I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE CASE DI DON BOSCO

LA COMUNITÀ

Castel de' Britti

Lasciando il grande traffico della via Emilia e percorrendo per qualche minuto la strada che conduce al passo della Raticosa, ci si immerge fra le colline dove si trova Castel de' Britti. Giunti in questo piccolo paese che è una frazione di San Lazzaro di Savena si nota subito una grande scritta all'inizio di un caseggiato giallo: “Salesiani Don Bosco”.
Da un cancello si entra nel grande cortile della struttura, in cui si trovano la comunità salesiana e il centro di formazione professionale, dove ormai da molti anni si insegna ai giovani un mestiere.
Oltre al meraviglioso ambiente che lo circonda e che lo rende un po' diverso da tutti gli altri centri presenti in città, è il lavoro dei salesiani e degli istruttori a rendere questo luogo un po' magico: una scuola che educa, una casa che accoglie, una comunità in cui i ragazzi possono crescere e imparare, diventare autonomi per potersi costruire un futuro con le loro mani.
La storia
La storia salesiana di Castel de' Britti iniziò nel 1910 quando la nobildonna Teresa Spada, con disposizione testamentaria lasciò in donazione ai Salesiani la sua villa di Castel de' Britti, situata in località detta “Barca”. Era un'antica villa padronale, con i terreni circostanti, che doveva essere usata come casa di vacanza per gli alunni orfani del Collegio di Bologna.
Il primo incaricato di organizzare l'opera fu don Bianchi, un salesiano attivo ed intraprendente; dal 1921 al 1926 la villa ospitò il Noviziato dell'Ispettoria (tra i novizi presenti si ricorda in particolare don Elia Comini, del quale è stata introdotta la causa di beatificazione).
Nel 1933 ai Salesiani veniva affidato un nuovo campo di lavoro: la parrocchia.
Nell'autunno del 1944, i bombardamenti aerei distrussero molte abitazioni di Castel de' Britti e colpirono anche la villa. Per i danni subiti l'Opera sarebbe forse scomparsa, se la magnifica intraprendenza del salesiano don Antonio Gavinelli, parroco del Sacro Cuore di Bologna, non avesse provveduto alla ricostruzione riparando la villa e ampliando i locali per poter accogliervi un centinaio di fanciulli orfani, che ritrovarono una casa. Essi frequentarono la IV e V elementare in preparazione alle scuole professionali, o agli studi medi. Quest'opera a favore soprattutto dei ragazzi orfani e particolarmente bisognosi, durò dal 1949 al 1967, quando l'Istituto si trasformò in scuola media. I bambini assistiti in questi 18 anni furono circa 800; molti di loro, finite le scuole elementari, proseguirono ulteriormente gli studi a Bologna.
Nel 1990 la casa divenne sede del Centro «Don Gavinelli». Da allora ha cominciato a dedicarsi alla Formazione professionale preparando buoni artigiani e ponendo attenzione particolare anche per ragazzi in disagio sociale, inviati dagli Assistenti Sociali del Comune di Bologna e dei comuni limitrofi.
La scuola di oggi
Nel 2006 viene nominato direttore per la seconda volta, dopo una precedente esperienza negli anni '90, don Giacinto Panfilo. Il ritorno di “don Cinto”, il grande lavoro svolto da don Antonio Gandossini (decano di questa comunità), la collaborazione di istruttori competenti e preparati, oltre all'aumento del numero di ragazzi stranieri o di italiani provenienti da esperienze di abbandono scolastico, determinano il definitivo rilancio della struttura.
Quest'anno la nostra scuola è un mosaico di tanti paesi diversi: Italia, Filippine, Romania, Pakistan, Santo Domingo, Marocco, Moldavia, Ucraina, Bangladesh, Macedonia, Nigeria, Albania, Angola, Tunisia, Colombia.
In questo momento il centro è al massimo della ricettività, si occupa di educare e di accompagnare al mondo del lavoro anche giovani che escono dai tradizionali canali dell'istruzione scolastica, ragazzi che vivono situazioni di disagio sociale, giovani immigrati da poco arrivati nel nostro paese ai quali si offre anche la possibilità di risiedere all'interno della comunità.
Le strutture operative esistenti sono costituite dal laboratorio di falegnameria e dall'officina idraulica, perfettamente attrezzate con macchine certificate e di massima sicurezza; dalle aule multifunzionali per l'insegnamento dell'informatica e del disegno, della tecnologia, della lingua italiana, della storia, della geografia, della lingua inglese e della matematica.
