I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI NEL MONDO

GIAMPIETRO PETTENON - info@missionidonbosco.org - www.missionidonbosco.org

Foto di Ester Negro

Calcutta

In India, i Salesiani di don Bosco iniziarono il loro lavoro con una scuola professionale e un ostello per bambini poveri a Thanjavoor nel 1906. Oggi, il governo indiano ha riconosciuto che i Salesiani di don Bosco sono la più grande impresa non governativa di istruzione tecnica del paese.

Arrivare a Calcutta, India-Bengala Occidentale, è come sbarcare su un altro pianeta per noi italiani, torinesi, abituati ai grandi viali dove tutti corrono ordinati rispettando la precedenza ai semafori e agli incroci stradali.
Le strade di Calcutta sono un “caos in movimento” dove si spostano tutti: uomini ed animali. Le mucche passeggiano tranquillamente sulle tangenziali e non si preoccupano affatto delle auto che le schivano di pochi centimetri. I cani si muovono in branchi, a volte numerosi, in cerca di qualcosa da mangiare. La gente va a piedi, in bicicletta, con i vecchi taxi degli anni '60 di colore giallo, oppure ammassati all'inverosimile su sgangherati e pluriammaccati autobus dai colori sgargianti. Abbiamo visto qualche rarissimo risciò tirato a mano, molti ciclo risciò e ormai la gran parte a motore con l'Ape della Piaggio che domina la scena dei trasporti urbani. Il frastuono assordante dei clacson è il sottofondo continuo di chi percorre le strade. Tutti suonano, non tanto per protestare con l'autista indisciplinato come capita di solito dalle nostre parti, quanto piuttosto per avvisare del proprio arrivo.
Scuole magnifiche
Siamo venuti a far visita alle opere salesiane di questa città. Abbiamo visitato centri di formazione professionale, scuole primarie e scuole secondarie, case di accoglienza per i ragazzi di strada, parrocchie e oratori. Ovunque siamo rimasti sbalorditi dalle dimensioni delle case di don Bosco. Sono enormi ed accolgono un numero esagerato di bambini, ragazzi e giovani.
Le scuole sono molto pulite ed ordinate, dei veri college inglesi con il convitto annesso, per dar modo anche ai più lontani di poter frequentare la scuola dei salesiani. Un vero must in questo momento in India.
L'India ha una popolazione giovane in continua crescita, economicamente ha uno sviluppo tumultuoso, i poveri sono tantissimi, ma anche la classe media nelle grandi città sta crescendo molto, ed ha fame di cultura. Lo Stato cerca come può di dare l'istruzione di base a tutti, ma sappiamo bene quanto sia difficile offrire un servizio di qualità quando le risorse sono poche... Per questo le scuole private sono molto ricercate e, quelle cattoliche tenute da suore e preti, particolarmente scelte dai genitori che possono pagare una retta scolastica ed assicurare una solida formazione ai propri figli.
Sono belli da vedere al mattino i ragazzi e le ragazze arrivare a scuola tutti con la divisa uguale, com'è tipico del sistema scolastico di tradizione anglosassone, riunirsi nel grande cortile della scuola per la cerimonia dell'alza bandiera al suono dell'Inno Nazionale Indiano e poi il breve ma incisivo pensiero mattutino del “Buongiorno salesiano”.
Gestire scuole, in questo momento, per noi salesiani è forse il servizio educativo più semplice che possiamo fare nelle grandi città dell'India. Sono scuole buone in cui chiediamo una retta economica alle famiglie. Queste la pagano e con il ricavato manteniamo tutto il servizio scolastico ed anche un certo numero di allievi poveri che non possono pagare nulla, ma che non vogliamo escludere.
Un pochino più complicato è invece gestire i numerosi centri di formazione professionale che preparano i giovani ad imparare un mestiere. Le attrezzature di laboratorio ed i materiali di consumo per le esercitazioni sono costosi. L'evoluzione tecnologica ci chiede di stare al passo con le attrezzature più avanzate per poter insegnare ai giovani ad utilizzare strumenti che effettivamente troveranno nelle aziende in cui andranno a lavorare. Il tutto è possibile grazie ai beni che nei laboratori si producono, nelle ore in cui i laboratori non sono occupati dai ragazzi. Nelle falegnamerie si producono banchi di scuola, tavoli e sedie, mobili da cucina e camere da letto che poi vengono venduti a prezzo di mercato alla gente. Nelle officine meccaniche ho visto lavorare ingranaggi commissionati dalle Ferrovie dello Stato per le locomotive dei treni. Nei laboratori elettrici rifasano motori elettrici e fanno premontaggi di quadri elettrici industriali. Insomma un lavoro febbrile che serve per garantire entrate economiche che mantengano il centro di formazione professionale. I ragazzi che frequentano i centri di formazione sono anche qui, come in molte altre parti del mondo, quelli che nella scuola non hanno raggiunto risultati tali da poter permettere loro di accedere all'università. Grazie al cielo, il grande sviluppo economico e produttivo di cui è protagonista l'India assorbe in gran numero i nostri giovani appena qualificati.
Cani, mucche e bambini
