I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

DON UGO DE CENSI

Morto in Perù, il 3 dicembre 2018, a 94 anni

Alle prime ore del mattino del 3 dicembre si è iniziata a diffondere la notizia della morte di un grande salesiano, un uomo di Dio, che ha dedicato tutta la sua vita ai giovani: don Ugo de Censi Scarafoni, per tutti, semplicemente, “don Ugo”. La sua vita intensa, sacrificata, piena di affetto offerto e ricevuto, è un esempio che ha influito sulle scelte di vita di molti giovani. Ha animato migliaia di ragazzi, fondato centri, parrocchie, scuole, laboratori, ospedali, case di accoglienza, istituti, seminari, un monastero... Ma soprattutto, si è preoccupato dei poveri, dei giovani in difficoltà. All'età di 94 anni ha raggiunto la Casa del Padre.
Don Ugo era nato il 26 gennaio 1924 a Polaggia, un paesino in provincia di Sondrio. Proveniente da una famiglia umile e semplice, fu educato, insieme con i suoi cinque fratelli, all'amore per Dio e per il prossimo, tanto che, quando era ancora molto giovane, lui e suo fratello Ferruccio decisero di entrare in seminario.
Nel 1940, quando aveva 16 anni, gli morì la madre Ursula. Nel 1949 contrasse la tubercolosi ossea, che lo costrinse a trascorrere un lungo periodo all'ospedale Santa Corona, in Liguria. Tre anni dopo, lƎ marzo 1952, fu ordinato sacerdote salesiano e la sua vita divenne un lungo pellegrinaggio di predicazione del Vangelo, carità e amore per il prossimo.
Nel 1955 prese a lavorare con i ragazzi del Centro Salesiano di Arese, una casa per giovani in difficoltà, senza famiglie e con problemi comportamentali. Fu una tappa fondamentale della sua vita, perché stare tra quei ragazzi temprò il suo carattere.
Nel 1960 venne nominato assistente spirituale degli oratori della Lombardia e dell'Emilia e, convinto di non poter lavorare con i ragazzi in un ufficio, durante le vacanze convocava i catechisti per scalare le montagne della Val Formazza, per farli studiare e prepararli a una visione e a un mondo che avrebbero capito solo molto più tardi.
Nel 1966 incontrò don Pietro Melesi, il quale, rientrando in Italia dopo dieci anni di permanenza missionaria in Brasile, gli raccontò le difficoltà incontrate nel suo lavoro per i poveri del Mato Grosso. Don Ugo lanciò allora la sua proposta: “Perché non lo aiutiamo?” Era l'8 luglio 1967 quando il primo gruppo di giovani missionari partì per il Brasile. “Fu come accendere una fiamma in mezzo a questi giovani - scrisse più tardi don Ugo -. Nacque così l''Operazione Mato Grosso'”.
“Don Bosco è stato per don Ugo un padre, un amico, un maestro di carità, una guida della grande opera a beneficio degli oratori - dice di lui don Umberto Bolis, SDB, che partecipò alla prima spedizione dell'Operazione Mato Grosso -. Don Ugo non pensò ad alcuna opera senza l'oratorio. Ogni settimana, sulle alture delle Ande di Huaraz, radunava oltre 20.000 adolescenti e giovani per parlare loro di Dio, di Maria Ausiliatrice e di don Bosco”.
Mario Vargas Llosa, uno dei massimi scrittori attuali, ha scritto: «Don Ugo de Censi, un sacerdote italiano, ha un'energia contagiosa e una fede che può spostare le montagne. In 37 anni che è stato qui, ha trasformato questa regione, una delle più povere del Perù, in un mondo di pace e di lavoro, di solidarietà umana e di creatività artistica. La parola che pronuncia più spesso, con accenti poetici, intrisi di tenerezza, è carità. Crede, e ha dedicato la vita a dimostrare che la povertà deve essere combattuta dalla stessa povertà, identificandosi con essa e vivendola con i poveri e che la miglior maniera per attirare i giovani verso la religione e Dio, dai quali tutto nel mondo d'oggi tende ad allontanarli, è proporre loro di vivere la spiritualità come un'avventura, impegnando il loro tempo, le loro braccia, le loro conoscenze, la loro vita per combattere la sofferenza umana e le grandi ingiustizie subite da tanti milioni di esseri umani. Gli utopisti e i grandi sognatori sociali sono solitamente vanitosi e autoreferenziali, don Ugo invece è la persona più semplice della Terra e quando, con quella scintilla di umorismo che sempre gli brilla negli occhi, dice: “Mi sento un bambino, ma penso di essere soprattutto un rivoluzionario e uno stupido” dice esattamente quello che pensa».
“Si è spenta la fiamma della carità che bruciava sulla Cordigliera Blanca delle Ande - commenta don Bolis - ma quella fiamma continuerà a bruciare nelle migliaia di giovani che ha formato”.

La campana di don Ugo
«Avevo un amico. Quando pregava con i ragazzi aveva sempre le mani giunte. Muore. Aveva messo da parte dei soldi, i suoi genitori mi hanno scritto: “Ugo, i soldi di Francesco li regaliamo a te”. Va bene - dico -, ma io che cosa faccio adesso di questi soldi? Faccio su un pezzo di ospedale? Compro una macchina per l'ospedale? Faccio un piccolo asilo? Erano sufficienti per fare una roba così. Però non mi andava. Ancora cose. E mi dico “No no... Ah! Una campana, voglio fare una campana. Una campana enorme”. E in questi giorni sto cercando di farmi fare una campana più bella, da mettere qua vicino. Questa campana, in mezzo alla valle, dalan dalan... Sai cosa dice? “Solo Dios... Solo Dios... Solo Dios...” E tutti, quando muore qualcuno, verranno a suonare. Qui ci sono tanti protestanti, evangelisti, un misto, però vado d'accordo con tutti, non ci sono problemi. E quando muore qualcuno andranno a suonare questa campana in mezzo alla valle. Questo è un modo per far capire alla gente, sarà una stupidaggine se vuoi, però è proprio la cosa che dice: che conta solo Dio».