I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA BUONANOTTE

B.F.

L'amicizia

L'ordine della signora sindaco era stato perentorio. Alcuni dipendenti del comune di Parigi avevano avuto l'ingrato compito di catturare quanti più piccioni potessero per trasferirli altrove o eliminarli. In alcune zone della città, i volatili non solo sporcavano i monumenti, ma disturbavano in modo poco poetico i turisti.
I bravi lavoratori aveva fatto alcune retate su due piazze e stavano per sistemare le reti piene di volatili dentro un grosso furgone quando un'automobile antiquata, ma di gran lusso, si fermò accanto a loro.
Dall'auto scese un'anziana furibonda che brandiva l'ombrello come una spada. La donna partì all'attacco dei poveri operai menando fendenti a destra e a manca. Si fece strada tra gli uomini e con l'ombrello giustiziere squarciò le reti che imprigionavano i piccioni, i quali presero il volo in un turbinio di piume.
Poi la signora puntò l'ombrello contro gli operai e ricominciò a menare colpi all'impazzata. Gli operai si proteggevano dalle ombrellate riparandosi come potevano con le braccia e balbettando proteste che la donna neanche sentiva: «Piano, signora... un po' di rispetto... per favore... stiamo lavorando, sono ordini superiori... signora, signora perché non va a ombrellare la sindaca... si calmi, signora! Ma che accidenti di insetto l'ha morsicata?»
Quando finalmente la donna, stanca, si tranquillizzò e si appoggiò al muro per riprendere fiato, gli operai le chiesero una spiegazione.
Dopo un lungo silenzio, la signora disse: «Mio figlio è morto».
Gli operai mormorarono qualche scusa, che erano molto dispiaciuti, ma non era certo colpa loro. Oltretutto avevano avuto una mattinata piena, c'era ancora molto da fare. Lo capiva?
«Mio figlio è morto» ripeteva la donna.
E gli operai: sì, sì, sì, sì, sì, ma loro si guadagnavano il pane, c'erano milioni di piccioni in tutta Parigi, i maledetti piccioni erano la rovina di questa città.
«Miserabili!» Li fulminò la signora.
E, come trasognata, lontana dagli operai, lontana da tutto, disse: «Mio figlio è morto ed è diventato una colomba».
Gli operai ammutolirono. Dopo un po', uno di loro, indicando i piccioni che svolazzavano in cielo e si posavano sui tetti e sui marciapiedi, sbottò: «Perché non prende suo figlio e ci lascia lavorare in pace?»
La donna, si raddrizzò il cappellino in testa e disse: «Oh, no! No di certo!»
Guardò attraverso gli operai, come se fossero di vetro, e molto serenamente aggiunse: «Non so quale dei piccioni è mio figlio. E se lo sapessi, non lo prenderei. Che diritto ho di separarlo dai suoi amici?».