I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

FAMIGLIA SALESIANA

MARIA LETIZIA ONO

Portò l'amore di don Bosco nella terra del sole nascente

130 anni dalla nascita di don Antonio Cavoli fondatore delle Suore della Carità di Gesù.

Tutto cominciò con una richiesta segretissima. L'aveva inviata il Papa, nel 1923, al Superiore dei salesiani: il Giappone stava estendendo la sua influenza su tutta l'Asia, e occorreva estendere le missioni cattoliche in terra giapponese. Il Papa chiedeva ai salesiani di aprire una missione nelle province di Miyazachi e Oita: un milione e mezzo di giapponesi, di cui solo 300 cristiani. Il Superiore generale rispose chiedendo al Vaticano un anno di tempo per preparare le persone. Poi chiamò a sé, per un colloquio privato e segreto, un giovane salesiano geniale e coraggioso, professore a Valsalice: don Vincenzo Cimatti.
Febbraio 1926. I primi nove missionari salesiani capeggiati da don Cimatti arrivano a Miyazachi. Uno dei salesiani è Antonio Cavoli, atletico, robusto con un gran ciuffo di capelli neri e un bel volto aperto e deciso. Nella casetta preparata per loro si sfilano le scarpe e infilano le pantofole su cui devono scivolare goffamente di stanzetta in stanzetta (come ogni giapponese) senza scuotere troppo le sottili pareti di legno.
Don Cimatti e i suoi compagni visitano per la prima volta le famiglie cristiane, quasi tutte poverissime. Scrive al Superiore generale: «Vedesse certe stamberghe! Neppure Gesù nella capanna di Betlemme. Bene, ora siamo a casa nostra, e ci metteremo subito a evangelizzare i poveri».

«Banzai!»
Problema numero uno: la lingua. Viene un maestro elementare cristiano, con i libri dei bambini. La lavagna è posta sul tavolo da pranzo, i nove missionari si siedono intorno attentissimi. «Nove scolaretti con barba», annota don Cimatti.
La lingua stenta ad arrivare. I ragazzi invece arrivano subito. Due li hanno visti arrivare e inchinandosi hanno detto «Banzai!» (viva!). Sono aumentati di giorno in giorno, e hanno dato una mano a trasformare il bellissimo giardino che affiancava la casa in cortile. Fanno le prime corse, le prime risate. A un salesiano che «non sa come fare», don Cimatti dice: «Facciamo come don Bosco: oratorio, musica, e appena possibile un po' di scuola».
Nel 1926, all'improvviso, si spalanca la porta della musica. Per il settimo centenario della morte di san Francesco, i Francescani preparano una festa grande, e chiamano don Cimatti a dare un concerto. Con l'aiuto di don Margiaria e di don Liviabella (due splendide voci ben impostate) il concerto è un successo tale che da uno si moltiplica per cinque. Don Cimatti e la musica europea reggono le prime pagine dei giornali nazionali. Arrivano inviti per concerti dalle principali città nipponiche. Negli intervalli della sua normale attività missionaria tra i ragazzi e la gente semplice, don Cimatti accetta. Alla fine del 1935, tirando i conti, si accorgerà di aver dato 800 concerti. Soldi non ne ha guadagnati, ma la simpatia per i cattolici e specialmente per i salesiani è salita di parecchi gradi.
«Se vi occupate di ragazzi poveri, dovete venire a Tokio», hanno detto i Francescani a don Cimatti. Ci va in esplorazione. La capitale del Giappone è già in quegli anni una delle più vaste e caotiche città del mondo. Distese sterminate di case, edifici industriali giganteschi che si spingono verso la costa del Pacifico. E accanto alla ricchezza, le cinture nere della miseria. «Il quartiere di Mikawagina è poverissimo - annota don Cimatti -.
È giudicata la zona più misera della città. Migliaia di ragazzini per le strade. Verremo qui».
Arrivano alla fine del gennaio 1933. «Don Bosco andava a cercare per le vie di Torino i suoi ragazzi - scrive don Cimatti -. Qui sono i ragazzi a cercare i salesiani. Non par loro vero di avere a disposizione un bel cortile dove scorrazzare. E non par vero neppure a noi di aver potuto realizzare con tanta facilità l'inizio di quello che noi chiamiamo oratorio».
A Miyazachi rimane don Antonio Cavoli.

