I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI NEL MONDO

NICOLE STROTH (TESTO E FOTO DI NICOLE STROTH DA DON BOSCO MAGAZIN)

Ucraina
una casa piena di vita

Leopoli si trova a ottanta chilometri di distanza dal confine polacco. Al di fuori del centro benestante, molti bambini devono vivere per strada. Gli istituti gestiti dallo Stato sono sovraffollati. Circa dieci anni fa, i Salesiani di don Bosco, in collaborazione con i servizi di assistenza ai minori, hanno realizzato una casa famiglia per bambini e ragazzi.
Qui e nella Scuola professionale che si trova di fronte alla casa, i Salesiani aiutano i giovani a trovare la loro strada nella vita.

Il ragazzo muove un passo dopo l'altro con circospezione. Un sorriso si disegna sulle sue labbra: è il suo tratto distintivo.
Yegor è sempre di buonumore e trasmette una contagiosa pace interiore. È incredibile come questo ragazzo di ventidue anni segua il percorso della sua vita con umiltà ed equilibrio, senza poter vedere, ma con molta fiducia e forza di volontà. Yegor aveva dieci anni, quando è arrivato nella casa famiglia dei Salesiani di don Bosco di Leopoli.
La ragione per cui è privo della vista non è del tutto chiara. Don Mychaylo Chaban, direttore dell'Istituto, ha spiegato: «Sono state formulate due ipotesi. Forse è stato colpito da una malattia che l'ha portato alla cecità. Non è però improbabile che le sue cornee siano state vendute sul mercato legato al traffico d'organi». Le storie come questa sono sconvolgenti, ma nella casa famiglia “Pokrova” non sono rare.
Vivono qui sessantacinque ragazzi di età compresa tra otto e diciotto anni. Trentacinque sono orfani dei quali don Chaban ha assunto la tutela legale. Gli altri trenta ospiti della struttura hanno ancora un genitore o entrambi, che tuttavia per vari motivi non possono occuparsi dei figli. «Solo i genitori di cinque o sei ragazzi su trenta sono interessati ai rispettivi figli. E saremmo lieti se alcuni di loro non lo fossero», dichiara sinceramente don Chaban. Spiega che la madre di un ragazzo che vive qui è tossicodipendente. Il padre è stato in prigione e, ora che è libero, ogni tanto si reca a trovare il figlio nella casa famiglia. «Quest'uomo, però, ha ancora problemi e intimidisce il figlio. Il ragazzo è diventato timoroso e parla poco».
È un passo indietro nel percorso del ragazzo.

