I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

FMA

EMILIA DI MASSIMO

La terra del cuore

«Ho incontrato gente felice, sempre sorridente che, pur vivendo in case piccole, apriva porte e finestre per ospitare chiunque giungesse. Ho iniziato così a comprendere che la felicità non si ottiene possedendo le cose; la gioia vera e duratura nasce dall'incontro con l'altro, è accoglienza, è ascolto, è raccontare le storie degli antenati».

«Sono argentina di nascita, boliviana di cuore. Figlia di genitori spagnoli emigrati in Argentina con quattro figli (in seguito sette, i “somos Gauchos”, nati in Argentina). Due figlie diventeranno Figlie di Maria Ausiliatrice. A soli nove anni ero tra le fondatrici di “Las Exploradoras de Don Bosco”, un movimento simile agli Scout, fondato in Argentina dai Salesiani e dalle Figlie di Maria Ausiliatrice. In questo movimento è maturata la mia vocazione, ritmata dallo slogan: “Dios, Patria y Hogar siempre listos” (“Dio, Patria e famiglia sempre pronti”), ho compreso che la mia vita doveva essere vissuta per gli altri, avere un significato profondo, pertanto, cominciando ad essere più disponibile verso la famiglia e le persone bisognose del quartiere, a 15 anni ho detto al Signore: “Eccomi, ci sono”».
Suor Bernarda Santamaria inizia così il racconto della sua esperienza missionaria come Figlia di Maria Ausiliatrice, e lo prosegue più con il suo costante sorriso che con le parole.
«Dopo i voti perpetui sono partita per le missioni, destinazione Bolivia: diventerà la “terra del mio cuore”. Quando sono partita ho lasciato sicurezze importanti: i miei genitori e i miei fratelli, ero consapevole che non sarebbe stato facile accettare di non vedersi frequentemente. Ho lasciato il mio cielo, la mia corona, sì, perché sono convinta che solo nella nostra propria terra, lì dove siamo nati, noi siamo Regine! Ho lasciato il cibo, i profumi e i colori della mia terra nativa in un periodo nel quale l'Argentina stava molto bene economicamente, quindi non è stato facile, ma il cuore aveva un desiderio più forte di ogni realtà: donare pienamente la vita al Signore, là dove Egli misteriosamente attende da sempre! Lasciare tutto e partire, fidarsi completamente di Lui che chiama e fa sentire nel cuore la vocazione missionaria, Suo dono.
Gesù afferma: chi lascia tutto trova il cento per uno e la vita eterna: lasciare tutto per partire; entrare a piedi nudi per non calpestare i nostri fratelli, la cultura e la vita di un popolo. Quando si entra così si compie il miracolo di ricevere il cento per uno! A me è accaduto veramente!
In Bolivia ho incontrato persone che ho amato e dalle quali mi sono lasciata amare. Ho imparato nuove lingue, il Quechua e l'Aymarà una volta una signora mi ha chiesto: imaynalla kashanqui? Sono rimasta in silenzio, una bambina mi ha aiutata dicendomi: “Ti chiede come stai, rispondi walejlla, cioè bene”. Non l'ho più dimenticato!»

Sentiti a casa tua!
«In Bolivia sono vissuta anche con mia sorella, Figlia di Maria Ausiliatrice, in comunità molto piccole nelle quali c'era da svolgere tanto lavoro educativo, poiché le scuole erano numerose: 800, 1000, 1200 allievi, oltre alla presenza di tanti poveri, di bambini che camminavano per tre, cinque chilometri per recarsi a scuola e, svariate volte, tornavano perché l'edificio aveva già chiuso.
Ho visto bambine condurre mucche e pecore al pascolo, piccoli restare soli a casa perché i genitori andavano molto presto al mercato per vendere qualche prodotto. Ho trovato però, dentro tanta povertà, un'immensa capacità di accoglienza verbalizzata con la tipica espressione: “Venì Madrecita estás en tu casa”: “vieni Madre, sentiti a casa tua”. Ho incontrato gente felice, sempre sorridente che, pur vivendo in case piccole, apriva porte e finestre per ospitare chiunque giungesse. Ho iniziato così a comprendere che la felicità non si ottiene possedendo le cose; la gioia vera e duratura nasce dall'incontro con l'altro, è accoglienza, è ascolto, è raccontare le storie degli antenati e scoprire il perché profondo della propria cultura, ed è anche condividere insieme un bicchiere d'acqua con qualche biscotto».

La felicità è incontro
«Inizialmente, in missione mi sono fatta tante domande principalmente: che cosa mi impedisce di essere veramente felice? La gente del posto mi ha insegnato che la felicità è incontro reciproco, facendomi accorgere che portavo con me un bagaglio pesante con troppe cose inutili. Oggi benedico il Signore che mi ha fatto conoscere fratelli in grado di far crollare le mie sicurezze per trovare una felicità profonda e interiore, a tal punto che essa non scompare di fronte alla prima difficoltà.
Come missionaria argentina, sapevo che mai sarei stata una di loro perché ognuno ha le proprie radici familiari, la propria cultura, ma ho trovato il cento per uno che Dio ha promesso a chi lascia tutto per Lui, ritrovando immensamente e in abbondanza ogni bene!
Sono tornata a Roma 22 anni fa per collaborare nell'ambito delle missioni dell'Istituto, mi è costato molto, ma la pace è forte delle parole che mi disse un sacerdote: “Ricordati, Bernarda, che essere missionaria è fare la volontà di Dio lì, dove vuole Lui, non dove piace te”.
Sono e resterò missionaria nel cuore, in qualunque terra sarò!»