Per i ragazzi che non hanno ottenuto la licenza media (stranieri per la maggior parte) è previsto un corso biennale di preparazione all'esame di stato, che si svolge prima dell'esame per l'ottenimento della qualifica professionale.
«I corsi attuali sono accreditati e sovvenzionati dalla Regione Emilia Romagna mediante i fondi regionali e il Fondo Sociale Europeo. I nostri corsi hanno durata biennale e terminano con un esame che conclude il percorso, attestando una Qualifica Professionale riconosciuta in tutti i paesi della Comunità Europea. Un gruppo di istruttori e di educatori altamente qualificati segue i ragazzi nei due profili professionali di riferimento: “Installatore e manutentore di impianti termoidraulici” e “Operatore del legno e dell'arredamento”. I corsi sono gestiti dall'Associazione Cnos-Fap Emilia Romagna in stretta collaborazione con la sede di Bologna, situata in Via Jacopo della Quercia n. 1, presso cui si trovano anche la segreteria e la direzione generale».
Accanto alla Formazione Professionale si è aperta una comunità di accoglienza per minori, “comunità familiare Centro Gavinelli”. La famiglia è la comunità salesiana con l'aiuto di educatori. Per alcuni anni ha accolto quasi solo minori stranieri non accompagnati che frequentavano i corsi professionali e, in stretta collaborazione con i formatori, ora accoglie minori mandati dai Servizi Sociali del Territorio.
La casa di Castel de' Britti potrebbe svilupparsi come centro di una rete dei Salesiani per il sociale nel territorio di Bologna e provincia, coinvolgendo tante forze di laici che hanno a cuore i giovani, in particolare quelli che dalla vita hanno avuto di meno.
Il cortile fa la differenza
Come ricorda don Bosco, “Il cortile è il luogo per stare insieme in allegria”. Il cortile di Castel de' Britti è un grande campo di gioco: il nostro gioco è una cosa seria!
«Poche scuole non solo a Bologna» testimonia uno dei giovani «ma forse in tutta Italia, hanno la fortuna di avere uno spazio come quello che abbiamo a Castel de' Britti.
Quando usciamo nel nostro cortile dalle officine e dai laboratori vediamo colline, boschi, prati, contadini che lavorano la terra, cinghiali, caprioli e lepri che passeggiano.
È il luogo in cui giochiamo. Giochiamo a ping pong, a basket, a biliardino, a frisbee, a pallavolo e ovviamente a calcio!
Tutto il tempo in cui non siamo in aula per le lezioni lo passiamo insieme nel cortile.
Ci incontriamo qui tutti i giorni: la mattina per fare una pausa tra una lezione e l'altra, poco prima di mangiare per andare tutti insieme a pranzo, dopo mangiato per giocare, alla fine della giornata, prima di andare a casa, mentre aspettiamo insieme l'arrivo delle corriere. Interminabili partite in cui ognuno di noi scopre i propri limiti e le proprie possibilità, la propria personalità.
Quando giochiamo facciamo vedere chi siamo veramente: nel gioco ci esaltiamo, ci arrabbiamo, ci scontriamo, ci incontriamo, nel gioco facciamo amicizia e ci conosciamo.
Chi gioca impara lo spirito di squadra, lo spirito di sacrificio, il rispetto per gli avversari e il rispetto per le regole: chi gioca impara a farsi aiutare, ad aiutare gli altri, a essere leale, generoso, a usare la fantasia e l'immaginazione».
Il pranzo: a tavola insieme
Il Centro di Formazione Professionale di Castel de' Britti ha un orario di tempo pieno: i ragazzi cominciano ad arrivare verso le 8 e, dopo il “buon giorno” che è accoglienza e dà il tono alla giornata, le lezioni, che finiscono dopo le 16, quasi tutti i giorni.
Poi c'è la tavola alla quale siedono i Salesiani e i ragazzi che vivono nella comunità familiare e, ovviamente, gli istruttori e gli insegnanti. Don Antonio, che serve il pranzo ai ragazzi, si occupa dell'organizzazione e insegna ogni anno le regole ai nuovi arrivati: stare insieme nel rispetto degli altri, nel rispetto del cibo che abbiamo la fortuna di ricevere e nel rispetto delle strutture che ci ospitano.
Il pranzo diventa così un momento fondamentale della nostra vita comunitaria, un luogo e uno spazio per la condivisione e per la socializzazione.
Il menù è sempre vario e abbondante. I ragazzi apprezzano e sono ben felici di sedersi a tavola (anche i musulmani, la cui dieta viene rispettata). I piatti preparati dalle signore sono ormai noti anche nei luoghi più lontani della regione, dai quali c'è sempre qualcuno che viene a trovarci, guarda caso, proprio all'ora di pranzo... Aggiungi un posto a tavola!