I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

COME DON BOSCO

PINO PELLEGRINO

I cinque doni del Natale

Natale è una Festa straripante. Ci lancia mille messaggi, mille input. Approfondirli tutti è impossibile. Il più: la nascita di Cristo vuole ricordarci di non smarrire mai il concetto di “nascita”.

In prima battuta tale invito può sembrare senza mordente. In realtà è un invito di valenza antropologica fondamentale! A ben pensare, infatti, è proprio per nascere che siamo nati! Lo sottolinea il noto psichiatra austriaco Erich Fromm, per il quale non ci sono dubbi: «Il primo compito della vita è dar alla luce se stessi».
Dare alla luce se stessi
Un'impresa che non onoreremo mai del tutto. Comunque, restiamo tutti sottosviluppati. Non è un'offesa, ma una verità oggettiva, l'uomo è una riserva di possibilità pressoché infinite! Pensiamo, ad esempio, al cervello. Il cervello è un micro cielo.
È costituito da 100 miliardi di cellule (i neuroni) quante sono le stelle della nostra galassia, la Via Lattea. I neuroni hanno un groviglio di connessioni (centomila miliardi!). Ogni connessione un'idea. Gli studiosi sono convinti che il nostro cervello possa cogliere una quantità di informazioni pari a cento trilioni. Questo per il solo cervello. E che dire della capacità di amare, di memorizzare, di volere, di adorare? Insomma, per tagliar corto, quando si parla dell'uomo è da disonesti piangere miseria. Una cosa è certa: nessuno riuscirà mai a realizzare tutte le potenzialità di cui è dotato.
Ebbene, ogni anno il Natale ci ricorda questo e ci dà la sveglia!
Ci dice di rispondere al Natale di Cristo con il nostro massimo “natale” possibile.
A questo punto diventa chiaro che Natale è Festa dolce, ma anche impegnativa come nessun'altra Festa del calendario cristiano. Accettare davvero il Natale significa respingere una vita minima, formato tascabile, per abbracciare una vita massima.
La strategia dei cinque valori
Il bello è che proprio il primo Natale (non quelli taroccati di oggi) ci indica anche la strategia per arrivare a tanto. È la strategia dei cinque valori natalizi che impiantano l'Uomo con la lettera maiuscola: il valore dell'essenzialità, il valore del silenzio, il valore della pace, il valore della gioia, il valore della tenerezza. Basta entrare nella grotta di Betlemme e vederli in diretta: sono valori da vivere.
1. L'essenzialità. In quella grotta tutto è ridotto all'osso. Tutto è sobrio. Essenziale. Ormai è sotto gli occhi di tutti che troppo benessere più che una meta, è una trappola: troppo benessere uccide l'anima.
2. Il silenzio. Tutto intorno tace. Gesù nasce. È sempre così. Solo nel silenzio nasce qualcosa. Il rumore è un killer invisibile che ci prosciuga l'anima.
3. La pace. Per un momento tutto il mondo è in pace. Persino l'impero romano è in pace. È il momento adatto per nascere. Sì, perché là ove vi è tensione è impossibile l'educazione. Lo avvertono anche i bambini. Le indagini ci fanno sapere che il regalo più atteso per Natale da tutti i figli è che “papà e mamma non bisticcino più!”.
4. La gioia. Tutto il Natale è sotto il segno di “una grande gioia” come cantano gli angeli. La gioia è educativa per natura sua. Ci migliora sempre, mentre la tristezza ci peggiora sempre. È questa verità che ci fa collocare la gioia tra i primi posti nella scala dei valori natalizi.
5. La tenerezza. In quella grotta tutto è tenero, persino gli animali che riscaldano il bambino. Saggio messaggio da memorizzare: non le urla ma gli abbracci salvano l'uomo.
Per concludere:
Il Natale parla forte quando ci lancia il messaggio: “Rispondi alla nascita di Cristo con il massimo della tua nascita!”. Il Natale parla limpido quando ci indica le strategie per realizzare tanta impresa. Per questo il tentativo in atto di oscurare il Natale può configurarsi come un vero e proprio reato pedagogico.

AUGURI AGLI AMICI
Ai lettori della nostra rubrica l'augurio:
• di uscire tutte le mattine dal letto come la musica dalla sveglia.
• di non abituarsi mai allo sbadiglio.
• di regolare la vita sulle stelle e non sui fari delle auto.
• di vedere nero solo quando è buio.
• di non metter mai il 'non' davanti al 'posso'!