I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

Monsignor ANDRIY SAPELYAK Salesiano

Vescovo Missionario per gli Ucraini in Argentina e in Ucraina

Morto a Lviv-Vynnyky il 6 novembre 2017, a 98 anni

Andriy Sapelyak nacque nel 1919 in Polonia in una famiglia ucraina. Manifestò la vocazione sacerdotale e nel 1937 partì per l'Italia e studiò dai Salesiani. Nel 1949 fu ordinato sacerdote. Nel 1952 il vescovo Ivan Buchko organizzò per la gioventù ucraina il Seminario minore a Luri (Francia), e lo affidò ai Salesiani. Poi il Seminario fu trasferito a Roma, dove don Andriy divenne il primo Rettore. Nel 1956 fu istituita la prima comunità salesiana ucraina che divenne il germe della futura Ispettoria. Primo Superiore fu nominato don Sapelyak.
Il 14 agosto 1961 don Andriy Sapelyak fu eletto Vescovo degli Ucraini di Argentina. Ai primi di dicembre il giovane Vescovo partì per Argentina, affidando se stesso ed i suoi figli spirituali sotto il Patrocinio di Santa Vergine Maria. I primi mesi in Argentina li dedicò ai viaggi attraverso questo immenso paese, volendo visitare le comunità degli ucraini disperse dappertutto.
Allora vi erano circa 300 mila ucraini. Effettivamente il nuovo Vescovo stava creando la Chiesa Ucraina. Egli iniziò con la costruzione di scuole, la formazione dei preti e il catechismo. Sette anni dopo la sua venuta in Argentina a Buenos Aires fu finita la costruzione della Cattedrale di Santa Maria del Patrocinio. Dopo trentasei anni di ministero vescovile iniziò la nuova tappa della migrazione degli ucraini ed ogni famiglia, che veniva in Argentina, trovava nel Vescovo un padre amorevolissimo.
Nel 1987 riuscì a far venire in Cattedrale Sua Santità Giovanni Paolo II, che stava visitando l'Argentina. Ciò attirò l'attenzione della comunità mondiale ai problemi della diaspora ucraina. Dopo il Vescovo raccontò: “II Papa incoronò l'icona della Madonna nella Cattedrale... In più, proprio in Argentina, iniziò i festeggiamenti del millenario del Battesimo dell'Ucraina...”.
Dopo una vita missionaria intensa in Argentina gli fu proposto di rimanervi, però nel 1997 egli decise di ritornare in Patria. «Il pensiero del ritorno in Patria sempre riempiva il mio cuore. Purtroppo dopo essere partito per l'Italia per studiare e diventare prete, non ebbi più la possibilità di tornare in patria, giacché l'Ucraina divenne terra dei comunisti. Adesso l'Ucraina è libera e il mio desiderio si è realizzato. Per questo io vorrei unirmi al mio popolo».
Nel 1998, monsignor Sapelyak raggiunse i confratelli salesiani presenti a Leopoli, però notava la necessità di diffondere le idee di don Bosco in Ucraina Orientale. Per questo, nel 2002, iniziò il lavoro missionario a Verk-nyodniprovsk (Regione di Dnipropetrovsk). Istituì la minuscola parrocchia di Pokrov, divenendo parroco. Poi costruì un piccolo centro giovanile (l'Oratorio). Nel 2011 comprò la casa a Dnipro, dove i salesiani poi hanno aperto la presenza. Poco dopo il Vescovo comprò il terreno per la chiesa e il centro giovanile. Fino al 2014 egli visse a Verknyodniprovsk, e poi tornò a Leopoli ed entrò nella comunità salesiana di Vynnyky. Il suo desiderio più grande era vivere nella comunità salesiana assieme ai confratelli.
Riguardo al centro giovanile a Verknyodniprovsk, il Vescovo raccontava: «L'Oratorio è una specie di club. Un club giovanile, religioso e ricreativo. Sono contento che tanti giovani vengano da noi. Sono arrivati i giovani salesiani, che si preparano a continuare quest'opera. Io cerco di trasmettere a loro le mie idee. Oltre l'unione di tutti gli ucraini in una Chiesa io ho un altro desiderio che riguarda la Congregazione Salesiana e i giovani sacerdoti: educhino la gioventù cristiana e patriottica».
Nel 2014, monsignor Sapelyak rinunciò alla cittadinanza argentina, ricevendo il passaporto ucraino. Affermò di fare quella scelta per amore della Patria. «Ormai da quindici anni vivo in Ucraina e sono contento di poter vivere e morire qui. All'estero sempre lavoravo per gli ucraini, vivevo per l'Ucraina e volevo entrare proprio nel suo cuore. Per questo ho deciso si diventare cittadino ucraino». D'allora in poi egli visse nella casa salesiana di Vynnyky, dove pregava e dava un'eccezionale testimonianza di amore per la vita, poiché desiderava vivere almeno cent'anni. Per tutta la vita fu sempre ospitale ed amichevole con tutti quelli che venivano a visitarlo. Lavorava molto e con entusiasmo, seguendo i principi di don Bosco: educare buoni cristiani ed onesti cittadini.
Il 6 novembre 2017, a 98 anni, tornò nella Casa del Padre. Ebbe i funerali degni di un “padre della Chiesa”.
Durante l'omelia monsignor Shevchuk, arcivescovo maggiore di Kiev-Halych, ricordò alcune pagine della vita del Vescovo, permeata dalla mortificazione e dall'amore di Dio e del suo popolo: «II carisma di don Bosco, un grande missionario e apostolo della gioventù, è fiorito nella persona del primo Vescovo degli ucraini dell'Argentina... Il vescovo Andriy diceva: “II futuro dell'Ucraina si forgia all'Est e proprio questo futuro sono i giovani dell'Ucraina Orientale... E il futuro della nostra Chiesa si trova proprio lì...” - Tante volte me lo diceva... Io penso, che noi, Vescovi, dobbiamo comprendere bene quelle parole e rispondere a quest'appello profetico del nostro confratello». Alla fine monsignor Svyatoslav recitò le parole da un canto mariano, che gli era stato insegnato da monsignor Sapelyak.
Lui stesso aveva scritto: «La mia vita è stata molto dinamica. Non mancavano né salite né cadute. In un giorno io avevo degli incontri con i Vescovi e subito dopo andavo dalla gente comune... Ho visto tanti miracoli nella mia vita. Ho visto un paralitico, il quale dopo la preghiera subito guarì. Un altro è nato cieco e dopo qualche anno ha ritrovato la vista. La potenza del Signore guarisce. Personalmente con me non c'è stato nessun miracolo, però delle grazie non ne mancavano mai... La mia morte la immagino come una strada che porta a Dio Padre».