I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

A TU PER TU

LINDA PERINO

Papà Ricky

«Io non sapevo chi era don Bosco ma lo sapeva già lui, don Bosco, chi ero io e che cosa avrei fatto per lui».

Papà Ricky, così mi chiamano qui in Ghana; sono salesiano laico, coadiutore, da 46 anni. Al secolo Riccardo Racca, sono nato a Piasco nella Provincia Granda del Piemonte il 3 Maggio 1954, durante un violento temporale, a detta di mia mamma, il primo di sei figli (cinque viventi), tirati su con sempre pochi soldi ma con tanto amore, affetto e fermezza dettati da una fede semplice e profonda, da papà Giovanni e mamma Mariuccia.
Ho iniziato la scuola media dai Salesiani di Fossano nel 1966, prima non sapevo chi era don Bosco ma lo sapeva già lui, don Bosco, chi ero io e che cosa avrei fatto per lui. Parecchi anni dopo essere diventato salesiano mi capitò tra le mani una foto scattata il giorno della mia prima Comunione. Mi ricordai di quel bravo fotografo che mi faceva spostare un po' più a destra, un po' più a sinistra all'interno della chiesa parrocchiale faticando per trovare uno sfondo giusto, finché mi disse: fermo lì! E finalmente schiacciò otturatore. In quella foto ci sono io in primo piano e don Bosco in un bel quadro ovale come sfondo. Un caso? Io credo anche qualche cosa di più.
Mentre insegnavo nella scuola professionale di San Benigno Canavese nel 1996 l'Ispettore mi chiese la disponibilità di aiutare un missionario anziano in Nigeria: gliela diedi, con l'intenzione di completare il servizio in un tempo ragionevole e poi ritornare in Piemonte. Dopo un anno circa ritornai per accelerare le operazioni di preparazione di un container di materiali tecnici da inviare alla mia missione di Ondo ed incontrai l'Ispettore che mi domandò se mi fosse maturata la vocazione missionaria. Gli dissi con tutta franchezza che non ci avevo proprio pensato, e lui mi disse: “Bene Ricky, torna in Nigeria e pensaci”.
Da allora son passati quasi 22 anni di missione in Africa.

Un trauma cranico e san Giuseppe
La mia famiglia e i miei genitori in particolare hanno accettato questa mia scelta con tanta fede, all'inizio forse anche con un po' di angoscia soprattutto quando, dopo meno di due anni, fui rimpatriato e ricoverato d'urgenza all'ospedale Molinette con un trauma cranico dovuto ad “uno scambio di opinioni” o colluttazione avvenuta una notte con gruppo di rapinatori. Devo onestamente dire che anche per me non fu facile ritornare nella stessa missione dopo i sei mesi di convalescenza.
Dal gennaio 2011, dopo la morte di mio papà, l'ispettore della mia provincia religiosa AFW, Africa Ovest di lingua Inglese, di cui faccio parte, mi chiese di lasciare la Nigeria e venire subito in Ghana, così per quasi due anni ho “cambiato completamente il mestiere” voglio dire che mi son trovato a dirigere un'opera di frontiera per bambini, ragazzini (dagli 8 ai 15 anni) di famiglie poverissime, sul lungomare (Oceano Atlantico), 40 km ad Est di Accra, la capitale del Ghana. Lì ho fatto una delle mie esperienze salesiane più belle e di questo ne sono grato al buon Dio e al mio superiore religioso che mi ha concesso anche tanta fiducia.
Dal Settembre del 2012 ad oggi mi trovo a Sunyani, la mia missione attuale, situata nel Centro Ovest del Ghana, a circa 400 km da Accra (8 o 9 ore in autobus). Qui al Don Bosco in questi ultimi 7 anni ho svolto il compito di amministratore/economo della Comunità e delle attività e dei progetti collegati ad essa. Visto da un certo angolo è un “brutto mestiere” quello dell'economo perché ha a che fare con numeri, ricevute, entrate e uscite e, alla fine del mese, con un bilancio da far quadrare per la gioia del tuo economo ispettoriale e della sua équipe! Dall'altro lato è stata una bella esperienza direi anche molto salesiana per due motivi: uno è l'opportunità che hai come economo di incontrare tante persone soprattutto laici, di molti settori pubblici, e di far conoscere loro il nostro carisma e la nostra missione. Per secondo, ma non meno importante, sovente, ho toccato con mano l'intervento della Divina Provvidenza nei miei bilanci mensili, settimanali e anche giornalieri. Fin dall'inizio ho messo nel mio ufficio una bella statua di san Giuseppe ed ogni sera, anche tardi, prima di ritirarmi, affido a Lui tutti i conti, quelli che mi sembrano giusti e quelli che non tornano affatto, e domani è sempre stato un nuovo giorno, bello e pieno di speranza.

