I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA BUONANOTTE

B.F.

Gli auguri

Il piccolo Carlo era un bambino timido e tranquillo. Un giorno arrivò a casa e disse a sua madre che avrebbe voluto preparare un biglietto di auguri per Natale per tutti i suoi compagni di classe.
La madre istintivamente esclamò: «Ma no! Non è il caso!».
Ogni giorno osservava i bambini quando tornavano a casa a piedi da scuola. Il suo Carlo arrancava sempre per ultimo. Gli altri ridevano e formavano un'allegra e rumorosa combriccola. Ma Carlo non faceva mai parte del gruppo. La madre decise di aiutare il figlio e acquistò cartoncini e pennarelli. Per tre settimane, sera dopo sera, Carlo illustrò meticolosamente ventinove cartoline di Buon Natale.
Giunse l'ultimo giorno prima delle vacanze natalizie e Carlo era fuori
di sé per l'emozione.
Accatastò con cura i suoi biglietti, li mise nello zainetto e corse fuori.
La madre decise di cucinargli il suo dolce preferito e farglielo trovare con una tazza di cioccolata calda per quando sarebbe tornato a casa da scuola. Sapeva che sarebbe rimasto deluso e forse in questo modo gli avrebbe alleviato il dolore.
Avrebbe dato un biglietto di auguri a tutti, ma lui non ne avrebbe ricevuto nemmeno uno.
Quel pomeriggio preparò la torta e la cioccolata. Quando udì il solito vociare dei bambini, guardò fuori della finestra. Stavano arrivando, ridendo e chiacchierando come al solito. E come sempre l'ultimo era Carlo. Da solo. Ma aveva le spalle più dritte.
Entrò in casa quasi di corsa e buttò lo zainetto su una sedia. Non aveva niente in mano e la madre si aspettava che scoppiasse in lacrime.
«La mamma ti ha preparato la torta e la cioccolata» disse, con un nodo
in gola. Ma lui quasi non sentì le sue parole. Passò oltre, il volto acceso, dicendo forte: «Neanche uno. Neanche uno!».
La madre lo guardò incerta.
Il bambino la fissò in volto e aggiunse: «Non ne ho dimenticato neanche uno, neanche uno».

Come Gesù: «Questa è la volontà del Padre che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che mi ha dato» (Giovanni 6,39).
Neanche uno.