi è all'avanguardia e le sue idee sono più che mai necessarie.

La sua esperienza è preziosa. Che significato ha per la nostra Congregazione Salesiana?
Sono convinto che ogni Salesiano, come chiunque sia ispirato dalle idee di don Bosco, acquisisca un'esperienza preziosa per avvicinarsi ai giovani, perché ascoltare i giovani e stare loro vicini apre dimensioni sempre nuove della meravigliosa creazione, poiché ogni essere umano è unico ed è immagine del nostro Creatore. Ogni relazione con un essere umano è dunque un nuovo viaggio di scoperta che dovremmo intraprendere, altrimenti non diamo la risposta opportuna. Mi sembra che la chiave della pedagogia nello spirito di don Bosco sia l'attenzione per il valore e la dignità di ogni individuo, che si esprime nell'immagine cristiana dell'essere umano. E mi sembra che la nostra sfida di oggi consista nel portare questa visione nel mondo e non solo nella Chiesa.

“Credere in ogni giovane, in particolare in coloro che risultano svantaggiati, è essenziale per la nostra credibilità. Poiché visse proprio questo, don Bosco oggi è all'avanguardia e le sue idee sono più che mai necessarie”