Decisamente più complesso è il lavoro che i salesiani portano avanti ogni giorno con i ragazzi di strada. Siamo stati nel centro di coordinamento salesiano dei 23 presidi della città di Calcutta che accolgono i ragazzi di strada. Questi ragazzi sono proprio gli “ultimi”, quelli che la scuola l'hanno vista solo per un breve tempo, quelli che non hanno nulla a cui aspirare, quelli che spesso non hanno nemmeno una famiglia presso cui trovare un poco di calore umano. Sono in strada, come in strada ci sono i cani e le mucche (che in India girano liberamente ovunque). Purtroppo è facile, quando si è poveri ed in città, diventare un ragazzo di strada. Se uno dei due genitori muore o lascia la famiglia, per formarsene un'altra, quello che rimane solo con i figli - e capita il più delle volte alle madri - non riesce più a mantenerli tutti. Se fosse in campagna potrebbe contare sulla solidarietà del villaggio, o della famiglia allargata. Ma se sei da sola in città e hai tre o quattro figli, non ce la puoi fare. I più grandicelli li lasci andare da soli sulla strada ad imparare a cavarsela da soli. Ed è dura per questi ragazzi!
Se incontrano un amico che di loro si prende cura come un padre o una madre, vi si affidano subito. È così che in 23 punti dell'enorme metropoli di Calcutta, che conta circa 16 milioni di abitanti, i figli di don Bosco hanno dei centri di accoglienza con diverse caratteristiche per poter rispondere al meglio e secondo quelli che sono i veri bisogni dei ragazzi che vi si recano.
Accogliere un ragazzo di strada è come accogliere un figlio che nasce: ora è tuo e devi provvedere a tutto. Non solo il cibo e un letto. Ma la cura della salute, i vestiti, l'istruzione... e, non ultimo, l'affetto che come un collante tiene insieme tutti gli elementi della personalità del ragazzo che cresce. Senza l'affetto di un padre e di una madre, le nostre strutture per ragazzi di strada non potrebbero chiamarsi “case”, sarebbero degli orfanotrofi, dei collegi, delle caserme. Invece abbiamo incontrato dei salesiani e degli educatori ed educatrici che pazientemente e con vera dedizione si prendono cura dei ragazzi, gli vogliono bene davvero.
Don Bosco era solito dire che in ogni giovane, anche il più disgraziato, vi è un punto accessibile al bene. Compito dell'educatore è scoprire questo punto e farvi leva per educare al meglio i giovani, anche i più difficili. Questo abbiamo visto a Calcutta, dai salesiani che operano fra i ragazzi di strada.
Dove vive ancora santa Madre Teresa
In questa originale città dell'India, capitale della vecchia colonia britannica delle Indie Orientali, abbiamo visitato i luoghi di Madre Teresa di Calcutta.
Siamo stati nel collegio delle suore di Loreto da dove è partita la missione di Madre Teresa. Questo grande collegio femminile, che tutt'ora accoglie più di mille allieve, fu il convento nel quale visse per quasi vent'anni Madre Teresa, che ne fu anche la direttrice. Noi salesiani lo conosciamo bene, perché proprio le suore di Loreto negli anni '70 ci hanno venduto un pezzo del loro enorme giardino con orto e peschiera, sul quale abbiamo costruito una delle opere salesiane in Calcutta. Siamo quindi confinanti con questo istituto di suore e nel quartiere gestiamo la parrocchia che in gran parte comprende lo slum dove ebbe inizio il servizio di Madre Teresa, ai più poveri fra i poveri.
Lo slum sta' lentamente cambiando volto. Le baracche, le casupole addossate una all'altra e le tettoie di fortuna stanno lasciando il posto ai palazzi. Ci sono gli impresari edili che convincono i piccoli proprietari del suolo a cederlo. Una volta ottenuto il consenso da tutti quelli di un isolato, buttano giù tutto e costruiscono un alto palazzo con decine di appartamenti. Ai piccoli proprietari della terra danno in cambio un mini locale al piano terra ed una piccola somma di denaro. Loro in cambio fanno affari d'oro vendendo tutti gli appartamenti dei piani superiori. Non finisce qui però il processo di cambiamento del quartiere, perché i poveri che si trovano a vivere in condominio finiscono con il non pagare le spese condominiali, quindi vengono sfrattati ed il loro piccolo appartamento requisito per far fronte ai debiti accumulati. La povera gente lascia così il proprio quartiere divenuto ormai un quartiere residenziale e si porta nella nuova periferia della città, dove si sta creando un nuovo slum. In questo modo la povertà non viene eliminata, ma solo spostata un po' più in là, così da non disturbare la vista della gente per bene!
Nella casa madre delle suore Missionarie della Provvidenza, dove è vissuta per più di quarant'anni Madre Teresa, abbiamo visitato la sua tomba. La semplicità e la povertà regnano assolute e sono in perfetta continuità con colei che in quell'ambiente ora viene venerata come santa. La sua tomba di cemento bianco, come bianco era il suo vestito, non ha un fronzolo, un elemento architettonico che la possa ingentilire. Un sarcofago costruito con un materiale povero, come povera era Madre Teresa, con sopra una scritta di san Giovanni: “Amatevi come io ho amato voi”. Monito di Gesù ai suoi discepoli, ma anche di Madre Teresa a tutti noi che la veneriamo.