Che cosa fanno i Salesiani qui?
L'avventura ebbe inizio 26 anni fa con un gruppetto di pionieri salesiani che giunsero qui ad Odumase, nella periferia di Sunyani provenienti dalla Croazia, dalla Germania, dall'India e dall'Argentina. Si misero subito al lavoro nella Vigna del Signore, Parrocchia, Oratorio, Cappellanie in villaggi limitrofi e in meno di due anni i primi giovani poterono anche iniziare a frequentare la scuola tecnica in agricoltura e in edilizia. Oggi questa piccola scuola, il DBTI (Don Bosco Technical Institute) accoglie oltre 600 allievi/e distribuiti in 9 settori/dipartimenti; ultimo nato: l'alberghiero (cucina e servizio).
La scuola parificata ed approvata dal Governo solleva noi Salesiani da molti oneri economici, non ultimo gli stipendi dei docenti, e permette a tutti gli studenti di ottenere i titoli necessari per continuare gli studi fino all'Università. Un buon numero di insegnanti di oggi sono stati nostri allievi otto, dieci, quindici anni fa, e questo favorisce anche un più facile mantenimento dello spirito di don Bosco e del suo Carisma.
Posso dire che oggi don Bosco è conosciuto in Ghana, pur avendo solo tre presenze sul territorio nazionale, grazie soprattutto agli exallievi presenti in molte aree del tessuto sociale ghanese, occupando anche posti di responsabilità e di prestigio.

Quale futuro hanno i giovani ghanesi oggi?
Due progetti degni di essere raccontati. Circa cinque anni fa, nel 2013 ci siamo accorti che molti giovani adolescenti vivevano ai margini delle strade in città offrendo il loro servizio ai mercati locali per il trasporto di vari acquisti con le carriole. Fin qui tutto va bene se non che, tornando alle 10 di sera o a mezzanotte, abbiamo constatato che la strada era, ed è, la loro casa permanente. Dormono al bordo della strada, uno vicino all'altro usando la stessa carriola per letto e qualche cartone per coperta. Come comunità ci siamo detti: questa è la “periferia” che il Santo Padre invita i cristiani a scoprire. Li abbiamo contattati, invitati la prima domenica al Coronation Park, uno spazio pubblico ben conosciuto, e non senza fatiche legate anche a barriere linguistiche (inizialmente ben congegnate dai ragazzi stessi per proteggersi) dopo un mese li abbiamo invitati, una domenica pomeriggio, a giocare a calcio nel nostro campo quasi regolamentare. Siamo andati a prenderli in città a Sunyani, ed erano circa 80. Pian piano siamo diventati loro amici scoprendo con meraviglia che molti di loro parlavano benissimo l'inglese quindi non c'era bisogno di nessun interprete. Nel frattempo abbiamo contattato le autorità locali per poter avere dei posti dove questi ragazzi potessero ripararsi, lavarsi, riposarsi ecc. staccandosi un po' dalla strada. Alcuni mesi dopo un gruppetto di 25-30 di loro ha anche iniziato i corsi professionali nella nostra scuola. L'anno successivo altri ancora e oggi molti di questi hanno raggiunto il loro diploma lasciando il vecchio lavoro precario di “wheel barrow boys”.
Un altro importante fronte su cui i Salesiani di Sunyani sono impegnati da ormai tre anni è quello della Migrazione Illegale e Stop Tratta. In collaborazione con il VIS Italia, le Missioni Don Bosco di Torino, la CEI dei Vescovi italiani, il Ministero degli Esteri italiano, l'Ufficio Immigrazione ghanese e le Autorità Tradizionali del territorio si è inizialmente fatto un sondaggio in 5 zone cittadine del circondario di Sunyani, in un raggio di 40 km, da dove, secondo dati attendibili, molti giovani dai 18 ai 30 anni hanno iniziato il viaggio verso la Libia attraverso il deserto del Sahara.

