I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

JOSÉ J. GÓMEZ PALACIOS

Il mistero del libro scomparso

Sono un vecchio libro. Le mie pagine consumate si trovano sul fondo di un baule di legno nel seminterrato di un antiquario. Molti conoscono la mia esistenza. Nessuno sa dove sono.
Ricordo vagamente la luce che ho contemplato durante i miei primi anni. Mi sento un sepolto vivo.
Ma ricordo molto bene la felicità del mio giovane autore, il cui nome campeggia sulla mia copertina: Giovanni Bosco.
Il titolo è un po' pomposo: L'enologo italiano, ma nel 1844, quando l'autore scrisse le prime righe, era un giovane seminarista di 29 anni. Consultò le mie colleghe enciclopedie, ricordò i suoi anni da contadino, parlò con gli abitanti del villaggio e soprattutto ci mise tutto l'amore per la sua terra e per questa pianta così bella, pittoresca e biblica: la vite.
Amava le viti. Le sognava anche. Una volta don Bosco raccontò: «La notte del giovedì santo, 9 aprile 1868, appena assopito, cominciai a sognare. Mi trovavo nel cortile dell'Oratorio intento a discorrere con alcuni superiori. A un tratto vediamo spuntare da terra una vite bellissima. Subito spuntarono anche bei grappoli; gli acini ingrossarono e l'uva prese un magnifico colore. Io osservavo con gli occhi spalancati, muto dallo stupore, quando a un tratto tutti gli acini caddero per terra e diventarono altrettanti giovani vispi e allegri: saltavano, giocavano, gridavano, correvano che era un piacere a vederli».
Sono nato con un obiettivo chiaro: istruire i contadini, che lo stato trattava male, sulla coltivazione della vite e la produzione del vino. Giovanni Bosco conosceva la durezza della vita che gli uomini e le donne della campagna devono sopportare. Voleva aiutarli a sviluppare vini eccellenti in grado di competere nei mercati.
Fui distribuito a contadini, parroci, medici e sindaci delle città piemontesi, fui più volte ristampato in migliaia di copie. Ma niente dura a lungo quaggiù. Ora sono un libro perduto.
La prima sede di don Bosco fu uno stanzino attiguo alla sagrestia di San Francesco d'Assisi, nel cui mezzo sorgeva una vite che, uscendo da un foro della volta, ramificava e fruttificava sopra il tetto. Attorno a questa vite, don Bosco raccolse e catechizzò il primo drappello dei suoi piccoli amici.»
Nel cortile dell'Oratorio, le finestre delle camerette di don Bosco sono ancora incorniciate da una splendida vite. L'aveva sempre voluta e i suoi figli l'avevano sempre salvata anche per mantenere una sua bella consuetudine. Poiché in autunno egli ne vendemmiava l'uva matura, di cui faceva omaggio a benefattori e regalava ai giovani della quarta e quinta ginnasiale.

La storia
In mezzo a tale fermento compariva un volume di 150 pagine dal titolo: L'Enologo Italiano, opera di don Bosco, del quale non ci venne fatto di trovare copia nonostante lunghe ricerche. Non era entrato in politica, ma faceva proprie con questo libro le idee e le aspirazioni del popolo (Memorie Biografiche II, 473-474).