I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI NEL MONDO

LA COMUNITÀ

Salesiani in Terra Santa

Da 130 anni i Figli e le Figlie di don Bosco sono una presenza viva e forte nella Terra di Gesù nonostante le guerre, i muri, le incomprensioni.

L'ispettoria salesiana del Medio Oriente sta assumendo una centralità crescente nelle strategie della congregazione, tanto che le altre ispettorie sono attive nell'aiutarla nella crescita e nel rafforzamento delle attività. Quattro giovani missionari arriveranno a disposizione dell'ispettoria, per dare più vigore alle attività in programma per Israele, Palestina, Siria, Egitto e Libano.
Tra le prime iniziative c'è stata quella di spostare la sede dell'ispettoria da Betlemme a Cremisan, che consentirà di ampliare la capacità della scuola locale: «A Betlemme - spiega l'ispettore don Alejandro José Leòn Mendoza, 39 anni, di origini venezuelane, in carica da settembre 2018 - potevamo ospitare soltanto 180 allievi, ma con il nostro spostamento avremo lo spazio per offrire formazione a 90 studenti in più».
Cremisan, situata nella linea di confine tra la Cisgiordania e Gerusalemme, a pochi chilometri da Betlemme, aveva ospitato fino al 2004 uno studentato internazionale di studi teologici con un accento sull'archeologia biblica e sul dialogo interreligioso rivolto ogni anno a 40 allievi, con dieci docenti. Attività poi trasferita a Gerusalemme, nel monastero di Ratisbonne.
Per poter ridare slancio alla casa di Cremisan i salesiani stanno già organizzando una serie di attività volte a coinvolgere gli abitanti del luogo, come i mini corsi di formazione legati alla coltivazione delle olive, all'orticoltura e alla realizzazione di giardini pensili, nati in collaborazione con il ministero dell'agricoltura del governo palestinese per favorire l'attività delle donne e offrire strumenti di agricoltura biologica e sostenibile.
Guardando i giovani negli occhi
A dirigere la scuola di Betlemme andrà nelle prossime settimane don Lorenzo Saggiotto, salesiano che presta servizio in Medio Oriente dal 1968 e che finora è passato dalle case salesiane del Libano, di Betlemme, di Cremisan, del Cairo, e che negli ultimi anni è stato direttore della casa salesiana di Nazaret, che spiega la realtà dei giovani arabi israeliani che vivono nella cittadina della Galilea: «L'ambiente giovanile di Nazaret è molto difficile per i ragazzi arabo israeliani, che risentono negativamente del contatto con il mondo ebraico. Qui sempre più spesso la religione è solamente un'immagine esteriore. Stiamo assistendo a una secolarizzazione forte anche nell'Islam. Il problema più grande è quello della crisi d'identità: per capirlo basta considerare il fatto che tra i nostri studenti musulmani, che sono l'80% del totale, soltanto il 20% rispetta il Ramadan».
«Ma quello della crisi d'identità non è l'unico problema che negli ultimi anni sta insidiando i giovani a Nazaret. L'altro, che si è sviluppato aggressivamente a partire dagli anni '90, è quello della criminalità. Dal mondo occidentale sono arrivati qui problemi come l'alcolismo, le tossicodipendenze, la prostituzione e la criminalità di stampo mafioso. Ai vertici di queste organizzazioni ci sono stranieri, ma i soldati sono gli arabi. Questo è tragico, perché vuol dire che chiunque voglia fare 'soldi facili' sa perfettamente a chi rivolgersi». Ma quale può essere il ruolo della scuola per aiutare i ragazzi di Nazaret nel loro percorso di crescita? Prima che dal versante più strettamente formativo don Lorenzo parte da quello umano: «L'unico argine che può venire dalla scuola è quello di conoscere personalmente i ragazzi - spiega - Io mi metto sulle scale ogni giorno e guardo i ragazzi negli occhi salutandoli. Spesso vengono da situazioni difficili o da conflitti familiari, ed è fondamentale un contatto personale con loro per capire chi è più in difficoltà e aprire il dialogo. Abbiamo casi di ragazzi che hanno tentato il suicidio, o di ragazze vittime di violenza, problemi che si risolvono soltanto con la vicinanza».
Quanto all'oratorio, è aperto soltanto ai cristiani, senza distinzione di riti, e ospita circa 80 ragazzi over 14 anni per le attività del venerdì pomeriggio e circa 200 piccoli il sabato, animati dai più grandi. Tra i giovani che lo frequentano c'è Abir Shajrawi, 24 anni, oggi studentessa di scienze mediche a Gerusalemme, all'ultimo anno di università, che ha nei suoi progetti di continuare nel percorso di studi in medicina e specializzarsi all'estero.
«Sono un'animatrice dell'oratorio, soprattutto con le ragazze, nel tempo che mi rimane libero dallo studio. Questo centro è la mia seconda casa, lo frequento da quando ero piccolissima. Oggi quando lavoro con i bambini li vedo felici, e questo mi rende a mia volta felice».
Simile il percorso di Yousef Noufi, 23 anni, che frequenta il biennio di ingegneria meccanica e aiuta lo zio nella sua attività di carpentiere: «Mi occupo dell'attività dei più piccoli nello sport. Mi impegno nell'oratorio perché quando ero piccolo dagli animatori ho ricevuto amore, rispetto, dignità. E oggi mi sento in dovere di fare lo stesso per le nuove generazioni».
Il forno e la cantina
Tra le attività dei salesiani in Terra Santa che hanno ricevuto più visibilità negli ultimi anni e che hanno consentito ai salesiani di autosostenersi sono il forno di Betlemme e la cantina di Cremisan.