È possibile vivere qui?
Noi Salesiani pensiamo e crediamo che sia importante aiutare queste creature di Dio a vivere qui in Ghana una vita bella e dignitosa e possibile. Sì, possibile. Perché in Ghana non si muore di fame o per siccità, perché non abbiam da bere, o il “regime” ci priva delle libertà fondamentali. No! Il Ghana è un paese libero e democratico (indipendente dal 1957). Noi crediamo in uno sviluppo a misura d'uomo e ci battiamo perché tutti possano avere un modo dignitoso di provvedere al proprio futuro. Ai giovani selezionati in questo progetto, circa 120, proponiamo e insegniamo un modo alternativo di coltura, anche attraverso l'uso di serre (green house) utili soprattutto per proteggere le coltivazioni dalla peste locale chiamata Mosca Bianca “white fly”. Il corso per ogni gruppo di 20-25 persone ha una durata di 14 settimane. Agli utenti con esiti ritenuti soddisfacenti viene data la possibilità di accedere a fondi di micro credito per avviare un'attività in proprio o in piccole cooperative. Le Regine Madri (autorità locali molto prestigiose) si sono rese disponibili per rilasciare appezzamenti di terreno per questo scopo. Collegata a questa prima fase si sta progettando la successiva che dovrà coinvolgere i beneficiari nella fase di “trasformazione”. Il campo è ancora aperto su molti fronti, inclusa la creazione di un team di esperti del settore.

Come sono i giovani ghanesi?
I giovani ghanesi oggi sono figli del loro tempo. Lo vedo soprattutto in quelli che frequentano i nostri ambienti ma è così un po' per tutto il Ghana. Sono bombardati dai media come i loro coetanei italiani o europei, ma con una differenza sostanziale: il “pocket money” accessibile ad un 18enne ghanese medio è equivalente ad un ventesimo di quello di un 18enne italiano medio. Se il sabato sera un nostro moderato giovanotto consuma i suoi 20 euro per un po' di sano divertimento, il suo corrispondente ghanese non va e non può andare oltre 1 euro equivalente. E chi non ha il telefonino qui a Sunyani? Solo uno zombi potrebbe non averlo. Ma chi ha qui sul telefonino un contratto mensile (o annuale) con accesso illimitato ad internet come da noi? E qui gli zombi aumentano a dismisura.
Studiare, frequentare le università in Italia costa caro, sì, certo. Qui costa 10 volte tanto! I paragoni possono essere odiosi ma qualche volta bisogna farli perché le esigenze, i doveri e i diritti di un giovane ghanese in questo mondo globale, sono proprio uguali a quelli di un giovane italiano.
Io sto dalla parte di questi giovani che hanno ancora tanta strada da fare, cerco di dar loro una mano per ottimizzare il “carburante” che hanno in abbondanza utilizzando un libro, dico sempre loro, un libro senza pagine che non si vende in nessuna libreria né in Ghana né in Italia; è il libro dell'esperienza di vita. Questo mi dà gioia e speranza nella mia vocazione di ogni giorno, e per questo ringrazio il Buon Dio e don Bosco.