I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

JOSÉ J. GÓMEZ PALACIOS

La sedia dell'agguato

Sono un povero residuo scrostato e spagliato, ma ero una bella sedia. Anche se vivevo in una brutta e malfamata bettola di periferia,
ai margini della città di Torino.
I miei proprietari campavano di imprese poco pulite, furti ed estorsioni. Furono molto inquietati da un nuovo vicino di casa, don Bosco, un giovane prete che aveva aperto una casa per giovani poveri e abbandonati. Quel continuo andirivieni li disturbava molto. Decisero di far fuori la causa di tutto: il prete, don Bosco. Prepararono una trappola.
Una domenica, a sera inoltrata, un uomo bussò alla porta di don Bosco. «Venga subito, reverendo, c'è una donna che sta morendo e vuole confessarsi».
«Vengo subito. Mi faccio accompagnare da due chierichetti».
«Lasci, lasci pure i suoi giovani a casa, non li disturbi; l'accompagnerò io stesso».
Don Bosco si insospettì e chiamò quattro “chierichetti”, tra cui un certo Giacinto Arnaud e Giacomo Cerruti, così nerboruti e forti, che al bisogno avrebbero squartato un bue. E poi due robusti muratori, Ribaudi e Buzzetti Giuseppe, che lasciò al fondo della scala. Gli altri due salirono con don Bosco e si fermarono accanto all'uscio.
Entrato, don Bosco scorse in un letto una donna rantolante, che pareva veramente sul punto di spirare. Don Bosco si sedette accanto e invitò gli astanti ad allontanarsi, per parlar liberamente alla malata. Con una vociaccia, poco femminile, la donna sbraitò: «Prima di confessarmi, io voglio che quel briccone là si ritratti tutte le calunnie che ha detto su di me» e indicava un brutto ceffo. «No» rispose quello scagliandosi verso il letto. «Ha ragione!» schiamazzò un altro. «No!» «Sì» «Taci, infame, ti strozzo». Si scagliarono uno addosso all'altro, chiudendo pericolosamente don Bosco in un cerchio di pugni. Improvvisamente si spensero le luci e una grandine di bastonate piovve verso don Bosco, che però aveva capito tutto: afferrò proprio me, mi usò come elmo protettivo e cercò di aprirsi la strada a spallate. Colpi e bastonate finivano così tutti su di me, povera sedia innocente!
Don Bosco giunse all'uscio e, trovatolo chiuso a chiave, con quella forza muscolare straordinaria di cui era fornito, con una mano ne contorse e strappò la serratura, intanto che a quel rumore i giovani appostati, irruppero dentro. Arnaud prese don Bosco per un braccio, lo tirò fuori mentre i malviventi davanti ai pugni dei giovani pensarono bene di non reagire.
I feriti furono solo due: io e don Bosco. Il giovane prete fu colpito al pollice della mano sinistra, che in quel parapiglia teneva appoggiata sullo schienale della sedia. Il colpo gli portò via l'unghia e metà della falange, sicché dopo 30 e più anni ne conservava la cicatrice.

La storia
«Quando D. Bosco fu all'aria aperta raccomandò a' suoi giovani di non parlare di quel fatto e di non palesare il luogo e le persone compromesse; e soggiunse: “Perdoniamo loro e preghiamo per essi, perché si ravvedano. Disgraziati: sono nemici della religione!”» (MB IV, 703-705)