I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

A TU PER TU

CHRISTINE WENDEL - Foto: LISA-MARIA GRIEF (DAL DON BOSCO MAGAZIN)

(traduzione di Marisa Patarino)

Non sono stato chiamato tardi
ho solo riflettuto a lungo

A nove anni, Duy-Duy Josef Trinh (36 anni) sentì il desiderio di diventare sacerdote. Diventò ingegnere ed esercitò per alcuni anni con successo questa professione, ma qualcosa continuava a chiamarlo.
A trentatré anni decise di cambiare vita. Ora è salesiano e a Vienna si prepara a diventare sacerdote.

Duy-Duy Josef Trinh potrebbe lavorare otto ore al giorno in ufficio, esercitando la sua professione di ingegnere meccanico. Non sarebbe una brutta vita. Ora potrebbe possedere una casa, essere sposato e avere bambini. A volte pensa a come potrebbe essere la sua vita, ma è convinto che lasciare quel mondo con le possibilità che lo accompagnavano e diventare Salesiano di don Bosco sia stata la scelta giusta per lui. «Nulla è più nobile che accompagnare le persone perché edifichino una vita costruttiva», afferma con decisione. A oltre trent'anni di età, è tornato a essere uno studente e si prepara per il sacerdozio. Trinh frequenta le lezioni, apprende ampie conoscenze, si impegna nel servizio nell'Istituto di formazione dei Salesiani di don Bosco a Vienna, dove vive con altri Salesiani, elabora proposte di spiritualità e coordina le lezioni di tedesco per i rifugiati.
Trinh aiuta il diciannovenne siriano Laith Edwards con la grammatica. Gli posa amichevolmente una mano sulla spalla e gli dice sorridendo: «Dobbiamo esercitarci ancora un po'. Purtroppo non c'è un modo migliore». Laith ride. Sorridono anche gli altri studenti che fanno parte del piccolo gruppo, mentre sono seduti al tavolo con Trinh. «Ha un modo speciale di insegnare argomenti nuovi», dice il ventunenne Khalil Kobesi. «È molto cordiale. Mi aiuta a imparare la grammatica e ad apprendere nuove parole», dichiara Sarah Alahmad, una ventottenne. Trinh si gira verso di lei, la guarda negli occhi e dice: «Una parola per te: opinione». Poi le dà un foglio di carta. «È meglio che tu la scriva. Così la ricorderai più facilmente».
Trinh riesce a comprendere bene i rifugiati che arrivano al Salesianum di Vienna. I suoi genitori si lasciarono tutto alle spalle per cominciare una nuova vita. Suo padre aveva combattuto nella guerra a fianco dei vietnamiti del sud contro il Vietnam del nord comunista.

Su una barca verso l'ignoto
Dopo l'esito del conflitto a favore del Vietnam del nord, il padre di Trinh subì dure rappresaglie. Anche sua madre non poteva più vivere la sua fede come cattolica.
Insieme a Baby, la sorella maggiore di Trinh, nel 1980 la famiglia salì su una barca verso un destino incerto. I Trinh furono fortunati. Molti morirono nel mar Cinese Meridionale, ma loro si salvarono. La famiglia arrivò a Ratisbona (Regensburg) in Germania. Qui alla fine del 1981 nacque Duy-Duy Josef Trinh e all'inizio del 1983 venne al mondo la sua sorella minore. La giovane famiglia ricevette un importante aiuto da varie famiglie tedesche.

“ Desidero accompagnare i giovani, dare loro il mio tempo e rendere forse così il mondo un po' migliore”
Duy-Duy Trinh, Salesiano di don Bosco

«Non posso dimenticare la loro bontà», dice Trinh ricordando i suoi primi anni di vita. Tanti manifestarono una grande disponibilità nei loro confronti: li aiutarono a districarsi tra i vari uffici per il disbrigo delle pratiche necessarie, a cercare una casa e un lavoro, a occuparsi dei bambini. Offrirono loro anche giocattoli. I genitori di Trinh lavorarono molto, con grande impegno. Nel corso degli anni acquistarono una piccola casa alla periferia di Ratisbona. E si sono sempre impegnati nella comunità ecclesiale. Trinh è dunque cresciuto in un ambiente cattolico. «Dopo la messa, spesso insieme alle mie sorelle giocavo a reinterpretare la funzione», ricorda Trinh. Interpretava il ruolo del parroco. «Già all'epoca era presente l'idea del servizio sacerdotale», riflette oggi.
Trinh è cresciuto contemporaneamente in mondi diversi. «Per i vietnamiti sono tedesco, in qualche modo. Per i Tedeschi non sembro tedesco», dice. Si considera un Bavarese vietnamita. Per Trinh, costituivano due mondi anche i valori cattolici che viveva da casa e la vita dei suoi compagni di scuola, che spesso non conoscevano molto bene la religione. E poi avvertiva un contrasto tra due stili di vita, seguire la chiamata al sacerdozio o costruire una vita da professionista con un impiego ben remunerato.