Corrono e saltano con i giovani
Don Antonio Cavoli era nato a S. Giovanni in Marignano (Rimini), il 4 agosto 1888, in una famiglia di contadini. Crebbe robusto, educato da genitori esemplari, profondamente cristiani. La vita nei campi, l'influenza di uno zio prete, l'atmosfera spirituale della famiglia fecero sbocciare in lui la vocazione, e a 14 anni entrò nel Seminario di Rimini.
Dopo il servizio militare, il primo maggio 1914, fu ordinato sacerdote. La sua innata simpatia e l'umanità lo fecero stimare subito, ma nel 1915, allo scoppio della guerra, fu richiamato sotto le armi. Fece domanda come Cappellano militare e senza badare al dolore dei parrocchiani e della famiglia, chiese di essere mandato al fronte. Finita la guerra, nonostante i grandi festeggiamenti per il suo ritorno, sentì una nuova chiamata dal Signore. Dopo dieci giorni di esercizi spirituali, sotto il manto della Madonna di Misericordia a cui era molto devoto, venne consigliato dal suo Direttore spirituale con queste parole: «Fatti Salesiano. I Salesiani sono venuti l'anno scorso a Rimini, sono zelanti dell'educazione dei ragazzi, hanno un metodo speciale, usano modi familiari e corrono e saltano con loro».
Impressionato dal “Corrono e saltano coi giovani” don Cavoli si recò subito nella casa salesiana di Rimini, dove il direttore di allora, don Gavinelli, gli regalò la biografia di don Bosco e le Costituzioni dei Salesiani.
La diocesi non lo voleva lasciar partire. Ma, superati i dissensi, don Antonio entrò nel noviziato salesiano a Genzano di Roma, dove trovò aspiranti e novizi assai più giovani di lui.
Il 5 gennaio 1922 diventò salesiano e fu inviato nella casa di Perugia, ancora in costruzione. Qui per tre anni visse l'esperienza della pastorale oratoriana, ma sentiva sempre più forte l'ideale di partire per le missioni all'estero.
Per la fibra e l'ardire, fu scelto per la spedizione in Giappone. La mattina della partenza, il Rettor Maggiore don Rinaldi volle celebrare la Santa Messa con loro nelle camerette di don Bosco. Disse loro: «Carissimi, voi andate nel Giappone. Non crediate d'avere accoglienze solenni e successi immediati come i missionari delle altre missioni, dove con facilità attirano le masse: voi andate in un paese molto diverso, molto progredito nella civiltà. Se voi studiate la sua storia sia nel campo letterario come in quello scientifico e artistico, vi accorgerete che non ha nulla da imparare dall'Occidente. Non potrete dunque dare niente di nuovo al Giappone? Voi possedete una cosa che il Giappone ancora non ha e che attende da voi: la carità. Questa carità il Giappone ancora non l'ha perché non conosce ancora il vero Dio, quindi il vostro apostolato sarà in proporzione della carità di Cristo che da voi irradierà sul popolo giapponese».

Ma sempre “Carità”
Nel 1929, don Antonio Cavoli, parroco della chiesa di Miyazachi, radunò un gruppo di ragazze e iniziò le visite ai poveri e agli ammalati. Il gruppetto diventò prima una Conferenza di San Vincenzo e poi aprì un Ospizio per i più poveri, gli abbandonati e i malati.
Prima della guerra mondiale in Giappone, crescevano sempre più il nazionalismo e la campagna di estradizioni degli stranieri, per cui divenne impossibile ricevere offerte dall'Italia. Don Cimatti desiderava che l'Ospizio continuasse e propose a don Cavoli la fondazione di una Congregazione femminile. Don Cavoli accettò la proposta e il 15 agosto 1937, venne fondata la Congregazione delle Suore della Carità del Giappone.
Egli ha preso la parola “Carità”, perché le parole di don Rinaldi gli erano sempre di conforto e guida delle attività e continuarono a rivivere nel fine: “Evangelizzare mediante le Opere della Carità”. Il nome poi venne modificato in “Congregazione delle Suore della Carità di Miyazachi” e attualmente in “Congregazione delle Suore della Carità di Gesù”.
Il seme di Carità seminato in un angolo di Miyazachi crebbe espandendo i rami nel Giappone dove varie Case Religiose vennero fondate una dopo l'altra. Lo zelo missionario di don Cavoli non si fermò al solo Giappone, ma volle portare la giovane Congregazione anche all'estero. Nel 1956 inviò le sue Suore come missionarie in Corea, poi in Bolivia, e in Brasile.
Don Cavoli, dopo aver dedicato tutta la sua vita alla formazione delle suore e allo sviluppo della Congregazione, si spense a Tokio il 22 novembre 1972, a 84 anni.
Attualmente, le Suore della Congregazione contano 950 Consorelle presenti in 15 nazioni, per trasmettere l'amore misericordioso del Sacro Cuore di Gesù verso tutti e specialmente verso i poveri e i sofferenti.

La casa natìa
La congregazione desiderava da tempo di conservare in buona condizione la casa d'infanzia del fondatore a San Giovanni in Marignano. Grazie alla collaborazione del nipote di don Cavoli, Giovanni, sono terminati i lavori di ricostruzione ed è stato allestito un piccolo spazio a ricordo del fondatore. In sua memoria nella chiesa di san Pietro Apostolo dove egli fu battezzato, sarà celebrata una Messa solenne. Subito dopo sarà inaugurato il piccolo museo nella sua casa.