I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

L'INVITATO

O. PORI MECOI

Don Riccardo Castellino Missione Tappita

Castellino Riccardo, cuneese, classe 1949.
Salesiano da 52 anni, sacerdote da 41, in Africa dal 1982.
«Ti abitui al silenzio della notte, al polverone della strada ogni volta che esci, ai terribili sobbalzi e i tempi lunghi per fare pochi chilometri e alle bestiole che trovi nel piatto all'ora dei pasti».

Perché hai deciso di farti salesiano? E partire per l'Africa?
Quando si dice che la vocazione è un mistero, uno non ci crede finché non lo prova. È solo guardando indietro che scopri il sentiero per cui Dio ti ha guidato e che tu hai percorso... Con tutto ciò ancora non riesci a capirne tutte le implicazioni.
La vocazione “salesiana” è nata “per osmosi”: a contatto con l'ambiente sereno, ricco di iniziative, di spirito di pietà e di accompagnamento spirituale della comunità dell'aspirantato di Peveragno.
La vocazione “missionaria” è nata... dopo alcuni anni di missione!!! Alquanto strano, perché in genere si pensa che uno va in missione perché ha sentito la chiamata. Il Progetto Africa mi ha offerto l'opportunità di fare un'esperienza salesiana diversa da quella avuta nell'Ispettoria in cui ero cresciuto. Dopo tutto si trattava solo di una comunità dell'Ispettoria... geograficamente un po' più lontana (Akure-Nigeria). Vivendo questa nuova esperienza è maturata la convinzione che ciò che era iniziato come una nuova avventura era qualcosa di più! Con il passar del tempo si è fatta sempre più chiara l'idea che il Signore mi chiamava a rimanere. E quando è giunto il momento di scegliere se rientrare in Ispettoria o rimanere e diventare parte della nuova realtà africana la risposta non si è fatta attendere.
Come sei finito in Liberia?
Ho vissuto tutti gli anni di missione principalmente in Nigeria e Ghana, anche se con molti contatti con Liberia e Sierra Leone. Mi sono stati richiesti servizi di generi molto diversi: dalla pastorale diretta dei primi anni (Parrocchia, oratorio e villaggi) alla formazione (animatore vocazionale, Noviziato e Postnoviziato) all'animazione e governo (Delegato e Ispettore). Con il crescere dell'Ispettoria AFW ho visto che alcuni ruoli potevano essere coperti sempre più e meglio dai confratelli africani. Ho capito che il tempo era arrivato per un cambio, un'esperienza diversa che mi aiutasse a rinnovarmi. In questi ultimi anni l'Ispettoria ha aperto nel suo interno alcune nuove presenze “missonarie”. Il mio desiderio di distacco dalle esperienze passate è stato accolto dall'Ispettore, che mi ha inserito nel gruppo di tre confratelli inviati a riaprire la Missione di Tappita in Liberia.
È stato duro “ricominciare”?
Ci siamo sistemati nella casa che era la residenza delle Suore della Consolata fino a quando anche loro hanno dovuto lasciare la missione a causa della guerra. In questi ultimi 20 anni la struttura è stata usata in parte dal prete che visitava la missione di tanto in tanto e negli ultimi anni come residenza permanente. La manutenzione è stata minima e il deterioramento progressivo e veloce.
Per viverci si sono dovuti fare alcuni adattamenti “tecnici”, del tipo: scordarti di aprire il rubinetto ogni volta che devi lavarti le mani, i denti o fare la doccia, ma prendere il tuo secchiello e il mestolino!
Scordarti di premere l'interruttore quando ti svegli al mattino, ma accendere la candela e muoverti con la pila!
Non dimenticarti di ricaricare il telefonino, il computer e la pila nelle sole tre ore della sera quando accendi il generatorino. E poi imparare a usarli con discrezione... sapendo che quando sono scarichi, sono scarichi... fino a sera!
Ti abitui al silenzio della notte, al polverone della strada ogni volta che esci, ai terribili sobbalzi e i tempi lunghi per fare pochi chilometri e alle bestiole che trovi nel piatto all'ora dei pasti.
Devi avere un po' di pazienza se la comunicazione con la gente, specialmente con gli anziani, non è diretta, perché conoscono solo la lingua locale (il Ghio, il Mano o il Bassa).
Due mesi sono stati sufficienti a fare questi adattamenti e adesso trovi tutto questo “normale” e scopri che puoi fare tutto lo stesso!!! Sono stati due mesi di “rodaggio” e adesso la macchina procede normalmente. Il tempo è passato lentamente, ma senza il pericolo di annoiarsi, perché ogni giorno presentava qualche novità. Adesso il tempo ha preso il solito ritmo inarrestabile che presto, senza accorgersi, ci porterà al termine dell'anno... appena iniziato.
C'è in cantiere qualche piano per migliorare la situazione: portare la corrente elettrica alla Missione, riattivare i pozzi e rifare gli impianti idraulici, rifare il tetto prima della prossima stagione delle piogge, ristrutturare la casa per renderla funzionale alle esigenze di una comunità religiosa. Una cosa alla volta; è questione di tempo e di mezzi finanziari. E la priorità va alle necessità per il lavoro pastorale.
È facile parlare con la gente?
Nella prima parte del mese di gennaio abbiamo incontrato tutti i gruppi della parrocchia, uno per uno: Consiglio Pastorale, Commissione Economica, Uomini, Donne, Giovani, Chierichetti, Corale, le varie Associazioni. Tutte le sere dalle 17 in avanti ci siamo “messi in ascolto”. Lo scopo principale era sentire come sono andate avanti le cose in questi ultimi tempi per capire dove ci troviamo e come continuare. Gli incontri sono avvenuti seduti su panche di recupero, nel cortiletto dietro casa, perché per il momento non abbiamo altro posto né salone né sale di incontro. Grazie a Dio è la stagione secca... ma prima delle piogge, dovremo trovare qualche soluzione.
