I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

FMA

EMILIA DI MASSIMO

Una casa chiamata speranza

Progettare una nuova casa di accoglienza richiede requisiti strutturali e gestionali, modalità organizzative e obiettivi ma l'ingrediente che non può assolutamente mancare è la collaborazione, soprattutto quando si desidera rispondere all'emergenza umanitaria dell'immigrazione che si sta intensificando negli ultimi anni. La capacità di collaborare ha dato vita ad una nuova casa di accoglienza per rifugiati politici e richiedenti asilo. Ma chi sono i soggetti di cui si sta parlando?
La Caritas diocesana della Spezia (Sarzana-Brugnato) e le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno unito le risorse e si sono fattivamente impegnate nell'aiuto, nell'istruzione, nell'accoglienza dell'altro, sostenendosi reciprocamente per far sentire a casa coloro che hanno lasciato la propria terra.
Il progetto, attuato dal 2016, è nato con lo scopo di accogliere ed aiutare, nel loro percorso di speranza, i profughi in fuga dall'Africa, dunque coloro che affrontano il lungo viaggio verso un'opportunità di vita diversa; ciò è possibile rendendoli particolarmente parte integrante della società.
Gli operatori e le suore, ad una sola voce, ci dicono che è a partire dalla riflessione sul dramma dell'immigrazione che hanno deciso di impegnarsi attivamente nell'accoglienza dei giovani ragazzi che scontano sulla loro pelle il terribile destino che spetta a chi nasce dalla parte “sbagliata” del mondo. Ogni giorno ci impegniamo per garantire loro un pasto caldo, un letto in cui poter dormire e un tetto sotto cui potersi sentire al sicuro. Il dialogo, l'ascolto e la consapevolezza, sono le parole chiave per affrontare il percorso insieme. Un percorso di speranza. Il nostro scopo è sempre stato quello di creare un luogo di convivenza pacifica dove persone di origine, fede e pensiero politico differente, possano sentirsi capite e accolte, dove un sorriso e uno sguardo non manchino mai. Tante volte ci dimentichiamo come i piccoli gesti siano in realtà grandi doni per il cuore di chi vive in una condizione di estrema vulnerabilità. Il nostro compito oggi è quello di accompagnare i giovani che ci vengono affidati in un nuovo percorso di vita mediante progetti di scolarizzazione, tutela sanitaria, legale, e favorendo l'integrazione socio-culturale.
Una sola razza
Quanto viene svolto è incisivo in base alla testimonianza attuale che ha radici nel passato, in ciò che si è seminato precedentemente: con tanta forza e tenacia, nonostante qualche ostacolo sul loro cammino, i nostri ragazzi si stanno impegnando in profondità per integrarsi nel nostro tessuto sociale. Tentano di ricostruire le loro vite, mattoncino su mattoncino. Molti di loro stanno affrontando percorsi di studio per il conseguimento della licenza media, presto avremo un diplomando della scuola superiore e altri che conseguiranno la qualifica professionale di cuoco. Ognuno con il suo progetto di vita, ma tutti con la voglia di riscattarsi e costruirsi quel futuro che nel loro Paese è stato loro negato.
All'Istituto Maria Ausiliatrice i ragazzi trovano quotidianamente un luogo di pace, un ambiente estremamente accogliente; le suore hanno allestito uno spazio mensa dove poter ritrovarsi e condividere insieme un momento speciale e di vera convivialità come è quello del pasto. I giovani, fin dall'inizio, si sono dimostrati grati dell'opportunità che veniva loro offerta rispondendo con l'impegno quotidiano di curare gli alloggi e gli spazi adibiti per loro.
Nel corso di questi anni di collaborazione sono stati molti i momenti di fraternità e condivisone che abbiamo vissuto insieme, ci dice un'operatrice. I ragazzi hanno partecipato a diversi incontri, sia con la pastorale giovanile sia con le Figlie di Maria Ausiliatrice, portando la loro testimonianza di vita: racconti toccanti, istantanee di vita trascorsa ma ancora presente nei loro occhi, a tal punto da raggiungere i numerosi cuori che li hanno ascoltati ed accolti. Non sono mancate anche le occasioni di gioco e di festa, che hanno lasciato in tutti noi l'impronta di un'accoglienza positiva e stimolante, dimostrando così che la distanza è solo una questione di spazi e non di appartenenza.
Lo spirito di famiglia, peculiarità della spiritualità salesiana, si respira nei corridoi dell'Istituto e favorisce una perfetta integrazione dei ragazzi, evidentemente in grande misura se, spontaneamente, i giovani si sono offerti di aiutare le suore nei lavori di manutenzione e di pulizia del luogo che li ospita: un segno concreto per ringraziare le sorelle che ogni giorno si impegnano perché il progetto di condivisione rimanga nei cuori di tutti noi come un dono speciale di incontro e conoscenza.