I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

“Noi saremo sempre amici”

Un emozionante ricordo del santo don Orione.

“I miei anni più belli sono stati quelli passati nell'Oratorio salesiano.”

Chi fra i lettori del BS non conosce il canto “Giù dai colli, un dì lontano con la sola madre accanto”? Penso molto pochi, visto che tuttora è cantato in decine di lingue in oltre 100 paesi del mondo. Altrettanto pochi però penso che conoscano il commento fatto dall'anziano don (san) Luigi Orione durante la messa (cantata!) del 31 gennaio 1940 dagli Orionini di Tortona alle ore 4,45 (esattamente l'ora in cui era morto don Bosco 52 anni prima). Ecco le sue precise parole (tratte dalle fonti orionine):
«L'inno a don Bosco che comincia con “Giù dai colli” è stato composto e musicato per la beatificazione di don Bosco. La spiegazione della prima strofa è questa. Alla morte del santo, dal governo di quei tempi, nonostante che tutti i giovani lo desideravano e tutta Torino lo desiderasse, non fu concesso che don Bosco, la sua salma, venisse sepolta in Maria Ausiliatrice e parve grande favore che la cara salma venisse sepolta a Valsalice... una bella casa!... La salma dunque venne portata a Valsalice e là, tutti gli anni fino alla Beatificazione, andarono gli alunni salesiani, nel giorno della morte di don Bosco, a trovare il Padre, a pregare. Dopo che don Bosco fu beatificato, il suo corpo venne portato in Maria Ausiliatrice. E la strofa che avete cantato “Oggi, o Padre, torni ancora” ricorda anche questo. Celebra don Bosco che ritorna fra i giovani ancora, da Valsalice - che è posta sopra una collina al di là del Po - a Torino che è al piano».

I suoi ricordi di quella giornata
E continuava don Orione: «Il Signore mi ha dato la grazia di trovarmi presente, nel 1929, a quel trasporto, che fu un trionfo in mezzo a Torino in festa, fra una gioia ed un entusiasmo indicibile. Anch'io fui vicino al carro trionfale. Il tragitto fu fatto tutto a piedi da Valsalice all'Oratorio. E, insieme con me, subito dietro il carro, c'era uno in camicia rossa, un Garibaldino; eravamo vicini, a fianco a fianco. Era uno dei più antichi dei primi alunni di don Bosco; quando seppe che si trasportava il corpo di don Bosco, anche lui c'era dietro il carro. E tutti cantavano: “Don Bosco ritorna fra i giovani ancor”. In quel trasporto tutto era gioia; i giovani cantavano e i Torinesi agitavano fazzoletti e gettavano fiori. Si passò anche davanti al Palazzo Reale. Ricordo che al balcone c'era il Principe di Piemonte, circondato da generali; il carro si fermò un momento ed egli fece cenno di compiacenza; i superiori Salesiani chinarono il capo, come a ringraziarlo di quell'atto di omaggio a don Bosco. Poi il carro raggiunse Maria Ausiliatrice. E di lì a qualche minuto venne anche il Principe, circondato da personaggi della Casa Reale, a rendere atto di devozione al nuovo Beato».

“I miei anni più belli”
Il ragazzo Luigi Orione era vissuto con don Bosco tre anni, dal 1886 al 1889. Li ricordava quarant'anni dopo in questi commossi termini: «I miei anni più belli sono stati quelli passati nell'Oratorio salesiano». «Oh, potessi io rivivere anche pochi di quei giorni vissuti all'Oratorio, vivente don Bosco!».
Aveva amato tanto don Bosco che gli era stato concesso, in via eccezionalissima, di confessarsi da lui anche quando le forze fisiche erano al lumicino. Nell'ultimo di tali colloqui (17 dicembre 1887) il santo educatore gli aveva confidato: “Noi saremo sempre amici”.
Un'amicizia totale, la loro, per cui non meraviglia che poco dopo il quindicenne Luigi si iscrivesse subito nella lista dei ragazzi di Valdocco che offrivano al Signore la propria vita per ottenere la conservazione di quella dell'amato Padre. Il Signore non accolse la sua eroica richiesta, ma ne “ricambiò” la generosità con il primo miracolo di don Bosco da morto: al contatto con la sua salma si riattaccò e rimarginò l'indice della mano destra che il ragazzo, mancino, si era tagliato mentre in cucina preparava dei pezzettini di pane da posare proprio sulla salma di don Bosco, esposta nella chiesa di S. Francesco di Sales, per distribuirli come reliquie ai tantissimi devoti.
Ciononostante il giovane non si fece salesiano: anzi ebbe la certezza che il Signore lo chiamava ad un'altra vocazione, proprio dopo essersi “consultato” con don Bosco davanti alla sua tomba di Valsalice. Così la Provvidenza volle che vi fosse un salesiano in meno, ma una Famiglia religiosa in più, quella orionina, che irradiasse, per nuove e originali vie, l'“impronta” ricevuta da don Bosco: l'amore al Santissimo Sacramento e ai sacramenti della confessione e comunione, la devozione alla Madonna e all'amore al Papa e alla Chiesa, il sistema preventivo, la carità apostolica verso i giovani “poveri ed abbandonati” ecc.

E Don Rua?
L'amicizia sincera e profonda di don Orione con don Bosco divenne poi amicizia altrettanto sincera e profonda con don Rua, che continuò fino alla morte di questi nel 1910. Infatti appena saputo dell'aggravamento della sua salute, don Orione ordinò subito una novena e si precipitò al suo capezzale. Con particolare commozione avrebbe poi ricordato quest'ultima visita: “Quando si ammalò, essendo io a Messina, telegrafai a Torino per chiedere se, partendo subito, avrei ancora potuto vederlo vivo. Mi fu risposto di sì presi il treno e partii per Torino. Mi accolse, sorridendo, don Rua e mi diede la sua benedizione specialissima per me e per tutti quelli che sarebbero venuti alla nostra Casa. Vi assicuro che era la benedizione di un santo”.
Giuntagli poi la notizia della morte inviò un telegramma a don (beato) F. Rinaldi: “Antico alunno del venerabile don Bosco mi unisco ai Salesiani nel piangere la morte di don Rua che mi fu padre spirituale indimenticabile. Qui preghiamo tutti, Sac. Orione”. I salesiani volevano seppellir don Rua a Valsalice, accanto alla tomba di don Bosco, ma vi erano difficoltà da parte delle autorità cittadine. Immediatamente con un altro telegramma, il 9 aprile, don Orione offrì allo stesso don Rinaldi il suo aiuto: “Se sorgessero difficoltà per deporre don Rua a Valsalice, voglia telegrafarmi, facilmente potrei aiutarli”.
Fu un grande sacrificio per lui non potere attraversare l'Italia da Messina a Torino per partecipare ai funerali di don Rua. Ora però sono tutti, Bosco, Rua, Orione, Rinaldi, in cielo, l'uno accanto all'altro nell'unica grande famiglia di Dio.