I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA LINEA D'OMBRA

ALESSANDRA MASTRODONATO

Come un frutto che da terra guarda il ramo

In una fase storica come quella odierna, in cui il cinismo e la disillusione imperanti sembrano aver negato cittadinanza alla dimensione feconda dell'utopia, è sempre più difficile identificare ideali credibili e condivisi per cui valga la pena lottare, sperare, investire tempo e passione.

Come un frutto che da terra guarda il ramo. È così che, nel presente momento storico, in un'epoca segnata da un diffuso sradicamento e dal tramonto di grandi ideali da seguire, si sentono spesso i giovani adulti. Orfani di un orizzonte di senso in cui andare a collocare la propria biografia esistenziale, di fondamenta solide e vitali su cui costruire e radicare la propria identità così come di una chiara traiettoria in grado di orientare il proprio cammino quotidiano, sperimentano la crescente difficoltà di riconnettere in modo sensato il passato al futuro, tessendone faticosamente la trama sfilacciata in un presente che appare sempre più menomato dagli strappi della contingenza.
Ma a lasciare il vuoto più grande nel loro difficile percorso verso l'adultità è soprattutto la mancanza di strumenti e punti di riferimento che li aiutino a individuare la rotta da seguire, di una stella polare che illumini il cammino nei momenti di incertezza e smarrimento e, ancor più, di motivazioni forti e condivise che rinnovino l'impegno dell'andare, al di là di ogni stanchezza e delusione, e permettano di ritrovare il giusto slancio anche dopo le inevitabili cadute.
È, infatti, proprio nei momenti di crisi e di più acuto scoraggiamento esistenziale che abbiamo maggiormente bisogno di spingere lo sguardo al di là del nostro naso e fare affidamento su ideali alti e di portata universale, su quelle “idee con grandi ali” che ci fanno vibrare l'anima e ci spronano a chiamare a raccolta tutte le risorse di cui disponiamo per lanciare il cuore oltre l'ostacolo. Che si tratti di un valore etico o di un determinato modello politico, della “nostalgia di Dio” o dell'aspirazione alla costruzione di un mondo più giusto, non possiamo vivere senza un obiettivo verso cui proiettarci, senza un ideale che restituisca un senso alla nostra esistenza, che orienti il nostro impegno e le nostre energie verso un progetto positivo di trasfigurazione dell'esistente, verso una prospettiva di cambiamento che risulti costruttiva per noi stessi e per la società in cui viviamo; pena l'insignificanza, il vuoto, la disperazione.
Ma in una fase storica come quella odierna, in cui il cinismo e la disillusione imperanti sembrano aver negato cittadinanza alla dimensione feconda dell'utopia, è sempre più difficile identificare ideali credibili e condivisi per cui valga la pena lottare, sperare, investire tempo e passione.
È forse per questo che i giovani adulti sono spesso accusati di essere una generazione disimpegnata e “senza ideali”, rassegnata ad accettare passivamente la realtà così com'è, adagiata nel mediocre perseguimento di obiettivi privati e a breve termine; una generazione scettica e indifferente che non crede più in nulla e si disinteressa di tutto ciò che avviene oltre gli angusti confini del proprio “giardino”.
Ma, se così fosse, forse non vivremmo in modo così doloroso la nostra condizione di orfanità, non ci volgeremmo con altrettanta nostalgia a guardare il ramo da cui siamo precipitati. Soprattutto, non sentiremmo così acutamente l'esigenza di recuperare e risignificare ideali e valori autentici che non siano solo materiale archeologico utile a far memoria di una tradizione radicata nel passato, ma un qualcosa di vivente che cammina sulle gambe degli uomini. Nella consapevolezza che, anche laddove facciamo fatica a restituire pregnanza e attualità ad aspirazioni ereditate dal passato, abbiamo sempre la possibilità, e insieme la responsabilità, di seminare e coltivare “buone idee” più rispondenti al pluralismo e alle esigenze del presente.

Sono un orfano di acqua e di cielo,
un frutto che da terra guarda il ramo.
Orfano di origine e di storia
e di una chiara traiettoria.
Sono orfano di valide occasioni,
del palpitare di un'idea con grandi ali,
di cibo sano e sane discussioni,
delle storie degli anziani,
cordoni ombelicali.
Orfano di tempo e silenzio,
dell'illusione e della sua disillusione,
di uno slancio che ci porti verso l'alto,
di una cometa da seguire,
un maestro da ascoltare.
Di ogni mia giornata che è passata,
vissuta, buttata e mai restituita.
Orfano della morte e, quindi, della vita...
Sono orfano di pomeriggi al sole,
delle mattine senza giustificazione,
dell'era di lavagne e di vinile,
di lenzuola sui balconi, di voci nel cortile.
Orfano di partecipazione e di una legge
che somiglia all'uguaglianza,
di una democrazia che non sia un paravento,
di onore e dignità, misura e sobrietà.
E di una terra che è soltanto calpestata,
comprata, sfruttata, usata e poi svilita.
Orfano di una casa, di un'Italia che è sparita...
Mi basterebbe essere padre di una buona idea,
mi basterebbe essere padre di una buona idea,
una buona idea...

(Niccolò Fabi, Una buona idea, 2012)