I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI NEL MONDO

GIAMPIETRO PETTENON

Argentina

Qui arrivarono i primi missionari salesiani. Oggi sono molti a operare in questa nazione che è una delle più prospere e sviluppate del continente, ma che ha le “vene aperte” delle periferie d'incredibile miseria.

Siamo arrivati a Buenos Aires, la capitale dell'Argentina. Questo lungo viaggio in aereo - 14 ore di volo - ha un sapore del tutto particolare perché ha avuto come città di partenza e di arrivo le stesse dei primi missionari salesiani che nell'autunno del 1875 ricevettero il crocifisso nella Basilica di Maria Ausiliatrice a Valdocco e furono inviati da don Bosco in Argentina.
Erano dieci i salesiani che ricevettero per primi il crocifisso ed il mandato missionario da don Bosco. Arrivati a Buenos Aires fu loro affidata la cura di una chiesa appena costruita intitolata alla Madonna “Madre della Misericordia”, che divenne subito la chiesa degli italiani. È stata una autentica emozione visitare questa bella chiesa in stile neoclassico e sapere che per gli emigrati italiani di fine Ottocento, questo era il loro punto di riferimento in terra di Argentina e che i primi grandi missionari salesiani proprio da questa “base mariana” hanno avviato la grande epopea dell'evangelizzazione della Patagonia, riconosciuta ed apprezzata spesso dal nostro attuale papa Francesco, anch'egli figlio di emigrati astigiani, nato a Buenos Aires e battezzato nella grande basilica di Maria Ausiliatrice costruita e gestita dai salesiani fin dai primi anni del Novecento.
I salesiani in Argentina si impegnarono contemporaneamente nell'opera evangelizzatrice delle popolazioni indigene delle zone più lontane dai porti di approdo dei migranti europei fino alla Terra del Fuoco, ma anche consolidarono la presenza nelle città, in particolare a Buenos Aires, che fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento era una grande metropoli in espansione. Città molto bella, Buenos Aires, con palazzi grandiosi in stile liberty che la fanno assomigliare in alcuni scorci alla Parigi della Belle Epoque.
Attualmente l'area metropolitana della capitale aggrega un terzo dell'intera popolazione dell'Argentina. Le statistiche parlano di un agglomerato urbano di circa 15 milioni di abitanti... è davvero enorme!
Il popolo dei “barrios”
I figli di don Bosco hanno grandi parrocchie ed enormi scuole in questo vasto territorio. Ma quelle che colpiscono maggiormente sono ora le opere a vantaggio dei ragazzi più poveri: i ragazzi di strada, i disoccupati spesso schiavi della droga, gli immigrati. Purtroppo queste situazioni di degrado sono il frutto di crisi economiche continue che colpiscono l'Argentina, un paese ricchissimo di risorse naturali e con un'economia diversificata che la potrebbe rendere generosa verso i suoi abitanti.
Effettivamente l'Argentina è uno dei paesi più sviluppati dell'America Latina, in cui la scuola e la sanità gratuite sono servizi di base accessibili a tutti. Proprio per questo è meta di immigrazione da parte dei popoli limitrofi più poveri: abitanti del Paraguay, della Bolivia ed ultimamente anche del Venezuela che povero non è, ma si trova in una condizione politica ed economica a dir poco disastrosa. Questa povera gente che lascia la propria terra per venire in Argentina, si stabilisce nei barrios periferici della metropoli, vere e proprie bidonville dove i servizi igienici, le strade e i trasporti pubblici sono un miraggio... ciononostante gli immigrati non sono trattati da clandestini dall'Argentina, che li riconosce immediatamente dando loro una carta di soggiorno, non ponendo alcuna barriera alle frontiere, e garantendo come meglio può l'accesso ai servizi di base, come sono proprio la scuola e la sanità pubbliche e gratuite per tutti.
La parrocchia “Don Bosco”
Nella città e nella provincia di Buenos Aires ci sono collegi con migliaia di studenti dalla scuola materna alla secondaria superiore, un tempo disseminati nella campagna che circondava la capitale argentina ed oggi al centro di enormi quartieri che costituiscono la metropoli moderna di Buenos Aires. E “opere di frontiera”, nate negli anni recenti fra case e baracche che accolgono centinaia di migliaia di poveri che dall'estero, e anche dalla campagna, continuano a spostarsi verso la grande città in cerca di fortuna.
Fra le tante case salesiane che abbiamo visitato in questa città, alcune delle quali gestite completamente da laici ben preparati ed innamorati del carisma salesiano, un'attività in particolare mi ha colpito.
È la parrocchia «Don Bosco» in un quartiere periferico a sud di Buenos Aires, che proprio da don Bosco prende il nome. Una parte del quartiere è costituita da case piccole e dignitose. C'è poi una zona bassa, una cava da cui hanno tratto il materiale per costruire l'autostrada vicina, che progressivamente si è popolata di gente senza nulla... ne è nato un secondo quartiere popolato ora da circa 60 mila persone che vivono in condizioni disumane in cui i bambini giocano in mezzo a cani randagi, topi e maiali che circolano liberamente su mucchi di spazzatura, un acquitrino perenne sulla parte più bassa della cava... attraversare questo quartiere è ricevere un pugno allo stomaco che lascia senza fiato!
