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Queen of Katwe

La “Regina di Katwe” è la storia incredibile di una ragazzina che, grazie ad un giovane volontario e ad un gioco, fa conoscere al mondo l'esistenza e i sogni di uno dei sobborghi più derelitti del mondo. Una specie di favola, molto salesiana.

A Katwe, un sobborgo di terra sporca e stomaco gonfio che funge da entrata per il mondo sotterraneo di Kampala, capitale dell'Uganda, vivere è morire un po' ogni giorno. Di fame, di HIV, di occhi infetti. Ma contro la disperazione hanno trovato un rimedio. Un gioco.
“Essere nato africano significa essere un emarginato nel mondo. Essere nato in Uganda significa essere un emarginato in Africa. Nascere in Katwe è essere un reietto in Uganda. Nascere donna significa essere un reietto in Katwe”, ha scritto l'americano Tim Crothers, autore di The Queen of Katwe (La Regina di Katwe), il libro che ha fatto scoprire al mondo questo metodo singolare.
È cominciato tutto in un modo molto salesiano, grazie ad un giovane ingegnere civile, Robert Katende, cresciuto anche lui nei bassifondi di Kampala, che ha voluto dedicarsi al volontariato tra i ragazzi “condannati” delle periferie. Anche il suo motto ha sapore salesiano: «Ognuno ha un seme di eccellenza che ha bisogno di essere coltivato per far crescere le abilità date da Dio».
Robert Katende aveva solo una scacchiera e con essa pensò di insegnare ai bambini i principi della vita e coltivare il carattere. «Era un'alternativa al pallone: un modo come un altro per tenere lontani i giovani dalla strada» confessa.
Quel sabato mattina c'erano quasi 40 bambini nella chiesa. Nessuno di loro conosceva il nome di quel gioco che li aveva catturati. Almeno non in Luganda, la loro lingua madre. Questo era un gioco di bianchi. Così lo chiamarono come loro: scacchi.
Mentre suo fratello Brian stava entrando nella chiesa, una ragazzina di nove anni piena di curiosità decise di andare a buttare un'occhiata. Si chiamava Phiona Mutesi e non immaginava quanto quell'occhiata avrebbe cambiato la sua vita.
Veniva dall'inferno di lamiere, fango e immondizia. Quando aveva tre anni, l'Aids le aveva portato via il padre; a cinque anni aveva dovuto abbandonare la scuola per aiutare la madre e sfamare i fratellini. L'infanzia la passava vendendo sulla strada pannocchie di mais abbrustolito.
«Non sapevo cosa fossero gli scacchi, né ero interessata a scoprirlo. Mi bastava sapere che i partecipanti avrebbero avuto per un giorno il pranzo gratuito. Mi presentai con mio fratello. Quando vidi la prima scacchiera rimasi a bocca aperta. C'erano tanti pezzi di legno dalle forme curiose: alfieri, torri, cavalli, regine... Mi feci spiegare le regole del gioco e provai a muoverli».
Da quel giorno Phiona non ha più smesso di giocare. Per mesi si è esercitata assieme agli amici, ogni sera dopo il lavoro, al lume di una lampada a petrolio. Poco alla volta ha capito l'importanza della disciplina, della pazienza e della concentrazione. E ha imparato ad ascoltare il suo intuito vincente. «Ha un talento straordinario», assicura Robert Katende, «Ho dovuto persino lottare per iscrivere Phiona e i suoi amici ai primi tornei. Gli organizzatori non volevano che i bambini di una baraccopoli gareggiassero con gli studenti dei college più prestigiosi di Kampala».
Diventare come Phiona
A 11 anni, Phiona fu proclamata miglior giovane giocatrice di scacchi del paese. Lo fu per tre anni. Nell'agosto 2009, la Federazione ugandese inviò tre ragazzi a partecipare a un torneo in Sudan. Era la prima volta che Phiona poteva usare un rubinetto e un lavandino. La prima volta che poteva scegliere cosa voleva mangiare. Gareggiarono contro altre 16 squadre africane, ma i ragazzi di Katwe non persero neanche una partita. Al loro ritorno, furono ricevuti come eroi.
Per i ragazzi che avevano scoperto un altro mondo, tornare a Katwe era un cambiamento difficile da spiegare. Non per Phiona. Qualcuno le chiese: «Qual è la prima cosa che dirai a tua madre?», «Le chiederò se abbiamo abbastanza cibo per colazione», rispose.
In due anni divenne campionessa nazionale nella categoria juniores. «La notizia ha fatto il giro del mondo e ha provocato un salutare terremoto nel nostro sport», commenta Godfrey Gali, segretario della Federazione Scacchi Ugandese «Prima gli scacchi venivano considerati uno sport élitario, per bianchi e ricchi, come il golf. Oggi centinaia di giovani si avvicinano alla scacchiera perché sognano il successo ottenuto da Phiona».
Anno dopo anno, Phiona divenne una delle migliori scacchiste del mondo. «La dimostrazione vivente che negli scacchi non importa da dove vieni, ma come ragioni. I figli delle baraccopoli hanno una propensione stupefacente per questo gioco: malgrado non abbiano potuto frequentare la scuola, dimostrano di avere una mente brillante e attenta ai particolari. Ciò che serve per primeggiare sulla scacchiera».
La soddisfazione più grande la ottenne a Kampala, al ritorno, trionfando ai campionati nazionali assoluti di scacchi. Si aggiudicò il premio di mezzo milione di scellini, più di 150 euro. «Non avevo mai visto tanti soldi in vita mia, e nemmeno mia madre». Usò il montepremi per comprare quattro materassi e due letti a castello: «Così non ero più costretta a dormire per terra».
“Voglio prendermi cura di loro”
Mira Nair, la regista del film che racconta la storia di Phiona spiega: «Per una storia vera che sembra una favola come questa serve un villaggio, un allenatore che veda il coraggio e l'intelligenza di una ragazza come Phiona, una madre che inizialmente non vuole che la sua bambina sogni per paura che resti delusa, ma poi è trascinata dalla determinazione della figlia, tanto da convincersi che ha una possibilità e per questo è pronta a sacrificare tutto. Questa non è solo la storia dell'ascesa di Phiona, ma di una comunità».
Phiona intanto vuole continuare la sua missione: progetta di studiare sociologia per poter lavorare con i bambini in Uganda e aiutarli a uscire dalla povertà e dare loro un futuro. “Voglio solo salvarli, prendermi cura di loro, stare con loro”, ha detto.