I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

B.F.

Le panche di Mornese

Siamo le panche della chiesa di Mornese, un grazioso villaggio sulle colline del Monferrato. Qui l'aria sa di buon vino e profuma di piatti prelibati. Perfino in chiesa si sentono.
Noi panche di riserva veniamo impiegate solo quando arriva più gente del solito.
Accadde nel 1864, quando don Bosco arrivò con i suoi ragazzi, durante le passeggiate autunnali che organizzava partendo da Torino e facendo tappa nei paesini delle colline della sua terra.
Siamo fatte di buon legno e quel ricordo è più vivo che mai nei nostri vecchi nodi stagionati.
È già notte. La gente va incontro ai ragazzi. La banda suona, molti s'inginocchiano al passaggio di don Bosco chiedendo la benedizione. I giovani e la gente entrano in chiesa, c'è una piccola celebrazione, quindi tutti a cena.
Dopo, incoraggiati dagli applausi, i ragazzi di don Bosco danno un breve concerto di marce e musica allegra. In prima fila c'è Maria Mazzarello, 27 anni, che in piemontese si dice Maìn. Al termine, don Bosco dice poche parole: «Siamo tutti stanchi, e i miei ragazzi hanno voglia di fare una bella dormita. Domani però ci parleremo più a lungo».
Don Bosco a Mornese si ferma cinque giorni. Maria ogni sera riesce ad ascoltare la «buona notte» che dà ai suoi giovani. Scavalca le panchette per arrivare più vicino a quell'uomo.
Le comari del paese scuotono la testa e brontolano: «Questo non va bene!» Quella ragazzona in mezzo ai ragazzini, ma chi l'ha mai visto? Qualcuno la rimprovera di questo come di un gesto sconveniente.
E lei risponde: «Don Bosco è un santo, io lo sento».
Mi viene la pelle d'oca (strano per una panca di legno) quando ripenso a quelle parole.
È molto di più di una semplice sensazione. A quante donne cambierà la vita? Basta un movimento, un semplice movimento di quelli che compiono i bambini quando si slanciano in avanti con tutte le loro forze, senza timore di cadere o di morire, dimentichi del peso del mondo.
Giovanni e Maria Domenica amano dello stesso amore, sono fatti per intendersi, nutriti dalle stesse colline. Due contadini dell'assoluto. Una cosa era chiara: quei due si capirono al volo.
Maìn e le sue amiche si vestirono da suore, ma stavano bene anche prima. E cambiò il mondo. Nel giro di poco cominciarono ad arrivare ragazze e ragazzi da tutte le parti.
Sentivamo racconti di spedizioni in terre lontane, di scuole che sorgevano come funghi, di santi, di congregazioni.
Noi eravamo le uniche a conoscere il segreto. Tutto era avvenuto perché due santi si erano semplicemente guardati negli occhi.