I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

FMA

EMILIA DI MASSIMO

A Taranto l'Aquilone vola ancora

Una periferia estrema, aria inquinata, dove l'arte di arrangiarsi è abitudine e il lavoro nero la norma.
Qui tre suore tengono viva l'umanità e la speranza.

Un quartiere dormitorio ad alto rischio di devianza minorile: droga, traffico d'armi, furti, alcool e gioco d'azzardo. La povertà ha molte dimensioni, tocca la vita delle persone, in particolare dei giovani, sotto svariati aspetti: quello culturale, quello psicologico, quello spirituale, rubandone l'esistenza. I ragazzi trascorrono molto del loro tempo per la strada giocando a pallone o al biliardo; inevitabile il pericolo di finire in giri poco chiari. Sono questi alcuni tratti salienti di una realtà dove l'arte dell'arrangiarsi è abitudine ed il lavoro in nero è norma.
Taranto, “Paolo VI”, realtà di periferia, quartiere attiguo alla grande industria siderurgica ILVA, dove l'aria sembra inquinata per tanti versi, ma non impedisce la ricerca del bello, del vero e del buono, come testimoniano da diciassette anni le Figlie di Maria Ausiliatrice, attivamente presenti. Dopo i Corsi professionali, i quali hanno permesso di accogliere tanti ragazzi del quartiere usciti dai regolari percorsi scolastici, e di avviarli al mondo del lavoro, oggi la comunità delle suore, costituita da suor Anna De Cataldo, suor Giorgina Vergine e suor Mariarita Di Leo, opera nel territorio mediante l'attività dell'Oratorio centro giovanile denominato l'Aquilone, in collaborazione con l'Associazione Vides Paolo VI (“Volontariato Internazionale Donna Educazione Sviluppo”).
Le attività che si svolgono sono il dopo scuola, per prevenire la dispersione scolastica; il sostegno alle famiglie più povere; le iniziative per la promozione delle donne del quartiere attraverso il Centro Ascolto donna e Famiglia; il Circolo del the e del me, incontri al femminile in cui intorno ad un the e ad una cioccolata ci si racconta e ci si sostiene reciprocamente in un territorio che vede la donna ancora sottomessa, spesso abusata e svilita nella sua dignità il tradizionale Family day che consolida i legami interni e non il nucleo familiare.
Sono attività di sostegno nelle quali gli operatori cercano di favorire lentamente un cambio che, comunicando la cultura della vita, vinca il bagaglio di morte fatto di degrado, di corruzione, di ogni forma di dipendenza: dal gioco alla droga, dal sesso all'alcol.

Don Bosco animatore di strada
Un cuore evangelico e salesiano è sempre creativo, pertanto le Figlie di Maria Ausiliatrice sono inserite soprattutto là dove c'è povertà interiore.
Suor Mariarita, una volta a settimana, si reca in carcere in occasione del colloquio che i detenuti hanno con i famigliari, cercando così di creare rete a sostegno delle famiglie stesse. Inoltre, tantissime offerte formative sono messe in atto per promuovere la crescita integrale dei ragazzi: calcetto, teatro, momenti di festa, una sala giochi per i più giovani, passeggiate in bicicletta, tornei di quartiere, momenti culturali, cineforum; incontri formativi sono riservati ai giovanissimi; a Piazzale Pietro Nenni, una delle zone più a rischio del quartiere, l'oratorio si svolge per strada; d'altronde don Bosco non andava a cercare i ragazzi nelle vie di Torino? Come lui, si è consapevoli che non tutti i ragazzi varcheranno le porte dell'oratorio, per tale motivo non si attende che facciano loro il primo passo, quindi si esce, si raggiungono le periferie più lontane mediante un'animazione gioiosa e fresca che si propone come alternativa alla strada. L'incontro con persone che fanno sentire di essere amati ed amabili, indipendentemente dal passato, che donano gratuitamente una nuova opportunità, conduce ad un cambiamento del cuore e dell'esistenza; è quanto è avvenuto per Lorenzo e per Franco. Lorenzo, trent'anni, cresciuto per strada, una situazione familiare difficile, ha conosciuto don Bosco da piccolo e ha cambiato la sua vita; attualmente è a disposizione dei ragazzi. Papà Franco anima le partite per i giovani più poveri, dopo aver vissuto personalmente l'esperienza della povertà sociale. Lorenzo e Franco, così, testimoniano che si può anche osare di vivere in un altro modo.
Al di là delle molteplici attività, le suore ci dicono che la missione educativa che principalmente svolgono è quella della presenza. «Qui ho imparato ed imparo che cosa significa, come dice papa Francesco, “essere missione”: presenza silenziosa che si fa vicinanza toccando la vita con uno sguardo, con un sorriso, con una carezza, nonostante talvolta si ricevano insulti. La strada ci insegna a scegliere le vere priorità, ad ascoltare i bisogni dei poveri, a condividerne la vita, ad essere umili».
L'Oratorio è comunque un punto luce la cui fiamma è alimentata ogni giorno dalla piccola famiglia delle Figlie di Maria Ausiliatrice, una famiglia che vive essenzialmente di Provvidenza e nella quale tutti possono trovare accoglienza senza essere giudicati. La comunità trova il significato primo ed ultimo della propria vita e della missione educativa confrontandosi con la Parola di Gesù, spezzandola nella fraternità, dove attinge la forza per essere presenza.