Gli incontri sono stati molto utili, la gente parla volentieri e liberamente. Sono emerse le difficoltà nel tenere viva la comunità parrocchiale in mancanza di un'adeguata assistenza pastorale; una comunità un po' alla deriva, ma sostanzialmente sana. È stata una lunga “maratona”, ma adesso abbiamo un'idea più chiara della situazione e con il prossimo anno potremo programmare insieme con loro un piano pastorale completo.
È grande la Missione?
La Parrocchia ha anche 24 stazioni missionarie nei villaggi. Con l'inizio del nuovo anno abbiamo cominciato a visitarli. Ogni domenica uno di noi rimane in parrocchia e gli altri due raggiungono due villaggi circonvicini, dal momento che abbiamo un solo mezzo di trasporto. A tuttora ne abbiamo visitati una quindicina e speriamo di raggiungerli tutti prima della stagione delle piogge. Alcuni sono molto distanti, le strade sono problematiche adesso e intransitabili durante la stagione delle piogge; alcuni villaggi sono raggiungibili solo con la motocicletta.
Com'è il villaggio di Tappita?
Il villaggio ha una sua fisionomia tipica e standard, sarei tentato di dire... “visto uno, visti tutti”.
La gente è semplice e povera, vive di agricoltura, non manca di cibo, ma non girano soldi.
Tutte le comunità con le loro forze, poco per volta, si sono costruite (o stanno costruendo) una chiesetta, piccola, di mattoni di fango e tetto di lamiera, per banchi panche di legno o due blocchi con un asse.
Tutte le comunità da diversi anni (alcune da tempo immemorabile!) non hanno visto un prete. Alcuni ragazzi non hanno mai visto una Messa. In genere non sanno rispondere in inglese alle parti della messa e rispondono nella loro lingua, cantano, danzano e sono felici.
Un “community leader” (responsabile-animatore-coordinatore) tiene la comunità unita e la convoca ogni domenica per la liturgia e in altri momenti per la preghiera. Organizza le raccolte di fondi per le spese necessarie a mantenere o creare le piccole strutture necessarie.
Tanti sono i bambini e gli anziani, è ovvio: i giovani che possono, cercano un futuro in città. Commoventi sono gli anziani, quelli che hanno fondato queste comunità e mantenuto viva la fede nonostante questa trascuratezza pastorale. Ricordano i Salesiani degli inizi e non riescono a credere ai loro occhi nel vederli di nuovo in mezzo a loro! Sembrano tanti Simeone e Anna che adesso possono morire tranquilli perché hanno visto il Salvatore. Ti commuovono e ti fanno sentire piccolo piccolo. Quando lasci il villaggio, per quanto sia grande la macchina, triboli a farci stare i caschi di banana, patate dolci, zucche.
C'è tanto lavoro da fare e questo comporta un grande dispendio di energie e mezzi materiali. Ma anche loro sono figli di Dio e meritano tutta la nostra attenzione. E pensare che bastano poco più di 500 euro per costruire o rinnovare la chiesetta, attrezzarla con banchi decenti, fornire il messalino, qualche libretto di preghiere, un piccolo catechismo, una corona del rosario.
Com'è la gente di lì? E i giovani?
La Liberia è geograficamente parte dell'Africa Occidentale, ma ha una sua storia tutta particolare e di conseguenza anche una fisionomia tutta sua particolare. Nata “libera” e indipendente 170 anni fa, la Liberia è cresciuta e vissuta nell'ambito dell'influsso americano da cui è dipesa e dipende fortemente tuttora... e di cui ha assorbito valori e attitudini non del tutto 'africane'. Se a questo si aggiungono una prolungata e devastante guerra civile e il recente flagello dell'ebola si capisce facilmente come il paese presenti una faccia un po' diversa da quelli che la circondano.
I tradizionali valori culturali africani sono oscurati e sfidati dai sogni del mondo occidentale. Il senso di identità e di unità nazionale è debole. La povertà nel mezzo dell'abbondanza, che è comune a tanti paesi africani, crea nella gente un senso di rassegnazione, mancanza di prospettive, volontà di lottare per un cambiamento della situazione. Non mancano i disagi sociali, la corruzione, l'iniqua distribuzione delle ricchezze, il deterioramento delle strutture educative e sanitarie.
La grande sfida per i Salesiani riguardo i giovani in particolare è l'educazione per prepararli a diventare protagonisti del loro futuro nella ricostruzione del paese e l'evangelizzazione per ricostruire una solida scala di valori etici e cristiani.
Quali prospettive, progetti e sogni hai?
All'inizio tutto appare strano e ti domandi: “Dove sono capitato? Da che parte cominciare?”. Ti prende un po' di ansia per l'incognita che ti sta davanti; hai tante idee, ma ti chiedi se qui funzionano, come hanno funzionato in tante altre parti. Sai bene che devi prima di tutto stare a guardare e cercare di capire. Sai già che ti devi adattare a tante cose e ti domandi quanto tempo ci vorrà.
Le prospettive sono molto modeste e chiare: continuare a servire i confratelli e la gente nell'ambito delle mie capacità se e fino a quando il Signore lo vorrà e non sarò di peso all'Ispettoria. Si dice che il coronamento della chiamata missionaria è “diventare suolo” del paese in cui hai lavorato. Ma questo è un sogno che è nelle mani di Dio!