I “grandi” aiutano i piccoli
Molti bambini si trovano subito bene nell'atmosfera familiare che regna nella casa famiglia. Natalia Boiko, che lavora da dieci anni come educatrice presso la Casa don Bosco, ha spiegato che occorrono circa tre mesi, affinché i giovani ospiti della Casa acquistino fiducia: «Quando un bambino o un ragazzo che proviene da una famiglia problematica arriva da noi, innanzitutto deve abituarsi alla nostra routine quotidiana. Ci avvaliamo anche dell'opera di psicologi, che si prendono cura dei minori. In genere i ragazzi si sentono subito al sicuro con noi». Per Yegor è stato così: «I ragazzi che vivono qui e gli educatori mi hanno sempre aiutato e trattato bene». Il giovane, che ha ventidue anni, è in una fase di passaggio, definita come acquisizione dell'autonomia.
Ha un appartamento a Leopoli, ma deve ancora imparare a muoversi nella vita di tutti i giorni.
Per questo a volte trascorre ancora la notte nella casa famiglia. Con i suoi amici, come dice. «Sono abituato ad avere molte persone intorno a me. La casa famiglia mi manca e vengo spesso a trovare i ragazzi che vivono qui».
Si comprende subito che nella casa famiglia i ragazzi sono uniti e si rispettano a vicenda, a parte occasionali incomprensioni. I più grandi aiutano i più piccoli e badano a loro anche quando giocano. Lo fa ad esempio Andrij, che spinge pazientemente nel prato su una bicicletta azzurra Vadim, più giovane di lui. Vadim deve ancora imparare a pedalare e bilanciarsi nello stesso tempo. Corre poi rapidamente sul campo sportivo, che avrebbe urgente bisogno di manutenzione.
I ragazzi però scansano abilmente le grandi buche e non si lasciano rallentare dalla loro presenza.
Neppure i Salesiani si sono lasciati fermare. Lavorano da dieci anni con bambini e ragazzi orfani.
All'inizio vivevano nell'Ispettoria dei Salesiani a Leopoli, a pochi minuti in auto di distanza dall'attuale sede della casa famiglia. Don Mychaylo Chaban ricorda: «La prima idea allora era quella di dare un tetto ai bambini di strada per due o tre settimane. A poco a poco è però sorto in noi il desiderio di realizzare una vera casa, con gruppi in stile familiare. Inoltre continuavano ad arrivare nuovi ragazzi e avevamo bisogno di più spazio». Così quattro anni fa è stata costruita una nuova casa, proprio di fronte alla Scuola professionale dei Salesiani, di cui i Figli spirituali di don Bosco sono particolarmente orgogliosi, perché è l'unica Scuola professionale cattolica in Ucraina. Già da quindici anni, in questa Scuola i giovani possono seguire percorsi di formazione relativi a vari ambiti professionali, come ad esempio quelli delle acconciature o della falegnameria.
Da tre anni vengono proposti anche corsi riguardanti la ristorazione. Da questo punto di vista, i Salesiani hanno dato una risposta a una realtà contingente. Leopoli, infatti, ogni anno è meta di 2,5 milioni di turisti e le possibilità di trovare un lavoro relativamente ben pagato in questo settore sono aumentate. Oltre la metà dei circa cento allievi della Scuola professionale scelgono dunque i corsi che li preparano a diventare cuochi, camerieri o barman. Don Chaban spiega: «Dobbiamo valutare sempre quali percorsi di formazione garantiscano sbocchi occupazionali e che cosa i giovani apprezzino. Ad esempio, in passato proponevamo corsi di cucito, ma nessuno voleva più seguirli. Ora la sartoria è dunque affittata a esterni. È invece previsto l'avvio di un percorso di formazione per meccanici di auto. Il cantiere in opera vicino alla casa famiglia mostra che questo progetto non è un pio desiderio, ma è già in via di realizzazione. Al piano inferiore sorgerà un'officina, al piano superiore una palestra per i bambini e i giovani».
Don Mychaylo Chaban ha abbastanza da fare. Il suo smartphone gli ricorda gli impegni, le decisioni da prendere, gli accordi da concludere. Il sacerdote di quarantadue anni però non perde di vista i ragazzi. Anche dopo una dura giornata di lavoro, di sera gioca ancora a calcio con loro per un paio d'ore o passa a visitare i gruppi che vivono nella casa famiglia. I ragazzi più grandi si rilassano nella sala comune, seduti su sgabelli colorati davanti a un grande televisore a schermo piatto, un regalo della polizia dopo una retata antidroga. Al piano inferiore, i più piccoli cenano insieme; don Chaban si siede accanto a loro. I ragazzi apprezzano la sua attenzione, di cui non hanno mai vissuto l'esperienza a casa loro. Don Chaban conosce la storia di ognuno di loro: «Ad esempio, i genitori di Oleksander volevano fare una festa nel bosco senza essere disturbati. Legarono dunque il figlio a un albero e poi lo dimenticarono là. Il bambino dovette dunque passare due notti da solo nel bosco». Don Chaban scuote lievemente il capo, poi continua: «Ilya ha nove anni e un fratello. Presto verranno a stare da noi. La loro madre ha problemi psichiatrici e i bambini hanno dovuto badare a loro stessi. Per sopravvivere raccoglievano bottiglie per la città».
Ma questo è il passato dei bambini. I Salesiani di don Bosco edificano il loro presente e danno loro un futuro.
Yegor sta per cominciare a camminare con le sue gambe. È soddisfatto della sua vita: «Per molto tempo non avrei saputo che cosa fare. Ora sto seguendo un percorso di apprendistato per diventare massaggiatore. Mi piace molto».

L'UCRAINA SOFFRE
Don Karol Manik dirige l'Ispettoria ucraina “Maria Ausiliatrice” da quattro anni. I Salesiani di don Bosco presenti qui appartengono alla Chiesa greco-cattolica. La profonda fede in Dio è la fonte da cui il religioso cinquantunenne nato in Slovacchia attinge la forza per il suo lavoro con i bambini e i giovani a Leopoli.

