I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

CHE COSA PENSANO I GIOVANI

CLAUDIA GUALTIERI

Messaggio agli adulti

Che cosa vogliono dire i giovani di oggi agli adulti? Non lanciano rimproveri o accuse. Al contrario, scelgono semplicemente di dire “grazie” a quegli adulti che fanno parte della loro vita. In fondo, dagli adulti, noi giovani vogliamo principalmente una cosa: che percepiscano la vostra affettuosa presenza, nonostante tutto.

Mery, 18 anni
“Grazie a tutti gli adulti che possiedono il coraggio di saperci ascoltare e aiutare”.
Ci sono molteplici cose che avrei sempre voluto dire a tutti gli adulti che hanno rivestito un ruolo emblematico all'interno della mia vita, ma che per vergogna e riservatezza non ho mai detto. Vorrei ringraziarli tanto perché mi hanno trasmesso la voglia di saper apprezzare ciò che mi circonda, ma sopratutto mi hanno insegnato a lottare per raggiungere tutti i miei obiettivi. Ringrazio tanto la mia famiglia perché, soprattutto durante i momenti di sconforto, è riuscita a fare il possibile per potermi far stare serena e donarmi l'amore di cui tutti abbiamo bisogno. Ringrazio tanto tutte le persone che fanno parte dell'ambiente oratoriano ritenuto da me “casa” sono riuscite a trasmettermi tutti i sani valori e principi di cui tutti gli adolescenti dovrebbero essere a conoscenza. L'oratorio è il mio luogo di serenità e, anche se i miei impegni sportivi non ne garantiscono la mia assidua presenza, so che quel luogo sarà uno dei miei principali punti di riferimento. Infine, grazie a tutti gli adulti che possiedono il coraggio di saperci ascoltare e aiutare. Spero tanto che tutti possano acquisire questa capacità, così da tendere una mano e strappare un sorriso al prossimo. Tutti noi ne abbiamo bisogno.

Enrichetta, 20 anni
“Invito tutti i ragazzi a non dare per scontati i propri genitori”.
Io non ho vissuto una situazione semplice all'interno della mia famiglia. I miei genitori si sono separati quando io ero ancora molto piccola da non poter capire il significato di quell'allontanamento, ancora troppo ingenua per riuscire a comprendere il vero significato di questo gesto. Ecco perché, vorrei dedicare questo pensiero al mio papà e lo vorrei fare in modo molto semplice, con la parola “grazie”. Questa parola può essere banale per tanti e sottovalutata da molti, ma per me ha un significato molto forte perché è sinonimo di gratitudine, perché io sono molto grata di quello che ha fatto e tuttora fa per me. Mi ha cresciuta, mi ha incoraggiata quando più ne avevo bisogno, e ancora adesso, che ho 20 anni, è sempre accanto a me e, anche se non fisicamente per ragioni lavorative, lo è con il pensiero con le mille chiamate che mi fa e con tutto l'affetto che mi dimostra. Credetemi, non c'è cosa più bella per me. Un'altra persona che voglio ringraziare è mia zia, perché lei mi ha seguita in tutto il mio percorso di crescita, sempre al mio fianco in qualsiasi situazione e in qualsiasi scelta di vita, quindi si può dire che è stata una seconda mamma. Invito tutti i ragazzi a non dare per scontati i propri genitori, o chi ne fa le veci, perché sono loro che ci hanno dato la vita e che ci sostengono quotidianamente e ci supportano nelle difficoltà. Anche se noi pensiamo di essere grandi a sufficienza per badare a noi stessi da soli, non saremo mai troppo grandi per ascoltare e seguire i loro insegnamenti.

Annalisa, 26 anni
“Grazie di aver ascoltato non solo con la testa ma anche con il cuore”.
Vorrei indirizzare il messaggio ai miei genitori, dicendo loro “grazie”. Grazie di non avermi mai lasciata sola nei momenti più brutti; grazie di avermi perdonato quando sbagliavo qualcosa o non riuscivo a capire che cosa loro intendessero e mi impuntavo sulle mie ragioni; grazie sempre di avermi appoggiata e spronata a migliorarmi ogni giorno; soprattutto, grazie di aver ascoltato non solo con la testa, ma anche con il cuore, le mie richieste di aiuto in determinati momenti e di aver compreso determinate scelte, permettendomi di crescere e maturare con esse. Poi, a tutti i genitori vorrei dire di ascoltare davvero bene i propri figli. Ascoltare e non sentire, perché sentire è differente: tutti sentono ma spesso non comprendono. Quando ci si ascolta, si capisce e comprende. Perché nel momento in cui c'è la comprensione c'è anche un dialogo diverso, che spesso porta alla risoluzione di incomprensioni che non sono solo quotidiane, ma che possono anche coinvolgere scelte importanti.