I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

Esattamente centocinquanta anni fa

9 giugno 1868: solennissima consacrazione della chiesa di Maria Ausiliatrice.

(continua dal numero di maggio)

Nel gennaio 1868 don Bosco si diede da fare per completare l'arredamento interno della chiesa di Maria Ausiliatrice.
A Valdocco la situazione si presentava comunque piuttosto seria. Scriveva don Bosco a Roma al cav. Oreglia: “Qui continuiamo con un freddo molto intenso: oggi toccò 18 gradi; malgrado il fuoco della stuffa (sic) il ghiaccio in mia camera non poté fondere. Abbiamo ritardato la levata dei giovani, e siccome la maggior parte è vestita ancora da estate, così ciascuno si pose in dosso due camicie, giubba, corpetto, due paia di calzoni, cappotti militari; altri si tengono le coperte del letto sulle spalle lungo la giornata e sembrano proprio tante mascherate da carnevale”.
Fortunatamente una settimana dopo il freddo diminuì ed il metro di neve cominciò a sciogliersi.
Intanto a Roma si stava preparando la medaglia commemorativa. Don Bosco, avutala in mano, fece fare delle correzioni nella scritta e dimezzare lo spessore onde risparmiare. Il pur tanto denaro raccolto era sempre inferiore al bisogno. Così la colletta per la cappella di S. Anna promossa dalle nobildonne fiorentine, in particolare dalla contessa Virginia Cambray Digny, moglie del ministro di Agricoltura, Finanza e Commercio, a metà febbraio era ancora ad un sesto del totale (6000 lire). Don Bosco comunque non disperò e invitò la contessa a Torino: “Spero che Ella in qualche occasione potrà farci una visita ed osservare co' propri occhi questo per noi maestoso edifizio, di cui si può dire che ogni mattone è una offerta fatta da quanti ora vicini ora lontani ma sempre per grazia ricevuta”.
E così era veramente, se ad inizio primavera lo ripeté al solito cavaliere (e lo avrebbe stampato poco dopo nel libro commemorativo Maraviglia della madre di Dio invocata sotto il titolo di Maria Ausiliatrice): “Io sono ingolfato nelle spese, note molte da saldare, tutti i lavori da ripigliare; faccia quel che può ma preghi con fede. Credo tempo opportuno per chi vuole grazia da Maria! Noi ne vediamo ogni giorno una”.
I preparativi della festa
A metà di marzo l'arcivescovo Riccardi fissò la consacrazione della chiesa per la prima quindicina di giugno. Tutto era ormai pronto: i due campanili della facciata sormontata da due arcangeli, la grande statua dorata sulla cupola già benedetta dall'arcivescovo, i cinque altari di marmo con i rispettivi quadri, fra cui quello meraviglioso di Maria Ausiliatrice con il bambino in braccio, circondata da angeli, apostoli, evangelisti, in un tripudio di luce e colori.
Scattò allora un piano eccezionale per la preparazione. Anzitutto si trattava di trovare il vescovo consacrante; poi di contattare vari vescovi per le solenni celebrazioni della mattina e della sera di ogni giorno dell'ottavario; inoltre di diramare gli inviti personali a decine di insigni benefattori, sacerdoti e laici di tutta Italia, molti dei quali da degnamente ospitare in casa; infine di preparare centinaia di ragazzi sia a solennizzare con canti i pontificali e le cerimonie liturgiche, sia a partecipare ad accademie, giochi, sfilate, momenti di gioia ed allegria.
Finalmente il gran giorno
Tre giorni prima della fatidica data del 9 giugno, a Valdocco arrivarono i ragazzi del collegio di Lanzo. Domenica 7 giugno “L'Unità Cattolica” pubblicò il programma delle celebrazioni, lunedì 8 giugno giunsero i primi invitati e si annunciò la venuta del duca d'Aosta in rappresentanza della Famiglia Reale. Arrivarono pure i ragazzi del collegio di Mirabello. Ecco allora i cantori passare ore ed ore a fare le prove della nuova Messa del maestro De Vecchi e del nuovo Tantum ergo di don Cagliero nonché della solennisssima antifona Maria succurre miseris dello stesso Cagliero che si era ispirato al polifonico Tu es Petrus della basilica vaticana.
Il mattino seguente, 9 giugno alle 5,30 passando tra una duplice fila di 1200 ragazzi festosi e canterini, l'arcivescovo compì il triplice giro attorno alla chiesa e poi con il clero entrò nella chiesa per compiere a porte chiuse le previste cerimonie di consacrazione degli altari. Solo alle 10,30 la chiesa venne spalancata al pubblico che assistette alla messa dell'arcivescovo e a quella successiva di don Bosco.
L'arcivescovo ritornò di pomeriggio per i vespri pontificali, solennizzati dal triplice coro dei cantori: 150 tenori e bassi ai piedi dell'altare di S. Giuseppe, 200 soprani e contralti sulla cupola, altri 100 tenori e bassi sul posto dell'orchestra. Don Cagliero li diresse, anche senza vederli tutti, attraverso un marchingegno elettrico studiato per l'occasione. Fu un trionfo di musica sacra, un incantesimo, un qualcosa di paradisiaco. Indescrivibile fu la commozione dei presenti, che all'uscita della chiesa poterono pure ammirare l'illuminazione esterna della facciata e della cupola sormontata dalla statua di Maria Ausiliatrice pure illuminata.
E don Bosco? Tutto il giorno circondato da una folla di benefattori ed amici, commosso oltre ogni dire, non fece altro che lodare la Madonna. Un sogno “impossibile” si era realizzato.
Un ottavario altrettanto solenne
Celebrazioni solenni si alternarono mattina e sera lungo l'ottavario. Furono giornate indimenticabili, le più solenni che Valdocco avesse mai visto. Non per nulla don Bosco se ne fece propagatore subito con la robusta pubblicazione Rimembranza di una solennità in onore di Maria Ausiliatrice.
Il 17 giugno a Valdocco tornò un po' di pace, i ragazzi ospitati tornarono ai loro collegi, i devoti alle loro case; la chiesa mancava ancora di rifiniture interne, di ornamenti, suppellettili... Ma la devozione all'Ausiliatrice dei Cristiani, ormai diventata la “Madonna di don Bosco” gli sfuggì rapidamente di mano e dilagò per il Piemonte, l'Italia, l'Europa, l'America Latina. Oggi nel mondo si contano a centinaia le chiese a lei dedicate, a migliaia i suoi altari, a milioni i quadretti e le immaginette. Don Bosco ripete a tutti oggi, come a don Cagliero in partenza per le missioni nel novembre 1875: “Confidate ogni cosa in Gesù Cristo Sacramentato ed in Maria Ausiliatrice e vedrete che cosa sono i miracoli”.