I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE CASE DI DON BOSCO

O. PORI MECOI

Milano Via Copernico

Don Bosco era affascinato dall'opera degli Oratori milanesi che vantava una storia secolare e “in nessuna altra città desiderava stabilire i suoi Salesiani più che a Milano”. Oggi, i Salesiani sono una presenza preziosa di grande impatto educativo, formativo e sociale. E meritano la stima che li circonda.

Da sempre don Bosco aveva guardato con forte attrazione a Milano, interessato all'opera degli Oratori milanesi, esperienza educativa con alle spalle più di tre secoli di storia e fucina di sempre nuove sperimentazioni. Le cronache del tempo ci dicono che “dopo Roma, in nessun'altra città, desiderava stabilire i suoi Salesiani più che a Milano”. Salito sulla diligenza Torino-Milano (carrozza trainata da cavalli), approda in città la prima volta nel 1850 soggiornando all'Oratorio S. Luigi per ben 19 giorni. Abbiamo notizia di altre visite; diverse volte raggiungerà il capoluogo lombardo, sostandovi anche nel 1886 pochi mesi prima della morte. Ma non don Bosco bensì il suo successore, don Michele Rua, avrà il merito di inviare i primi salesiani nella grande metropoli milanese.
Solide radici
In Via Copernico, l'attuale sede, i Salesiani cominciano a costruire nel settembre del 1895, ma leggendo le cronache della Casa si scopre che i figli di don Bosco avevano messo piede a Milano quasi un anno prima, alla vigilia dell'Immacolata del '94. La prima dimora è in una casetta di via Commenda nella zona di Porta Romana.
L'inizio è semplice come lo era stato cinquant'anni prima per don Bosco a Torino: un Oratorio aperto a tutti, un campo da gioco e una modesta scuola per alcuni ragazzi. Questa presenza, cara al cuore e alla memoria, non verrà però abbandonata e per quasi 70 anni funzionerà ancora come oratorio festivo. Ma in verità questo luogo comincia ben presto a diventare stretto per chi vuole sognare in grande! A Milano, come in genere capita per tutte le presenze salesiane, prima si cerca il terreno adatto e lì si butta il seme in attesa di un'abbondante fioritura e frutti copiosi. Questi primi salesiani, sognatori come il loro Padre don Bosco, sono dotati di coraggio e tanta fede. Su quei campi di ortaglie e prati incolti danno inizio alla nuova costruzione, a pochi passi dal luogo dove, negli anni '30, sorgerà la nuova Stazione Centrale. Piano piano i sogni, sotto la protezione di Maria Ausiliatrice (che è la stessa Madonnina del 'Dom de Milan'!), cominciano a prendere forma e diventare realtà.
È curioso constatare come di pari passo, accanto alla nuova Stazione Centrale segno di entusiasmo e fiducia nel futuro, cresca anche la casa salesiana. Infatti alle prime costruzioni se ne aggiungono altre e in esse trovano collocazione le aule e gli uffici per le Scuole Classiche e, dal 1936, le Scuole Tecniche e Professionali. Una storia di 125 anni che rimane viva e si rinnova anche oggi.
Oggi, gli allievi sono quasi duemila. Si parte dalla Primaria (cinque classi per quasi 150 bambini) e dalla Scuola Media (12 classi, quattro per sezione, per un totale di 360 ragazzi). E poi 1400 giovani distribuiti nel Liceo Classico e Scientifico, Liceo delle Scienze applicate e Istituto tecnico di Grafica e Meccanica, Istruzione e Formazione Professionale CNOS/FAP in campo grafico, meccanico ed elettrico. Inoltre, da alcuni anni è presente un Convitto che ospita una cinquantina di universitari.
La scuola salesiana di Via Copernico in città è stimata e riconosciuta da tutti. Nell'opera educativa non mancano la consulenza e il supporto scientifico del Centro di psicologia clinica ed educativa COSPES che svolge il suo servizio anche per il territorio.