«Recitiamo un Padre Nostro»
Da bambino Trinh era timido, a scuola non osava intervenire, anche se aveva capito gli argomenti trattati. Sapeva però che se voleva diventare sacerdote avrebbe dovuto conseguire un diploma liceale. Si impegnò dunque per potersi iscrivere al liceo. «Se ci riuscirò, diventerò sacerdote», disse a Dio. «Ma non fui ammesso», ricorda Trinh, che interpretò quell'insuccesso come un segno.
Dopo la scuola media, frequentò un istituto tecnico, conseguì il relativo diploma e poi prestò il servizio militare. Si trasferì quindi a Norimberga per proseguire gli studi. Spesso studiava insieme a un suo amico.
Dopo una lunga notte di impegno sui libri, Trinh propose: «Recitiamo un Padre Nostro». E sempre più spesso i due giovani tennero conversazioni sulla fede, su Dio e sul mondo. Dopo la laurea, questo amico, che in passato non si era occupato molto della fede, con il sostegno di Trinh, decise di entrare in seminario. «Mi domandai allora: ho fiducia negli altri; ho fiducia in me stesso?», ricorda Trinh. Il giovane si laureò nel 2008. Seguì un altro lungo periodo di dubbi. Trinh parlava spesso con la madre della sua vocazione. Lei aveva potuto conoscere e apprezzare il lavoro dei Salesiani in Vietnam e gli aveva trasmesso un'immagine positiva della Congregazione. A sedici anni Trinh aveva letto un libro su don Bosco che aveva suscitato una profonda impressione in lui. «Ha compiuto molte opere nel mondo. Mi sentivo in sintonia con lui», ricorda Trinh. Il giovane fu anche colpito da un Salesiano vietnamita molto cordiale, sempre gioioso e sorridente. Da ragazzo Trinh frequentava anche la comunità cattolica vietnamita e animava un gruppo giovanile che a volte incontrava i Salesiani a Ratisbona. Trinh ricorda soprattutto il biliardino. «Giocare e fare del bene» pensava che fosse una buona scelta. Un Salesiano gli disse che non aveva denaro in tasca. «Ma non importa: dove mi trovo, Dio mi dà tutto», precisò. Quel pensiero rimase impresso nella mente di Trinh. Dopo l'entusiasmo per la Giornata Mondiale della Gioventù tenutasi a Colonia nel 2005, Trinh collaborò alla fondazione del gruppo TNCG, un'associazione di giovani vietnamiti con l'obiettivo di crescere nella fede e nella Chiesa cattolica. «Lavorando con i giovani ho potuto offrire spunti di riflessione alle persone che ho incontrato. E il lavoro con i giovani mi ha aiutato a riflettere», spiega il giovane Salesiano.
«L'importante è che la tua vita sia realizzata»
Prima che Trinh decidesse di diventare Salesiano, passò un certo periodo di tempo.
«Non sono stato chiamato tardi, ma ho riflettuto a lungo», dice Trinh parlando del percorso che lo ha portato a vivere la sua vocazione. E sfruttò quel periodo per riflettere sulla sua vocazione: contattò l'allora responsabile delle vocazioni della Congregazione salesiana, che lo avrebbe accompagnato nel suo cammino nel corso degli anni. Trinh visitò diverse realtà salesiane. A Benediktbeuern incontrò l'attuale vescovo Stefan Oster, che gli disse: «Non importa quale sia la tua vocazione; l'importante è che la tua vita sia realizzata». Queste parole colpirono Trinh, perché comprese che lo riguardavano personalmente. Il giovane volle acquisire una certa esperienza lavorativa come ingegnere. Sapeva che Dio ha un progetto per tutti. «Ma non sapevo quale progetto avesse per me», ricorda. Cinque anni dopo, Trinh comprese che qualcosa doveva cambiare nella sua vita. Gli sembrava che l'esistenza che conduceva gli stesse stretta. Dovette passare un anno, prima che dicesse a se stesso: «Sì, voglio provarci. Altrimenti sarò in dubbio per sempre». Alla fine del 2013, Trinh annunciò la sua decisione. «Ho sudato», ricorda. Due settimane dopo entrò nell'aspirantato di Calhorn, dove avrebbe trascorso un periodo di un anno e mezzo per il discernimento vocazionale. I confratelli gli furono di grande aiuto.
«Ho poi seguito il percorso passo dopo passo», continua Trinh. All'aspirantato seguirono il prenoviziato e il noviziato. Trinh volle continuare il cammino. Comprese che era la strada giusta per lui. Nel 2015, lo stesso anno in cui le sue due sorelle si sono sposate, Trinh ha emesso la prima professione religiosa. Il giovane è soddisfatto della sua decisione. «Desidero accompagnare i giovani, dare loro il mio tempo e rendere forse così il mondo un po' migliore», spiega. È molto felice quando vari giovani si riuniscono per una serata di preghiera nella cappella della Casa salesiana. Dà il benvenuto a ognuno, prima di avviare la meditazione della Parola di Dio con accompagnamento di canti eseguiti con la chitarra.