“Io lavoro qui da più di 20 anni - spiega Ibrahim, che coordina l'attività del forno - Qui lavoriamo in cinque, e produciamo 15 tipi di pane a rotazione durante la settimana. Vendiamo il pane soltanto alla clientela locale, non lavoriamo per altri negozi - sottolinea - e ci sono cento famiglie bisognose che vengono e prendono pane per tutto il mese senza pagare, grazie a un sistema di tessere e bollini. In tutto distribuiamo circa 3mila pani al giorno, utilizzando farina di alta qualità e per prodotti tradizionali, alcuni dei quali vengono prodotti in questa zona da più di 100 anni: utilizziamo soltanto farina, acqua, sale e lievito, senza altri ingredienti aggiunti”. L'attività è stata fondata più di un secolo fa, inizialmente per servire più di 100 orfani e religiosi che risiedevano nella casa salesiana, e da allora si è aperta al territorio. “Il nostro - conclude Ibrahim - è il primo forno di Betlemme: durante il coprifuoco dell'Intifada è stato l'unico aperto a Betlemme, e per garantire il servizio il personale dormiva dentro al panificio. I nostri prezzi sono più bassi rispetto alla media della zona: lo facciamo - conclude Ibrahim - per aiutare tutte le famiglie”. Sempre a Betlemme sono attivi la scuola e un oratorio aperto ai bambini della zona, con attività sia per i cristiani sia per i musulmani.
Quanto alla cantina di Cremisan, a pochi chilometri di distanza da Betlemme, risale al 1885, quindi a prima dell'arrivo dei salesiani, che all'inizio l'hanno rilevata per la produzione di vino per la Messa. Fino al 2000 è stata una delle quattro cantine presenti in tutto il territorio di Israele. Da quel momento in poi è rimasta una delle poche attività di questo tipo in Palestina, mentre ne sono sorte 100 in Israele. «Dal 2000 al 2010 la cantina ha vissuto un momento critico - spiega don Alejandro - a causa del fatto che il mercato mondiale è cambiato, con l'aumento di produzione di massa e bassi costi su scala internazionale. Ma dal 2010 abbiamo investito sul rilancio di questa attività, coinvolgendo anche enologi di fama internazionale, nella coltivazione dell'uva, nella preparazione del vino e nel marketing. Dopo costanti sperimentazioni, durate 10 anni, oggi produciamo quattro tipi di vini 'top', due bianchi e due rossi, e quattro di base. Oltre alla crema di limoncello, al brandy e a una variante dolce, il 'Port'».
Santità e teologia
A circa 35 chilometri da Gerusalemme, scendendo verso il Mar Mediteraneo, è presente la terza opera salesiana nel villaggio di Beit Gemal. Anche in questo caso si tratta di una presenza storica lasciataci da don Antonio Belloni, che all'origine era un orfanotrofio e ora è un centro di spiritualità e di dialogo interreligioso, in particolare con il mondo ebraico. A Beit Gemal i salesiani sono i custodi della tomba di santo Stefano proto martire. Scavi archeologici condotti nella metà del secolo scorso infatti hanno appurato che proprio dentro la nostra proprietà si trovano i resti di quella che è stata la tomba del giovane santo - Stefano - morto per testimoniare la sua fede in Gesù Cristo e alla cui esecuzione, mediante lapidazione, era presente anche Saulo che poi, convertito sulla via di Damasco, chiameremo Paolo, san Paolo!
La bellezza del luogo immerso nel verde, la storicità del convento dei salesiani, l'architettura della chiesa di Santo Stefano portano molti ebrei a visitare la nostra opera di Beit Gemal. È questa una bella occasione di incontro e di confronto fra cristiani ed ebrei, nel rispetto di ciascuno, che in Terra Santa ha un valore simbolico importante.
Nella chiesa di Santo Stefano sono poi custodite le spoglie del venerabile Simaan Srugi, un semplice salesiano coadiutore, vissuto umilmente e attento ai più poveri, la cui vita era in odore di santità ancora egli vivente. Particolarmente amato dalla popolazione musulmana che lui prediligeva nel suo sostegno ai più bisognosi.
Infine il seminario teologico salesiano, che dal 2004 ha sede all'interno del monastero di Ratisbonne, a Gerusalemme. Lo Studium theologicum salesianum è un campus universitario della facoltà di teologia dell'Università pontificia salesiana, che ha la sua sede centrale a Roma. Offre un percorso di studi superiore in teologia della durata di quattro anni, aperto a studenti salesiani e di altre congregazioni, seminaristi e studiosi. Il campus ospita 40 interni e un totale di 70 studenti provenienti da tutto il mondo, mentre in estate viene sfruttato come struttura di ospitalità per i pellegrini in Terra Santa.


LE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE
Il primo arrivo delle FMA in Medio Oriente è stato a Betlemme l'8 ottobre del 1891. Le suore hanno cominciato il loro lavoro aprendo un laboratorio di sartoria e ricamo per ragazze di qualsiasi nazionalità e religione, frequentato subito da alcune musulmane e greche. Fu l'inizio non facile di un'opera che ebbe in seguito grande sviluppo, estendendo la sua larga e benefica azione educativa su un piano veramente ecumenico. La seconda fondazione, effettuata quasi contemporaneamente, fu quella di Damasco in Siria. Le suore sono arrivate il 4 novembre 1913 per farsi carico delle scuole e di un ambulatorio e ospedale.