Il direttore precisa: «Ma non ci basta essere una buona scuola (non mancano buone scuole in una grande città come Milano!) ciò che ci è proprio e ci identifica è l'essere scuola “salesiana”. Come salesiani abbiamo un'attenzione particolare per le cose dell'anima. Anche l'anima, come il corpo, per vivere e star bene ha bisogno di nutrimento e allenamento. Oltre al buon giorno del mattino, ci sono le Confessioni, le S. Messe, i Ritiri ed Esercizi Spirituali che ritmano i momenti liturgici più importanti dell'anno. Insieme a questo aspetto in una casa salesiana non deve mancare l'allegria. L'aspetto ricreativo e sportivo quotidiano è d'obbligo nell'animazione del cortile con tornei, gare, giochi. L'estate al mare di Cesenatico (è la casa estiva di Milano) e le vacanze di studio all'estero sono momenti attesi da tutti. La Scuola promuove varie iniziative e favorisce i gruppi extrascolastici di formazione culturale, musicale e teatrale. Un'attenzione speciale è riservata ai gruppi formativi».
Parrocchia e Oratorio
Il S. Ambrogio è un'opera salesiana a 360 gradi, quindi casa che accoglie, cortile per incontrarsi da amici, scuola che prepara alla vita e Parrocchia che evangelizza. Il Signore è presente e può entrare in tutte le case della nostra zona attraverso la Parrocchia dedicata alla “Conversione di S. Agostino”, sorta attorno alla chiesa chiamata semplicemente “S. Agostino” e che, anche fisicamente, si situa al centro di tutta la costruzione salesiana. Non deve stupire la dedica ad Agostino, retore africano che, giunto a Milano, si avvicina alla fede ricevendo il battesimo nel 387 dal vescovo della città sant'Ambrogio. Non è un titolo scelto a caso, ma emblema di ogni giovane inquieto alla ricerca del senso della vita. Con un anacronistico pizzico di fantasia “salesiana” - e con sorriso pedagogico - potremmo definire Agostino come un Michele Magone che la grazia trasformerà in un san Domenico Savio. La chiesa in stile romanico, pregevole sia all'interno sia all'esterno, è tra le più belle chiese di inizio Novecento. Agli inizi, per una quindicina di anni circa, funzionerà solo come rettoria fino alla consacrazione ad opera del beato cardinal Andrea Ferrari che nel 1914 la erigerà in parrocchia. Ricostruita dopo il bombardamento del 1943, si presenta ora, dopo lavori e restauri importanti, nel suo splendore e nella sua sobria bellezza. Incontriamo il parroco, don Virginio Ferrari, intento a parlare con un senzatetto sui gradini della chiesa che, per la sua vicinanza alla Stazione Centrale, è meta ricorrente di tanti poveri che cercano una moneta o qualcosa da mangiare.
«La Parrocchia ha poco più di 100 anni di vita e conta circa 12.000 abitanti. Nasce e cresce in simbiosi con l'Istituto salesiano. Come zona si è sviluppata attorno alla Stazione Centrale, rubando ai prati gli spazi per costruire nuove case e nuovi palazzi (in parrocchia c'è anche la Via Gluck resa famosa dalla canzone di Celentano!). L'Oratorio è punto di riferimento e luogo di accoglienza per tanti ragazzi e giovani».

IN CHIESA C'È UNA PRESENZA MOLTO CARA
La chiesa ospita il sepolcro con i resti mortali del venerabile Attilio Giordani, pellegrinaggio e meta ininterrotta di famiglie ed exallievi. Rimane per tutti una figura luminosa ed esemplare che ha creduto nell'oratorio e nella parrocchia, impegnandovi tutto il proprio tempo libero. Padre di tre figli, lavoratore alla Pirelli, è ricordato come un formidabile catechista e animatore di Oratorio e come un intraprendente delegato di Azione Cattolica. Arrivato alla pensione può realizzare il suo sogno: quello di partire, in compagnia della moglie Noemi, per il Brasile con l'Operazione Mato Grosso, seguendo da vicino i tre figli e condividendone l'ideale missionario. Qui concluderà la sua vita nel 1972 a 59 anni dicendo al figlio Pier: “Adesso continua tu!”. Oggi continuano la sua opera tanti volontari dell'Oratorio, catechisti, animatori liturgici e del canto.