I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

Don Luigi Cei

Morto a Roma il 20 giugno 2019, a 74 anni. Archivista e direttore dell'Archivio Salesiano Centrale di Roma

Nato a Torino il 13 ottobre 1944, appena fanciullo don Luigi (don Luigino per gli amici) frequentò la scuola salesiana di Torino-Borgo S. Paolo dalla quinta elementare alla terza media; adolescente entrò nell'aspirantato di Chieri (1959-1961) per gli studi ginnasiali. Seguirono gli anni del noviziato a Pinerolo (1962-1963). Ordinato sacerdote il 19 giugno 1973, trascorse cinque anni nella casa di Chieri (1973-1978) come catechista, insegnante di materie letterarie e cappellano delle suore Benedettine.
In tutto il quindicennio formativo don Luigi ha costantemente manifestato un'incredibile delicatezza di animo e gentilezza di tratto. In lui erano innate la dolcezza, la tenerezza, la cortesia dei modi, l'accoglienza amorevole di qualunque persona lo avvicinasse. Con una dose di presunzione, lo si potrebbe forse definire un unicum in Congregazione, tanto sono concordi i vari giudizi di ammissione alle professioni e agli ordini. Per il periodo di tirocinio testimonia un compagno di studi: “Era felice quando poteva rendere un favore al prossimo. Se gli veniva chiesto qualcosa non si dava pace finché non riusciva a soddisfare la richiesta ricevuta. Si può dire, con sincerità, che da don Cei nessuno si è mai sentito dire un “no”. Nel quinquennio sacerdotale a Chieri come insegnante di scuola media sottolinea lo stesso compagno: “Ciò che forse più lo ha fatto soffrire [...] è stata la difficoltà di tenere la disciplina. Mai ha alzato la voce, tantomeno le mani, per farsi obbedire da un allievo. Ha sempre cercato di convincerlo, di persuaderlo con le buone, di conquistarlo con la bontà, con la gentilezza. Ecco, la bontà era la sua virtù fondamentale: in questo era insuperabile!”.
Dal 1978 don Luigi fu chiamato ad operare in un diverso campo di lavoro: a tavolino. Per 15 anni gli fu affidato il compito di segretario ispettoriale a Torino-Valdocco e poi per 26 anni quello di archivista nell'Archivio Salesiano Centrale di Roma.
Alla casa madre di Torino-Valdocco ebbe modo di farsi apprezzare dai confratelli dell'ispettoria e dai membri della Famiglia Salesiana. Per tre anni don Luigi è stato pure assistente del Gruppo Torino 1 delle “Volontarie di Don Bosco” che lo accostavano alla figura di san Luigi, non solo per la somiglianza del nome, ma soprattutto per la sua figura spirituale e morale.
Trasferito a Roma nel 1993 come collaboratore e successivamente direttore dell'Archivio Salesiano Centrale di Roma (ASC) - ubicato nella Casa generalizia di via della Pisana fino al 2017 e successivamente presso l'UPS di Piazza dell'Ateneo Salesiano -, don Luigi vi lavorò fino alla fine. Quello di archivista-direttore dell'ASC è un impegno molto serio: si tratta di decifrare, capire, sintetizzare, schedare, collocare migliaia di carte, oltre che di gestire il governo ordinario del grande archivio salesiano, di organizzare il lavoro del personale, di dare facoltà agli studiosi di accedere ai documenti per le loro ricerche, studi e tesi.
Come custode delle “memorie salesiane” don Luigi dovette affrontare le conseguenze di due ricollocazioni impegnative: negli anni '90 il trasferimento nell'ampio e rinnovato spazio destinato alla nuova sede dell'archivio, ma con la conseguente e complessa opera di informatizzazione di tutto il patrimonio documentario; poi nel 2017 il nuovo trasloco dell'intero archivio nel campus dell'UPS. La rapidissima messa in atto di tale ultimo processo è stato un vero calvario fisico e morale per chi, come lui, sentiva fortissima la responsabilità di far sì che nessun documento andasse smarrito o collocato fuori posto. Non ebbe tempo per riprendersi dalla fatica che nel giugno 2018 dovette trasferirsi nell'infermeria dell'UPS assistito amorevolmente fino alla morte dalle suore “Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria”.
Al di là del lavoro umile ed indefesso, don Luigi è stato l'uomo del servizio anche nell'ambito comunitario: il suo “sì” ad ogni richiesta era totale e sincero; prima ancora che qualcuno gli potesse dire grazie, era lui stesso a ringraziare per avergli chiesto un favore. Era morigeratissimo nell'esprimersi, delicato e controllato nei giudizi, insofferente di un linguaggio men che pudico. Non è mancato qualche compagno che lo ha definito “un novello Domenico Savio”. La sua fede si manifestava particolarmente nella vita di preghiera, nell'estrema discrezione, nella deliberata rinuncia alle dissipazioni mondane facilmente indotte dalla stampa, dalla TV e dai moderni mezzi di comunicazione di massa, di cui si serviva molto sporadicamente. Non volle mai avere a disposizione un cellulare. La sua assidua partecipazione alla preghiera era convinta. Amava pregare e concelebrare quasi in disparte, in seconda fila. Quanto gli è costato il dover essere al centro o davanti a tutti come maestro di canto nelle domeniche e nelle celebrazioni speciali.
Per oltre un ventennio si è poi assunto l'impegno quasi quotidiano di cappellano presso le suore “Apostole della Sacra Famiglia” al quartiere EUR di Roma.
Ora non ci resta che far nostro l'invito che lui stesso ci ha lasciato sulle pagine del BS del dicembre 2014: “quello di avere sempre vivo il senso della gratitudine a Dio per la vocazione che Egli ha dato a ciascuno di noi e ritenendo la nostra persona come docile strumento nelle Sue mani per fare della nostra vita un vero dono”.