Ispettore, come valuta la situazione sociale in Ucraina e a Leopoli?
In Ucraina è in corso una guerra. Tutti lo sentono dire. All'estero non si parla molto di questo conflitto, che dura già da quattro anni, ma per noi è presente ogni giorno.
Per fortuna, i violenti scontri in corso nell'Ucraina occidentale non ci coinvolgono direttamente, ma parte dei soldati che combattono nella parte orientale proviene da qui. Inoltre, giovani volontari percorrono regolarmente l'area di crisi per portare generi alimentari, abiti e aiuto in quelle zone. La guerra è dunque un problema per tutto il popolo.
Per andare al punto: l'Ucraina è un paese che soffre, per la guerra e per problemi politici ed economici. Non abbiamo stabilità.
Per questo molti Ucraini sono costretti a lasciare il loro Paese per andare a lavorare in Europa occidentale. Il ceto medio è poco presente in Ucraina. Ci sono alcune persone molto ricche e molte che devono trovare un modo per sopravvivere. L'aspetto positivo è che Leopoli è una città multiculturale. Vengono qui molti turisti, anche occidentali. Le politiche sociali a Leopoli sono una priorità e l'impegno delle chiese, delle comunità religiose e della Caritas è degno di nota.

In che misura la guerra in corso nella parte orientale del Paese influenza il lavoro dei Salesiani di don Bosco?
Due nostri confratelli sono cappellani militari e si trovano temporaneamente sul posto. Inoltre, la nostra parrocchia organizza sempre raccolte di generi alimentari, abiti e denaro. Un'altra iniziativa che abbiamo avviato quest'anno è un campo estivo di vacanza per venticinque bambini e ragazzi dell'Ucraina orientale.
I primi Salesiani di don Bosco sono arrivati in Ucraina venticinque anni fa. Per il momento la nostra unica sede è a Leopoli.
Abbiamo però in progetto la costruzione di una casa a Kiev e poi pensiamo di portare a poco a poco le idee e la pedagogia di don Bosco a est, perché vediamo che ce n'è molto bisogno.

Quanto è difficile per lei, come slovacco, essere alla guida di un'Ispettoria ucraina?
A livello culturale non si notano grandi differenze. Gli ucraini sono aperti, ospitali e sereni. Ovviamente resto comunque uno straniero. La mia famiglia non è qui e per me questo non è sempre facile. La motivazione che mi spinge è costituita dai giovani, che sono di animo buono e, nonostante le circostanze difficili, in genere sono felici.

Il lavoro dei Salesiani in Ucraina è apprezzato dalla società e dalla politica?
Il nostro orfanotrofio opera da dieci anni e ha una buona reputazione. Grazie al nostro lavoro siamo abbastanza conosciuti a Leopoli e i politici apprezzano il nostro impegno. Fin dall'inizio abbiamo portato in città nuove idee, alcune delle quali sono state riprese da altri. Un esempio: durante le vacanze, organizziamo sempre un programma per bambini della durata di due-tre settimane con l'aiuto di volontari. Abbiamo avviato questa iniziativa e in un primo momento eravamo gli unici a proporla. Ora anche altre parrocchie hanno compreso che un progetto di questo genere è bello e importante e organizzano a loro volta attività per le vacanze.

Considerando la Scuola professionale e la casa famiglia, che cosa la rende particolarmente orgoglioso? Che cosa la rende più felice?
Per don Bosco era importante offrire ai giovani un percorso di formazione. Non solo dare ai giovani un pesce, ma una canna da pesca perché imparassero a pescare. Anche noi sosteniamo questa idea.
Il fatto che la nostra Scuola professionale sia la prima e unica istituzione cattolica di questo tipo in Ucraina ci rende orgogliosi. Speriamo che sia un modello per altre organizzazioni e forse saranno presto aperte scuole di questo tipo anche altrove. Sono anche felice della nostra casa famiglia. In Ucraina ci sono molti orfani. Circa 200.000 sono ospitati in collegi. Da noi ogni minore trova attenzione, la possibilità di seguire un percorso di formazione e nuovi amici. Per noi è importante offrire considerazione a ognuno di questi ragazzi. La nostra casa è diversa dagli istituti dello Stato, perché da noi regna un'atmosfera familiare.
Vogliamo che ogni bambino senta l'amore di Dio e sia felice nella vita.

INFORMAZIONI
Oltre a sessantacinque orfani, nella casa famiglia dei Salesiani di don Bosco vivono anche settanta studenti che non potrebbero permettersi una camera a Leopoli.
La Scuola professionale ospita inoltre circa quindici ragazze di età superiore a diciotto anni.
I Salesiani cercano di coprire parte dei costi con la panetteria che si trova nel seminterrato della casa famiglia.
Ad esempio, ogni domenica nelle parrocchie salesiane della città si vendono 1000 pagnotte cotte qui. Inoltre, la cucina prepara il pranzo per una grande azienda italiana a cui fornisce fino a 200-300 pasti al giorno.