I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

I NOSTRI EROI

PIERLUIGI CAMERONI

Don Fuchs e don Sacilotti martiri
Uniti nell'amore per gli indios Xavante

Il 1° novembre 1934, in un tentativo di accostamento della nuova tribù degli Xavante, in Brasile, venivano massacrati i salesiani missionari don Giovanni Fuchs e don Pietro Sacilotti.

Don Giovanni Fuchs, un veterano delle missioni, era nato a Pfaffnau, cantone di Lucerna, in Svizzera, l'8 maggio 1880. A vent'anni, sentita la vocazione alla vita religiosa, era passato in Italia e nell'istituto salesiano di Penango Monferrato si era preparato a seguire decisamente la voce del Signore. Vestito l'abito religioso per le mani del beato Michele Rua, nel 1906 era partito per il Brasile, dove, compiuti gli studi nelle case salesiane di Lorena (SP) e di Niterói (RJ), riceveva l'ordinazione sacerdotale il 4 febbraio 1912. Sacerdote, continuò ad insegnare, per quasi due anni, fisica e matematica nello stesso istituto, finché sorpreso da malattia, dovette tornare in Europa per ristabilirsi in salute. Grazie a Dio si rimise in salute e, ritornato dopo la guerra in Brasile, il 15 agosto 1920 raggiungeva la “Colonia Sacro Cuore” (Mato Grosso) per dedicarsi tutto all'evangelizzazione degli Indi Bororo con ammirabile abnegazione e spirito di sacrificio. Quando don Fuchs raggiunse la sua residenza, parecchie fibre di valorosi missionari già si erano logorate non tanto nella cura dei civilizzati, dispersi nella vasta zona, quanto nella ricerca delle tribù di Indi confinati nelle immense foreste vergini, con discreta corrispondenza da parte dei Bororo. Ogni fatica era invece stata scaltramente frustrata dalla tribù degli Xavante.
Don Pietro Sacilotti era nato a Lorena-SP (Brasile) da genitori italiani lཇ maggio 1889. Cresciuto ed educato nell'istituto salesiano della sua città natale, aveva risposto con slancio alla voce del Signore e, vestito l'abito religioso a Lavrinhas (SP), aveva percorso gli studi filosofici con brillante successo, tanto che i superiori pensarono di premiare la sua virtù ed il suo amore allo studio mandandolo in Italia a compiere gli studi teologici nello Studentato Internazionale Don Bosco di Torino-Crocetta. Nella Basilica di Maria Ausiliatrice ricevette l'ordinazione sacerdotale il 12 luglio 1925. Ritornato in patria, addetto all'assistenza ed all'insegnamento negli istituti della sua Ispettoria, nel 1928 fu fatto direttore del collegio di Registro di Araguaya. Ma non era questa la vita che egli sognava. La sua anima ardente anelava all'apostolato missionario e fu felice soltanto quando i superiori gli assegnarono l'ardua missione degli Xavante.
La terribile tribù che da secoli faceva parlare di sé in Brasile viveva in villaggi disseminati in una fascia del Mato Grosso che abbracciava centinaia di chilometri quadrati fra il Rio das Mortes e il Kuluene, il braccio maggiore del fiume Xingu. Il loro habitat era la foresta vergine, senza cammino, dove si muove con sicurezza solo l'indio che vi nasce. Dal 1932 don Fuchs aveva programmato un piano di penetrazione. Rimonta a quell'anno la prima croce, alta 5 metri, che egli piantò sul Rio das Mortes. Don Sacilotti ne condivideva i piani e lo zelo appassionato per la conversione degli Xavante.

«Si sta avvicinando l'ora degli Xavante e anche la nostra»
Nel 1934 don Fuchs, rimasto solo in Santa Teresina, pensò bene di trasferirsi a Mato Verde, quasi sul limite estremo della Prelatura, dove al principio di settembre lo raggiunse un'altra volta don Sacilotti, che veniva da Araguaya portando con sé medicine, viveri e personale. Là in poco più di un mese di lavoro febbrile potevano avere la soddisfazione di vedere pronta una residenza tanto per i Salesiani, come per le Figlie di Maria Ausiliatrice. Ma avendo saputo che nel Rio das Mortes vi era gran numero di jangadas (zattere), segno evidente della presenza degli Xavante, si affrettarono a risalire fino a S. Teresina, dove giunsero il 24 ottobre. Don Fuchs scrisse di là l'ultima lettera. In essa diceva: “Si sta avvicinando l'ora degli Xavante e anche la nostra ora...”. Il presentimento rispondeva esattamente alla realtà. Poiché gli Xavante si nascondevano e fuggivano, era necessario andare alla loro ricerca; ed ecco i missionari partire un'altra volta, dopo pochi giorni, da S. Teresina.
Fu l'ultimo viaggio. Erano già da qualche ora oltre São Domingos e discendevano il fiume, quando avvistarono sul margine destro due 'xavantes'. Don Sacilotti e un bororo che l'accompagnava, spento il motore perché procedesse lentamente per la corrente, saltarono su una piccola barca che rimorchiavano per raggiungere il margine, che era ben alto e scosceso. Giunto lassù, don Sacilotti non vide nessuno; arrampicatosi su di un albero, intravide nel folto della foresta una cinquantina di 'xavantes'. Chiamò don Fuchs che venne, parlarono agli Indi in 'carajá', ma questi risposero da lontano in tono minaccioso; poi, mentre i compagni dei missionari tornavano alla barca per prendervi doni e regali, risonò improvviso un grido di guerra, cui seguì fulmineo l'assalto degli Xavante. Nessuno poté testimoniare di presenza quanto accadde in quei pochi minuti. I due missionari, rimasti soli, furono finiti con le tremende clave degli Xavante, che li lasciarono l'uno accanto all'altro con il cranio spaccato.
Nelle mappe del Brasile quel luogo è ora denominato «Barranco dos Mártires»: i due salesiani avevano percorso insieme più volte il Rio das Mortes in cerca degli Xavante; insieme avevano sospirato, sofferto e pregato per la loro conversione; insieme affrontarono la morte per la loro redenzione.