I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA LINEA D'OMBRA

ALESSANDRA MASTRODONATO

Il lavoro vi renderà... uomini!

«Fai il motivatore, il demotivato, la risorsa umana, il disoccupato.
Perché lo fai? Perché non te ne vai? Vivere per lavorare o lavorare per vivere?»

Il tema del rapporto tra giovani adulti e lavoro non potrebbe essere più attuale in un momento storico come quello presente, in cui l'universo lavorativo appare attraversato da profonde contraddizioni e la ricerca di un'occupazione si trasforma spesso in un percorso deludente e faticoso che lascia ben poco spazio alla gratificazione personale e alla valorizzazione delle competenze.
Tutti gli studi più recenti concordano nel mettere in luce una certa disaffezione dei giovani nei confronti del mondo del lavoro, la tendenza a proiettare altrove le proprie aspettative di realizzazione umana, come se il lavoro non fosse più ritenuto una dimensione centrale dell'esistenza e un'esperienza che contribuisce in modo cruciale e significativo alla costruzione dell'identità. Spesso stremati dalla lunga ricerca di un'occupazione e dal continuo peregrinare da un lavoro all'altro, delusi dall'accettazione di un'attività non congruente con i loro interessi, preoccupati che una certa professione non offra possibilità di autorealizzazione, né assicuri dignità e sicurezza di vita, molti giovani finiscono con il vivere l'esperienza del lavoro come un'ingrata fatica, come una gravosa necessità fatta di sacrifici e vuota monotonia, coltivando frustrazioni e sterili sogni di fuga.
Sul versante opposto, non sono pochi i giovani che, sotto le incalzanti pressioni di una società efficientistica e competitiva, fanno del lavoro la loro unica ragione di vita, convogliando nella dimensione professionale ogni energia e investimento di tempo e, di fatto, “vivendo per lavorare”. E a farne le spese è, non di rado, la stessa qualità della vita, deprivata di spazi importanti di libertà e relazione, nonché della leggerezza di momenti preziosi vissuti all'insegna del riposo e della spensieratezza.
In entrambi i casi, il rapporto con il lavoro appare segnato da una profonda ambiguità, dalla difficoltà di restituire all'esperienza lavorativa il giusto peso all'interno del proprio progetto di vita e della propria biografia esistenziale, interrogandosi costantemente su obiettivi e motivazioni che orientano e conferiscono senso ad azioni e scelte quotidiane.
Ma, per quanto talvolta possa apparire complicato e persino “utopistico”, un modo diverso per rapportarsi al lavoro è possibile.
Al di là di ogni generalizzazione - per forza di cose riduttiva e ingenerosa - accanto ai tanti giovani adulti che fanno fatica a restituire significato ad un lavoro spesso avvertito come dispotico e avvilente, ce ne sono molti altri che invece affrontano la propria professione supportati da entusiasmo e curiosità instancabile, dal desiderio di dare un apporto fattivo alla collettività e alla vita sociale, dalla consapevolezza che attraverso quest'esperienza hanno la possibilità di crescere e mettersi alla prova, avendo compreso che svolgere con passione e responsabilità il proprio lavoro è il modo migliore per affermare la propria dignità umana e per contribuire al miglioramento della società in modo competente ed efficace.

E fai il cameriere, l'assicuratore,
il campione del mondo, la baby pensione.
Fai il ricco di famiglia, l'eroe nazionale,
il poliziotto di quartiere, il rottamatore.
Perché lo fai?
E fai il candidato, poi fai l'esodato,
qualche volta fai il ladro o fai il derubato.
E fai opposizione, e fai il duro e puro,
e fai il figlio d'arte, la blogger di moda.
Perché lo fai?
Perché non te ne vai?
Una vita in vacanza,
una vecchia che balla,
niente nuovo che avanza,
ma tutta la banda che suona e che canta,
per un mondo diverso,
libertà e tempo perso,
e nessuno che dice se sbagli sei fuori...
E fai l'estetista, e fai il laureato,
e fai il caso umano, il pubblico in studio.
Fai il cuoco stellato, e fai l'influencer,
e fai il cantautore, ma fai soldi col poker.
Perché lo fai?
E fai l'analista di calciomercato,
il bioagricoltore, il toyboy, il santone.
Fai il motivatore, il demotivato,
la risorsa umana, il disoccupato.
Perché lo fai?
Perché non te ne vai?
Vivere per lavorare
o lavorare per vivere?
Fare soldi per non pensare,
parlare sempre e non ascoltare,
ridere per fare male,
fare pace per bombardare,
partire per poi ritornare...

(Lo Stato Sociale, Una vita in vacanza, 2018)