I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

Don Juan Vicente Picca

Morto a Buenos Aires, il 17 gennaio 2018, a 79 anni

Nell'aspirantato di Bernal (Buenos Aires) lo chiamavano tutti “Giovannino”, per il suo aspetto fisico, la bontà del carattere, l'impegno e le doti sportive, la sua spiccata intelligenza.
Fu sempre ordinato e meticoloso nei suoi compiti. Fu inviato a Roma per gli studi teologici e dopo l'ordinazione si laureò brillantemente in Sacra Scrittura alla École Biblique di Gerusalemme.
Per quarant'anni insegnò nell'Università pontificia salesiana, sempre stimato e apprezzato da studenti e colleghi.
Nel 2009 rientrò in Argentina, dove riorganizzò l'ISET, l'istituto salesiano di studi teologici, con pazienza e genialità. Nel 2016 fu insignito del premio “Divino Maestro”.
Don Picca è stato un lavoratore instancabile, semplice, con poche pretese personali. Austero e con profondo senso religioso. Buon fratello con grande delicatezza di tratto. È stato un sacerdote sempre disponibile e generoso per il ministero.
Coloro che lo hanno conosciuto, di qua e di là dell'Oceano, sono concordi.
«Ricordo padre Juan per la sua generosità e disponibilità per qualsiasi lavoro. Ha sempre accettato impegni e responsabilità. Non ha mai creato problemi, ma ha sempre aiutato a risolverli. All'università di Roma è stato una figura fondamentale. Lo ricordo in modo speciale quando è tornato in Argentina dopo tanti anni: pronto a ricominciare tutto da capo, con il contributo della sua esperienza e preparazione» scrive don Francesco Cereda, Vicario del Rettor Maggiore.
Dal giorno del suo ritorno in Argentina, l'UPS è stato più povero, non perché ha perso un bravo bibliotecario: perché ha perso un uomo di profonda fede, di grande ricchezza e spirito umano, di grande dedizione agli altri. Oltre alle molteplici e non facili responsabilità assunte, don Juan è stato un collaboratore generoso e assiduo del Bollettino Salesiano argentino, coprendo nelle edizioni mensili tutti i temi della salesianità. Con la responsabilità che gli era propria, curava i suoi articoli con rigore scientifico e sensibilità pastorale, con abbondanti citazioni nelle fonti della storia e del magistero salesiano. Con i suoi articoli ha accompagnato molti lettori del Bollettino verso una ricca formazione in Salesianità.
«Il motto salesiano “Lavoro e temperanza” è stato vissuto da lui, di notte o di giorno fino al suo ultimo respiro. Dalla carità altruistica verso tutti, alla disponibilità totale per ogni bisogno di un fratello. Intelligente, preparato culturalmente, con abilità manuali invidiabili, ha sempre lavorato con assoluta umiltà senza apparire, lasciando gli altri a prendere l'applauso, ad attribuirsi gli onori, persino a fare carriera» (Francesco Motto).
«Juan era l'uomo di servizio. Sempre disponibile per gli altri. Dalla biblioteca alle lezioni per la scuola. Si alzava presto per prepararle o per organizzare le attività dei suoi collaboratori. Durante la costruzione della Biblioteca, ha seguito instancabilmente ingegneri, costruttori e lavoratori e ha persino inventato un sistema ingegnoso per trasportare i libri da un edificio all'altro. È stata una scelta di vita, un percorso che richiedeva coerenza e forza. Metteva sempre le persone al centro: il bene comune era più importante della soddisfazione personale. Non era il frutto di un atto eroico; era l'allenamento e la scelta della sua vita, il frutto di una profonda spiritualità. Non è passato invano in mezzo a noi (prof. Fabio Pasqualetti sdb, UPS).

L'ultimo Juan
L'ultimo Juan Picca era un uomo di una straordinaria costanza di carattere, stabile nei suoi affetti e sereno davanti alle difficoltà.
Era un uomo di grande delicatezza nel tratto, mai un accenno o un'espressione che facesse sentire l'altro svantaggiato o sminuito.
Era un uomo con un gran senso dell'umorismo, non quello sgradevole che ride di un altro, ma quello di chi sa come godersi gli aspetti leggeri della vita.
Era un uomo laborioso fino all'ultimo giorno, non ha mai smesso di farlo, ricercando, leggendo o portando scatole come un fattorino. Il 29 dicembre 2017, ha chiesto il permesso di assentarsi, sarebbe morto pochi giorni dopo.
Era un uomo che amava la congregazione e la sua vocazione salesiana, sempre pronto per il servizio ministeriale ovunque andasse.
In lui si sono verificate quelle sintesi che i buoni uomini sanno incarnare perché appartengono a Dio senza cercare se stessi, senza fermarsi perché sanno che solo Dio basta, senza rinunciare alla vita perché sanno che solo il grano che muore può dar frutti.
Questo è stato l'“ultimo Juan”, non si è mai lamentato del cancro che avanzava crudelmente. Suppongo che per un uomo che conclude la sua vita in questo modo, l'intera esistenza, anche con le sue incongruenze, ha un potente orientamento e, soprattutto, un grande Amore che gli permette di chiudere gli occhi della sua carne in profonda pace. Quegli occhi che sicuramente ha riaperto davanti al Signore che amava, pronunciando un Amen come riassunto della sua intera storia (padre Mauricio Montoya, direttore dell'ISET).