I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

Esattamente 100 anni fa

Il delizioso tempietto del colle

Il 2 agosto 1918, in piena guerra mondiale, sul colle natìo di don Bosco veniva consacrato il tempio votivo di Maria Ausiliatrice. Elegante e quieto, è un magnifico luogo di preghiera e serenità contemplativa.

La prima idea della chiesa
Mentre nel 1914 si discuteva della data dell'inaugurazione del monumento a don Bosco eretto davanti alla chiesa di Maria Ausiliatrice a Torino con il contributo degli exallievi salesiani a ricordo del centenario della nascita di don Bosco (1815) - la guerra l'avrebbe fatta posticipare - il marchese Filippo Crispolti, giornalista, scrittore, politico cattolico, autore di una vita di don Bosco e cooperatore salesiano, sul giornale torinese di cui era direttore, «Il Momento», propose che i Cooperatori salesiani imitassero gli exallievi erigendo al Colle don Bosco una chiesa in onore di Maria Ausiliatrice.
Due giorni dopo il rettor maggiore don Paolo Albera accolse pubblicamente il suggerimento ed avviò rapidamente le pratiche. Il tempio votivo avrebbe avuto una triplice finalità: celebrare il doppio centenario della nascita di don Bosco e dell'istituzione della festa di Maria Ausiliatrice - fissata il 24 maggio da papa Pio VII al ritorno dalla prigionia napoleonica - e invocare la pace per il mondo.

Progetto e costruzione
Un anno dopo il 16 agosto 1915 - anniversario della nascita di don Bosco ma anche pochi mesi dopo l'entrata in guerra dell'Italia (24 maggio) - si mise la prima pietra della chiesetta (10x15 m), a poche decine di metri di distanza dalla casetta in cui don Bosco aveva passato l'infanzia. Il progetto era stato affidato al salesiano laico prof. Giulio Valotti, valente architetto, che lo concepì a croce greca in stile neogotico. Ampie finestre pentafore sui due lati permettevano non solo la luce all'interno, ma anche la visione dell'interno da parte di chi rimaneva all'esterno dell'edificio. L'agile campanile e gli svelti pinnacoli che sormontavano i quattro frontoni rendevano elegante l'intera costruzione. Una grande statua di Maria Ausiliatrice, proveniente dal laboratorio professionale salesiano di Barcellona-Sarrià, avrebbe adornato la facciata; gli stemmi nazionali dipinti sotto lo spiovente del tetto, che si congiungevano dietro la statua stessa, avrebbero simboleggiato il gesto dei bambini del mondo che offrivano il loro simbolico obolo per la chiesa.

L'inaugurazione
Con le offerte dei benefattori, in primis i Cooperatori salesiani, in tre anni (con la guerra in corso) la chiesetta era comunque pronta per l'inaugurazione. Ebbe luogo la sera del 1° agosto 1918. Vi accorsero devoti da tutta la zona. La cerimonia della benedizione del nuovo Tempio venne compiuta da monsignor Pasquale Morganti, arcivescovo di Ravenna e Vescovo di Cervia, exallievo di Valdocco e dello stesso don Albera. Prima benedisse le quattro campane, poi procedette alla benedizione del tempio assistito da don Albera, da tutto il Consiglio Superiore Salesiano e da altri sacerdoti della zona. Compiuta la cerimonia, la folla dei presenti si riversò nel tempio per ascoltare la parola del vescovo che ricordò la gioia con la quale egli stesso, tre anni prima, aveva appreso la notizia del nuovo edificio, rievocò gli anni di don Bosco fanciullo e auspicò benedizioni celesti per quanti in futuro si sarebbero recati a pregare nel devoto santuario.

Il triduo solenne
Il giorno dopo alle sette lo stesso monsignor Morganti cominciò la consacrazione del doppio altare marmoreo, eseguito su splendido disegno del suddetto prof. Valotti. Finita la cerimonia, una larga schiera di fedeli riempì la chiesa per le Confessioni. Successivamente l'arcivescovo consacrante cominciò la celebrazione della Messa all'altare del coro, mentre don Albera, assistito da vari superiori salesiani, celebrava all'altar maggiore la Messa solenne. Era quella del suo cinquantesimo! Per l'occasione i Cooperatori gli offrirono uno splendido calice finissimamente cesellato. Anche le case salesiane più vicine tanto dei SDB che delle FMA presero parte alla cerimonia. Presente pure la Superiora Generale delle FMA madre Caterina Daghero, altre madri, fra cui Eulalia Bosco, pronipote di don Bosco. I piccoli orfani di guerra dell'Istituto Domenico Savio di Grugliasco ed anche le orfane di guerra dell'Istituto FMA di Chieri rappresentarono tutti i piccoli che avevano cooperato con le loro offerte alla costruzione del Tempietto. Nel pomeriggio don Barberis, direttore spirituale della congregazione salesiana, benedisse ed eresse le 14 stazioni della Via Crucis. Di notte venne esposto Gesù Sacramentato, e vi fu un'ora d'adorazione con la chiesa affollata di fedeli.
Ugual affluenza si ebbe il sabato, secondo giorno del Triduo, tanto alle messe celebrate al mattino, quanto alla funzione serale.
Il terzo giorno, domenica 4 agosto, fu il trionfo di Maria Ausiliatrice da mattina a sera. Alle otto celebrò il cardinal Cagliero nativo del paese di Castelnuovo (conterraneo di don Bosco). La messa solenne venne cantata da don Albera, con la parte musicale sostenuta dalla Schola Cantorum di Valdocco, che per l'occasione aveva ritardato di alcuni giorni le vacanze. Da Torino quel giorno convenne al Colle anche una schiera di giovani del Circolo Auxilium dell'Oratorio festivo di Valdocco, in gita premio per l'impegno dimostrato nello studio del catechismo. Anche l'Associazione degli exallievi dello stesso Oratorio v'inviò una rappresentanza, e non mancarono rappresentanze di altri Oratori festivi. Non meno di 4000 persone convennero, per lo più a piedi, in quell'allora remoto angolo della campagna astigiana!
Nel pomeriggio le funzioni vennero ripetute, sempre alla presenza delle massime autorità salesiane che, ricordando i tragici avvenimenti di quei giorni (i terribili ultimi mesi di guerra), offrirono al Signore le preghiere del solenne triduo in particolare per i morti in guerra. Il triduo venne anche predicato in paese da don Gallo, cui seguì la sera del 4 agosto una conferenza di don Fasulo con proiezioni luminose sulle missioni salesiane.
Da cento anni il santuarietto di Maria Ausiliatrice del Colle, animato dalla locale comunità salesiana e dalla piccola comunità delle Nazarene, attende i fedeli che visitano il “Colle delle beatitudini giovanili”, come ebbe a definire papa san Giovanni Paolo II nel 1988 il luogo della nascita di don Bosco e della basilica a lui dedicata.