I tre salesiani della comunità che anima la parrocchia sono persone semplici e dirette. Vivono in una casa poverissima dove è difficile trovare qualcosa di superfluo. Sono poveri tra i poveri.
La delinquenza nel quartiere è alta a causa della grande disoccupazione che affligge gli uomini e i giovani. Per dare un lavoro a quanti più possibile, i salesiani hanno messo in piedi una cooperativa che raccoglie e differenzia la spazzatura: cartoni e plastica vengono raccolti da uomini che spingono carretti lungo le strade e venduti poi una volta che sono ben impacchettati. Non si guadagna molto, ma meglio che niente. Accanto all'oratorio hanno avviato corsi di formazione professionale brevi e semplici per tenere occupati i ragazzi ed insegnare loro un mestiere: falegnameria, carpenteria metallica, gastronomia.
Hanno poi una casa-famiglia, un “hogar” che letteralmente significa “focolare”, che attualmente accoglie 25 ragazzi di strada o che vivono situazioni di violenza e abuso familiare per cui è bene che siano allontanati dal contesto familiare. Gestiscono poi un centro di accoglienza diurno per giovani che fanno uso di droghe, non le droghe che conosciamo noi perché costerebbero troppo e non sono alla loro portata. Questi fumano i residui tossici della lavorazione della cocaina, aspirano i vapori del gasolio, si versano gocce di alcol denaturato sugli occhi perché, mi hanno spiegato i padri salesiani, essendo l'occhio ricco di capillari, l'alcol viene assorbito subito dal sangue ed entra in circolo, provocando stordimento quasi immediato. Situazioni così lasciano senza parole... Dopo una giornata insieme a questi ragazzi disgraziati, in cui hanno cercato di tenerli impegnati con attività varie, prima di mandarli a casa, se una casa ce l'hanno, danno loro una sostanziosa cena.
I salesiani ci hanno spiegato che la pancia piena è la miglior terapia contro l'uso di droghe. Perché spessissimo questi poveri giovani si drogano solo perché hanno fame e non hanno nulla da mangiare e un po' di veleno nel sangue li aiuta a dimenticare la fame e la miseria in cui vivono.
Cordoba e Rosario
Cordoba e Rosario sono grandi città che sfiorano i due milioni di abitanti ciascuna. Hanno un bel centro storico di impianto coloniale e poi uno sviluppo continuo di quartieri - barrios - che dal centro si dilatano a cerchi concentrici verso le periferie.
Nelle grandi città argentine sono evidenti tre categorie di quartieri: quelli eleganti, di chiara impronta europea, dove le case, i palazzi, le strade, i giardini sono curati, puliti, signorili.
Ci sono poi i quartieri popolari in cui i palazzi sono grigi, squadrati e po' scrostati. Si percepisce di non essere più al centro, ma comunque la vita dei suoi abitanti è pur sempre dignitosa anche se povera.
Poi, voltato l'angolo, o superata una linea ferroviaria, oppure passato un ponte, si aprono scenari apocalittici di baracche e case fatte con materiale di recupero, dove intere famiglie vivono ammassate in un'unica stanza. Dalle porte delle case esce musica a tutto volume. E poi escono bambini, tanti bambini.
A Cordoba e a Rosario i salesiani hanno grandi scuole e belle chiese nel centro delle due città.
Man mano che le città sono cresciute abbiamo costruito nuove e grandi opere nei barrios di periferia con scuola dell'infanzia, scuole primaria e secondaria, parrocchia, oratorio festivo e centri di formazione professionale. Così sono le opere di sant'Antonio da Padova a Cordoba e san Domenico Savio a Rosario.
In entrambe le città i salesiani si sono fatti carico di una presenza anche fra i più poveri, avviando pure qui esperienze di animazione giovanile, brevi corsi di formazione professionale, mensa per i poveri...
Nell'opera sant'Antonio da Padova a Cordoba abbiamo conosciuto Juan Pablo, un giovane con un sorriso timido - di 28 anni, che non dimostra affatto - che coordina un lavoro straordinario.
È responsabile del centro di formazione professionale frequentato da 400 persone (giovani e adulti disoccupati) che cercano di raggiungere una professionalità in grado di inserirli nel mondo del lavoro. I corsi sono del tutto gratuiti affinché nessuno possa dire che non ha avuto almeno una occasione per farcela.
Oltre alla formazione professionale, Juan Pablo è anche il direttore dell'oratorio che durante la settimana è aperto ai ragazzi del doposcuola e nei fine settimana con le attività ricreative e dei gruppi formativi.
Proprio con i ragazzi dei gruppi formativi va anche nel barrio-villa, fra i gitani e i più poveri per fare animazione di strada, coinvolgendo i ragazzi in quello che a loro piace: sport, clownerie, numeri acrobatici da circo... Sono le occasioni per un contatto, la conoscenza delle persone e la confidenza, che porta ad aprire il cuore e venire a conoscenza delle povertà personali, dei drammi familiari.
Grazie Juan Pablo, perché come il nostro padre don Bosco, sai trovare le modalità per fare il primo passo ed avvicinare gli ultimi, i più sfortunati, e sai coinvolgere i ragazzi dei gruppi dell'oratorio in questa bella opera di carità.